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Ponte Buriano, da meraviglia medievale a sfondo della Gioconda

Nel 2019, cinquecentenario dalla morte di Leonardo, fu collocato a breve distanza dal ponte in restauro e dal C.RI.C. un marmo scolpito da Moreno Fossati, a ribadire il rapporto del manufatto romanico con il genio rinascimentale

Ponte Buriano è il ponte aretino più famoso e uno dei più ammirati tra quelli storici che attraversano l’Arno in tutto il suo corso. Immerso in una meravigliosa riserva naturale regionale istituita nel 1995, il manufatto prende il nome da un antichissimo villaggio più distante dal fiume rispetto alla frazione odierna, oggi scomparso. Per questo motivo sarebbe più corretto dire, come si faceva in passato, Ponte a Buriano

Anche dell’abitato che si sviluppò nel medioevo alle due estremità dell’infrastruttura è rimasta solo una piccola parte sulla sponda destra, perché con la realizzazione della diga Enel della Penna nel 1957 varie case e attività vennero abbattute per l’innalzamento dell’acqua.   

In epoca etrusca nella zona, attraversabile nei mesi estivi attraverso un guado carrabile, vi doveva essere un ponte di legno leggermente più a valle. Nel periodo romano ne venne costruito uno più robusto, con i pilastri in muratura sui quali forse continuava a correre una grande struttura lignea. L’opera doveva essere importante, perché da qui passava la via consolare Cassia Vetus di età ellenistica che da Roma arrivava ad Arezzo e quindi si inoltrava nel Valdarno Superiore, prima di raggiungere Fiesole e dal I secolo a.C. la nuova colonia di Florentia. 

Nel medioevo il tracciato continuò a essere rilevante. Un ponte, che in parte riutilizzava quello romano, fu rifatto nel XII secolo ma è nel Duecento che si decise di costruire l’infrastruttura “ad arco a via superiore”, lunga circa 156 metri, che vediamo oggi. Come data di realizzazione si indica spesso il 1277, anno citato negli  Annali Aretini, ma in realtà potrebbe essere la data di ultimazione, perché una pietra tra i fori delle centine di un’arcata riporta il 1240, presumibilmente l’anno di inizio lavori finanziati dagli Accolti e dai Chimenti, anch’essi citati con delle iscrizioni.

Le due famiglie nel 1328 contribuirono pure all’erezione dell’oratorio dedicato a San Francesco all’imboccatura di destra, ricostruito completamente nella seconda metà del XVII secolo ancora a spese dei Chimenti, il cui stemma è collocato nella facciata. La riconsacrazione avvenne nel 1695.

Meraviglia dell’ingegneria medievale, Ponte Buriano è giunto a noi in tutta la sua bellezza, con il rivestimento in pietra arenaria e i poderosi sproni che arrivano fin quasi al piano di calpestio. Nel corso dei secoli più di una volta sono stati compiuti interventi di rinforzo e restauro, in particolar modo dei piloni, messi a dura prova dalle piene e dalle “fodere”, ovvero le zattere formate da tronchi legati tra loro, che dal XIV secolo attraversarono di continuo le arcate per raggiungere Firenze, Pisa e in seguito anche Livorno. Il legname proveniva dalle foreste casentinesi e, muovendosi dal porto di Pratovecchio, veniva fatto scorrere sull’Arno per giungere ovunque sarebbe servito.  

La prova più dura il ponte però l’affrontò il 16 luglio 1944, quando i tedeschi in ritirata minarono le fondamenta per farle saltare in aria. Per fortuna il progetto fallì grazie al blitz di un gruppo d’assalto inglese del reggimento Lothians and Border Horse, ricordato con una lapide e una targa. 

Nel 1992 Ponte Buriano divenne celebre grazie alle intuizioni di Carlo Starnazzi (1949/2007), che riconobbe nell’ambientazione che fa da sfondo alla “Gioconda” di Leonardo da Vinci, databile al 1503/1504, proprio il ponte romanico. Il genio vinciano conosceva bene la zona, perché tra l’estate 1502 e la primavera 1503 aveva svolto l’attività di cartografo su incarico di Cesare Borgia, eseguendo studi e rilievi sul territorio che andava dal Valdarno Superiore alla Val di Chiana. A onor del vero, bisogna dire che anche altri luoghi valdarnesi e d’Italia si intestano il paesaggio leonardesco nel quadro più famoso del mondo, custodito al Louvre di Parigi.

A breve distanza dal ponte si trova il Museum Leonardo e l’Aretino, dedicato agli studi ventennali del professor Starnazzi. Il museo, fortemente voluto dalla famiglia, ha trovato dal 2016 qui la nuova sede, dopo i primi anni trascorsi nella ex chiesa di San Sebastiano di via Ricasoli, ad Arezzo. La mostra permanente multimediale, nata sotto l’egida di Carlo Pedretti (1928/2018), già direttore dell’Hammer Center for Leonardo Studies di Los Angeles, ha come responsabile scientifico Michele Tocchi ed è pensata come un centro di documentazione che dà continuità alle ricerche riconosciute a livello mondiale, interrotte per la prematura morte di Starnazzi. 

Fino al 1778 a Ponte Buriano sorgeva la locanda dove secondo la tradizione sostò anche lo scrittore e filosofo francese Michel de Montaigne il 1° maggio 1581, che nel suo giornale di viaggio ricordava la bellezza del ponte medievale. Nel 1689 nacque nell’edificio Raffaele, figlio di Domenico Lucarini da Pontenano. Trecento anni dopo il discendente scrittore e medico Mario Lucherini (1926/2012) pose una lapide a ricordo dell’inizio del legame della sua famiglia con la località. Nel 1977, settecentesimo anniversario dall’apertura del ponte, Lucherini fu tra i promotori della prima rievocazione storica della battitura del grano in provincia di Arezzo, messa in scena con un motore a vapore del 1921. 

L’anno dopo, assieme all’attuale presidente dell’associazione “Borghi d’Arno” Gualberto Gualdani e ad altri abitanti, fondò un centro ricreativo e culturale, motore di tanti eventi negli ultimi decenni e fondamentale nell’opposizione al progetto di innalzamento del livello dell’acqua della diga, scongiurato nel 1998, che avrebbe coperto Porte Buriano.

Nel 2019, cinquecentenario dalla morte di Leonardo, fu collocato a breve distanza dal ponte in restauro e dal C.RI.C. un marmo scolpito da Moreno Fossati, a ribadire il rapporto del manufatto romanico con il genio rinascimentale. 

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