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Il ritratto di un omo salvatico. Il dipinto si trova a Sondrio

Il ritratto di un omo salvatico. Il dipinto si trova a Sondrio

La leggenda dell'omo salvatico di Monterchi

Tra le leggende del territorio aretino eccone una che ricorda per certi versi quella di Bigfoot, dello Yeti, ma che unisce tratti legati alla religione, a quelli della caccia al lupo mannaro

La leggenda dell'omo salvatico sembra perdersi nella notte dei tempi. La storia tramandata in Valtiberina, nella zona di Monterchi, è quella di un uomo descritto con il corpo ricoperto da una pelliccia, un pelo duro e ispido, la pelle dura e una forza sovrumana. Pare si chiamasse 'Agnolaccio' e che vivesse nella zona della Murcia, un luogo, caratterizzato da boschi, selve e castagneti. Pare si trovasse lì ai tempi del Granduca di Toscana, ma forse era già presente in quei luoghi da oltre mille anni.

Agnolaccio era solito cibarsi di un animale al giorno: agnelli, capretti e vitelli erano le sue prede. In certi periodi dell'anno il suo 'appetito' lo portava a cacciare solo periodicamente, ma le sue scorribande creavano non pochi problemi ai contadini e allevatori della zona. L'omo salvatico una volta catturata la sua preda la portava in una 'tina', una sorta di vasca scavata nella pietra che presentava un foro per far defluire il sangue che una volta raccolto veniva bevuto da Agnolaccio. La tina ancora oggi è presente nei boschi di Ca' di Murcia e deve essere stata la scintilla della leggenda.
Tina_omo_salvatico_Monterchi-2

Sta di fatto che i residenti della zona erano arrivati al limite della sopportazione, ma nessuno era riuscito ad abbattere quella creatura - resistente a lance, frecce e palle di archibugio - fino a quando un cacciatore della zona, Marco Pancioni, non incontrò un frate da cerca. "Solo una pallottola benedetta poterà fermalo" suggerì il religioso. Marco tirò fuori una moneta d'oro che venne benedetta e fusa per farne un proiettile. Il giovane seguì alla lettera i consigli e sparando dritto al cuore dell'omo pose fine alle sue scorribande. Marco Pancioni venne premiato dal Granduca di Toscana che consegnò al ragazzo una licenza di caccia gratuita per lui e tutta la sua famiglia per sette generazioni.

Il significato della leggenda

A dire il vero ce ne sono molti di messaggi dietro la leggenda dell'omo salvatico. Il fatto che un religioso benedica l'arma per l'uccisione di una creatura maligna va chiaramente interpretato come il bene che vince sul male, il cristianesimo che batte i riti pagani, i sacrifici bagnati dal sangue di vittime innocenti (agnelli). La pallottola d'oro è anche un simbolo di luce che combatte e vince l'oscurità.

Ma c'è altro. L'omo selvatico così descritto ricorda senza alcun dubbio lo YetiBigfoot (o per meglio dire Sasquatch, Piedone) ma anche una sorta di Licantropo. La pelliccia dura e forte richiama il lupo mannaro che guarda caso può essere sconfitto solo mediante un proiettile d'argento benedetto.

Per maggiori informazioni è possibile consultare il documento di Giovanni Nocentini

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