Il Palazzo del Governo

Uno dei massimi capolavori architettonici ad Arezzo della prima metà del Novecento. La collinetta è un luogo di grande interesse archeologico, che conserva nel sottosuolo i resti di una vasta necropoli etrusca

Per chi arriva in treno ad Arezzo è il primo edificio che cattura lo sguardo uscendo dalla stazione. Con la sua mole è l’emblema di Poggio del Sole. Stiamo parlando del Palazzo del Governo, uno dei massimi capolavori architettonici ad Arezzo della prima metà del Novecento.

La collinetta a ovest del centro storico che lo accoglie è un luogo di grande interesse archeologico, che conserva nel sottosuolo i resti di una vasta necropoli etrusca studiata per primo da Gian Francesco Gamurrini nella seconda metà dell’Ottocento. Tra i vari ritrovamenti si ricordano vasellame e gioielli in oro, come i celebri orecchini a bauletto del VI secolo a.C., oggi nel Museo Archeologico di Arezzo.

Intorno al 1232 a Poggio del Sole si trasferirono i frati francescani, giunti ad Arezzo pochi anni prima e inizialmente insediatisi nella zona del Maccagnolo. Vi rimasero pochi decenni, perché nel 1290 ricevettero in donazione il terreno dentro le mura cittadine dove edificare un convento e una chiesa più grandi, portati a termine nel secolo successivo. Dalla vecchia sede furono trasferiti capolavori come il “Crocifisso” del Maestro di San Francesco, autore del secondo Duecento di scuola umbra che campeggia ancora sopra l’altare maggiore della basilica, di fronte al ciclo pierfrancescano della “Leggenda della Vera Croce”, e la “Madonna con il Bambino” del senese Dietisalvi di Speme, un dipinto su tavola realizzato tra il 1270 e il 1280, custodito oggi nel Museo di Arte Medievale e Moderna.

Giulio Renzi segnala che il 2 maggio 1318 papa Giovanni XXII acconsentì alla demolizione del vecchio convento. Il materiale recuperato venne utilizzato l’anno seguente dal vescovo e signore Guido Tarlati durante l’erezione delle nuove mura della città. Nel 1538 Cosimo I dei Medici promosse i lavori per un’altra cerchia muraria, con meno accessi e provvista di baluardi difensivi. Uno di questi fu realizzato a Poggio del Sole, sfruttando la forma del colle, che tuttavia rimase in larga parte inedificato fino ai primi anni Trenta del secolo scorso. Le immagini d’epoca ci dicono che tolto un ex ospizio di francescani riformati, la cui chiesa sconsacrata fu utilizzata anche dalla Società Ginnastica Petrarca, e altre sporadiche costruzioni, la collina era connotata soprattutto da vigneti terrazzati, gelsi e olivi. 

Nel 1936 Giovanni Michelucci fu incaricato di progettare il nuovo Palazzo del Governo per Arezzo. Il noto architetto pistoiese, uno dei protagonisti del Movimento moderno, presentò il progetto nell’aprile dell’anno successivo e i lavori partirono il 10 luglio 1937. Nell’ottobre 1939 l’immobile fu inaugurato, imponendosi da subito per la sua monumentalità, che tuttavia non sfociava nella retorica tipica del periodo. Il massimo esponente del Neoclassicismo semplificato Marcello Piacentini definì l’edificio “bello e sereno”, spiegando che nell’evoluzione dell’architettura italiana, esso rappresentava una tappa fondamentale. Sempre secondo Piacentini, il palazzo era un mirabile esempio di toscanità grazie a vari requisiti: “essenzialità, solidità e gentilezza, schiettezza, assenza di ogni superfluità, nobiltà”. Di fronte alla facciata, allora denominata Piazza Corsica, fu collocato il monumento al Legionario del pisano Italo Griselli, rimosso nel dopoguerra e oggi conservato nell’Archivio Storico Comunale. 

Il Palazzo del Governo di Arezzo è formato da tre nuclei distinti, la Prefettura, la Questura e il Salone di rappresentanza, tra loro connessi ma differenziati per dimensioni, forme e materiali impiegati. La Prefettura si estende su quattro piani più il seminterrato. Ha una pianta rettangolare e una facciata curvilinea, scandita da quattro differenti ordini e rivestita in mattoni e travertino. Al piano terra si trova l’ampia scalinata e un elegante portico con nove arcate a tutto sesto. Al primo piano si ammira la balconata, ancora in travertino, con una loggia dove a ciascuna apertura corrisponde una finestra. Al secondo piano è visibile un’altra terrazza meno protesa della precedente, con nove finestroni correlati agli archi del portico. L’ultimo piano, leggermente arretrato, presenta un parapetto con otto sculture in pietra di Vicenza. Anche i due fronti laterali sono in mattoni, mentre il retro è intonacato.
Dalla scalinata si accede all’atrio che introduce nel Salone di rappresentanza (o delle Feste), caratterizzato da una pianta a campana e dalla galleria a doppio ordine con arcate a tutto sesto.

L’ex Questura, che si estende lungo l’odierna via Fra’ Guittone, è rivestita con intonaco tinteggiato. I riquadri di finestre e porte sono in travertino. Oggi è sede di uffici regionali e dello Sportello unico per l’immigrazione.

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Il complesso fu danneggiato dalle bombe durante la Seconda Guerra Mondiale ma nel 1947, in base ai disegni originali, vennero ricostruite le parti rovinate. Lo slargo antistante, sistemato a giardino, fu rinominato Piazza Poggio del Sole e nel 1975 accolse il Monumento al Partigiano dell’italo-brasiliano Bruno Giorgi, fuso a Rio de Janeiro dalla Zani Fundição Artistica. È dedicato dal popolo delle vallate aretine ai caduti per la Resistenza.

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