Il monumento ai Caduti del Risorgimento. Un'opera prossima al restauro e (forse) al trasferimento

Questa volta parliamo della colonna risorgimentale di Piazza del Popolo

Fino agli anni Quaranta del XIX secolo, dove oggi è Piazza del Popolo, c’era un grande campo rialzato rispetto al piano stradale, già usato dai monaci benedettini della vicina badia delle sante Flora e Lucilla per le loro coltivazioni. Nel 1846 si decise di “sgombrare l’orto di Badia”, per realizzare un nuovo spazio aperto di aggregazione per gli aretini, lungo quella che allora era la via Sacra. Concluso lo sbancamento, il largo venne aperto ufficialmente il 19 settembre 1847. Nella targa era stato scritto che “Il popolo aretino inaugurava la piazza nell’amplesso dei popoli di tutto il compartimento”.

Nel 1848, nella penisola e in Europa, scoppiarono vari moti rivoluzionari che miravano a sovvertire i regimi assolutisti insediatisi con la Restaurazione. Seguirono, nel suolo italiano, le prime due guerre d’indipendenza e una serie di plebisciti negli stati preunitari che portarono, il 17 marzo 1861, alla proclamazione del Regno d’Italia. Negli anni a seguire sarebbe arrivati anche una terza guerra d’indipendenza e l’annessione dello Stato Pontificio. Con l’Italia quasi del tutto unita geograficamente, c’era tuttavia la necessità di recuperare o creare un insieme di valori, simboli, personaggi, monumenti e vicende in grado di trasmettere nella popolazione il sentimento nazionale e lo spirito risorgimentale.

 

Ad Arezzo, nel 1876, sorse un comitato provinciale con lo scopo di organizzare un concorso e reperire i fondi per la realizzazione di un monumento a ricordo dei “caduti nelle patrie battaglie” in Piazza del Popolo. Il 27 febbraio 1877 una commissione selezionò, come opera vincitrice, il bozzetto di Giuseppe Aretini, ovvero una colonna marmorea in stile dorico, alta circa dieci metri, con un piedistallo sorretto da un possente basamento provvisto di gradoni. I lavori partirono nel 1879 e terminarono con l’inaugurazione del 20 settembre 1880, giorno simbolico perché decimo anniversario della “Breccia di Porta Pia”, episodio decisivo verso la realizzazione del sogno di Roma Capitale. 

Nei lati del basamento vennero inseriti gli stemmi di Arezzo e di alcuni comuni della sua provincia. Il piedistallo riportava quattro formelle. Due avevano i busti in bassorilievo di Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi con le relative epigrafi, le altre due i nomi dei caduti “per fare l’Italia” e un’iscrizione celebrativa dell’opera. La colonna vera e propria era impreziosita da quattro ghirlande con le date delle guerre per liberare la penisola. Al vertice della scultura figurava, infine, una sfera con la stella d’Italia in bronzo, dorata in superficie. 

Nel 1924 la piazza fu ridotta nella parte sud-est per fare posto al nuovo Palazzo delle Poste progettato da Umberto Tavanti. Ciò provocò l’abbattimento dei grandi platani che avvolgevano il monumento e l’addossamento all’opera del mastodontico edificio, che da allora la soffoca con la sua mole.
Pochi anni dopo il lastricato fu sostituito da un giardino all’italiana con aiuole e vialetti. Lo spazio verde durò qualche lustro, poiché nel dopoguerra le vicine Logge del Grano furono adattate ad autostazione dei bus e la piazza – intitolata nel periodo bellico a Italo Balbo – divenne un mero posteggio. 

Negli anni Novanta si pensò di realizzare nel sottosuolo del piazzale un parcheggio multipiano e i lavori iniziarono nel 1996, ma l’inadempienza della ditta che aveva vinto l’appalto provocò il blocco.
Per molti anni al posto di Piazza del Popolo rimase un enorme e insalubre cratere, che a poco a poco si riempì di acqua piovana, tanto da essere ribattezzato ironicamente la “buca delle nane”. Il Comune di Arezzo riuscì a rientrare in possesso dell’area solo nel 2002 e, con il sistema del project financing, ripartirono le operazioni l’anno seguente. Il nuovo parking interrato, sormontato da un giardino all’italiana che doveva ricordare quello degli anni Trenta, fu inaugurato il 2 giugno 2005.  Il 20 settembre dello stesso anno venne posata una targa sul monumento per il bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini.

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Nonostante la riqualificazione della zona, da anni la colonna affoga nel degrado e trovandosi in un punto poco illuminato è preda, soprattutto nelle ore notturne, di atti vandalici. 
Nel 2010, in previsione dei festeggiamenti dell’anno seguente per i 150 anni dall’Unità d’Italia, il Comune di Arezzo propose di trasferirla in Piazza della Repubblica, di fronte alla stazione ferroviaria, al centro di una nuova rotonda che avrebbe eliminato i semafori e valorizzato l’opera. Del progetto non se ne fece nulla.  
L’idea dello spostamento è tornata in auge con il rifacimento della piazza della stazione, i cui lavori sono iniziati nel 2019 in collaborazione tra Rete Ferroviaria Italiana e Comune di Arezzo. La nuova area pedonalizzata, secondo le previsioni, ospiterà in futuro proprio il monumento risorgimentale, dopo un doveroso e ormai improrogabile restauro.

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