Quando in piazza Sant’Agostino le lavandaie facevano il bucato. La storia

Dopo il restyling del 2011 un capitolo importante venne riservato agli ex Lavatoi sul lato meridionale, uno degli elementi che dal XIX secolo caratterizzava la piazza popolare per eccellenza di Arezzo

Nel maggio 2011, dopo un lungo lavoro di restyling, venne inaugurata piazza Sant’Agostino. Grazie all’intervento fu riqualificato uno dei luoghi di riferimento della città, finalmente pedonalizzato, con una nuova pavimentazione in pietra e con l’illuminazione studiata per valorizzare gli scorci e gli edifici più importanti, a partire dalla chiesa trecentesca.

Tra i vari recuperi, un capitolo importante venne riservato agli ex Lavatoi sul lato meridionale, uno degli elementi che dal XIX secolo caratterizzava la piazza popolare per eccellenza di Arezzo, pronta a proseguire nel suo ruolo di spazio privilegiato per mercati e fiere, ma ormai adatta ad accogliere anche spettacoli all’aperto e i tavolini di caffè e ristoranti. 

I lavatoi pubblici erano costituiti principalmente da un enorme vascone con dei divisori, che nel 1842 venne delimitato e protetto da un ambiente porticato. L’acqua vi giungeva dall’Acquedotto Vasariano, che partendo dalla valle di Cognaia, a est della città, concludeva il suo tragitto nel punto più basso di Piazza Grande. Da lì alimentava la fontana progettata da Gherardo Mechini nel 1603 e a seguire le altre fonti cittadine, alcuni piccoli mulini per i cereali e per caduta il grande abbeveratoio dei cavalli di piazza Sant’Agostino e le vasche per lavare i panni. Gli scoli poi defluivano nel vicino “berignolo”, un fossatello artificiale che correva parallelo al Castro e si immetteva nel torrente, oggi tombato, subito dopo aver oltrepassato la piazza.

Negli anni Trenta del secolo scorso i lavatoi vennero migliorati nella loro funzionalità e abbelliti esteticamente con una tettoia esterna  e delle piccole balaustre. Nelle immagini dell’epoca la costruzione si può ammirare come edificio qualificante della piazza anche a livello architettonico: all’esterno con i suoi archi armoniosi a tutto sesto, internamente con le pregevoli arcate in mattoni a sesto acuto.

Ancora a metà del Novecento alcune lavandaie continuavano a recarsi a Sant’Agostino a fare il bucato, un momento di fatica quotidiana ma anche di relazioni per le donne, a quei tempi impegnate soprattutto a curare il cosiddetto focolare domestico. 

La diffusione delle moderne lavatrici alla fine degli anni Cinquanta cambiò tutto (per fortuna diranno le più). I lavatoi furono così costretti a ritagliarsi un diverso ruolo per sopravvivere e si adattarono a ospitare il mercato del pesce. L’architettura per fortuna si salvò, ma fu soggetta a pesanti rimaneggiamenti che la stravolsero. L’intervento più evidente fu la tamponatura delle arcate, che tolse di fatto qualsiasi dignità estetica alla struttura.

Con il restyling del biennio 2010-11, andato di pari passo con la nuova piazza, venne riportato alla luce il vecchio fabbricato, grazie alla rimozione di tutte quelle opere che erano state necessarie ad accogliere il mercato ittico. Le parti murarie furono consolidate e gli ambienti retrostanti, adibiti a bagni pubblici, vennero demoliti con il conseguente recupero dei volumi.

La riapertura degli archi, completati da vetrate, fece riacquistare in parte all’edificio l’aspetto che gli interventi degli anni Trenta gli avevano donato. Un gradevole riadattamento permise agli ex lavatoi di diventare la nuova sede dell’InformaGiovani, servizio del Comune di Arezzo in precedenza collocato in piazza Guido Monaco. Da allora questa soluzione ha amplificato, se mai ce ne fosse stato bisogno, la socialità di piazza Sant’Agostino.

Lo spazio polivalente è oggi un punto di riferimento e aggregazione per i ragazzi e non solo, dove trovare servizi, informazioni, strumenti, risposte e stimoli utili nei settori del lavoro, della formazione didattica, del volontariato e delle mobilità, ma importanti anche per conoscere le attività e le opportunità che il territorio aretino offre dal punto di vista culturale e artistico.

Di fronte all’ingresso dell’InformaGiovani si può ammirare una scultura in bronzo del 1981 intitolata “Bathsheba”, donata dopo il restauro della piazza dall’artista americano Greg Wyatt. Bathsheba, o Betsabea, fu moglie di David e madre di Salomone. Secondo la Bibbia, il re d’Israele fu rapito dalla sua bellezza dopo averla vista fare il bagno. Chissà se le sue vasche erano belle come quelle degli ex Lavatoi di Arezzo.

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