Quell'icona sacra venerata dagli aretini da oltre due secoli: la Madonna del Conforto

Nel dopoguerra l'immagine fu portata in tutte le parrocchie della diocesi, con commoventi manifestazioni popolari

L'effige della Madonna del Conforto

Il 15 febbraio è il giorno del miracolo, il giorno della fede, il giorno del raccogliemento, quello in cui gli aretini rendono omaggio alla Madonna del Conforto, icona carissima alla città e vero simbolo di aggregazione e unione. Una consuetudine che si ripete ininterrottamente da oltre due secoli per omaggiare la protettrice di Arezzo dal terremoto.

La storia del miracolo e la tradizione

Era 15 febbraio 1796, la città era in balia di violente scosse di terremoto, quando si compì il miracolo.

Quattro persone, tre uomini e una donna, videro il volto annerito di un'immagine di terracotta raffigurante la Madonna di Provenzano, appesa nella cantina di un ospizio camaldolese presso Porta San Clemente, illuminarsi. Il vescovo del tempo, Niccolò Marcacci, si dimostrò prudente, si fece promotore di un'inchiesta sui fatti e le sue conclusioni furono che non si poteva negare "la miracolosa mutazione di questa Madonna di oscura e quasi nera in bianca, risplendente e bella". Da allora l'immagine miracolosa è stata oggetto di venerazione.

Dopo la caduta di Napoleone, l'immagine della Madonna del Conforto incoronata il 15 agosto 1814 dal vescovo Agostino Albergotti. Nel 1896 fu celebrato il primo centenario del miracolo. Le dopoguerra l'immagine fu portata in tutte le parrocchie della diocesi, con commoventi manifestazioni popolari, accompagnata personalmente dal vescovo Emanuele Mignone, ultraottantenne.

Negli anni novanta, in occasione del 2° centenario, si è svolta nuovamente la peregrinatio mariae nelle parrocchie più popolose.

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Memorabile è stata la visita del beato Giovanni Paolo II, il 23 maggio 1993, domenica dell'Ascensione. In quella occasione il papa ha affidato la nuova diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro alla protezione della Madonna del Conforto.

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