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Sergio Nenci detto "Il Cico", a sinistra nell'80 e a destra oggi

Sergio Nenci detto "Il Cico", a sinistra nell'80 e a destra oggi

Sant'Agostino, quando c'era il Pci. I ricordi del Cico: "Gli Inti Illimani, la folla per Berlinguer e quella pistola puntata"

In occasione del centenario dalla fondazione del partito (avvenuta il 21 gennaio 1921 in Toscana), parla l'uomo "dietro le quinte" della federazione aretina: Sergio Nenci, per tutti "Il Cico"

Cento anni fa nasceva in Toscana il Partito Comunista Italiano. Era il 21 gennaio 1921 quando venne fondato a Livorno. Per l'occasione si apre per un'intervista Sergio Nenci, meglio conosciuto come Cico, che del partito in provincia di Arezzo è stato factotum e "uomo dietro le quinte" per decenni. Presenza costante nella federazione di piazza Sant'Agostino, di cui è custode della memoria storica, anima del Circolo Aurora, si racconta a Marco Meacci. Di seguito l'intervista, le foto sono state gentilmente concesse da Sergio Nenci.

di Marco Meacci

Sergio Nenci, per tutti “Cico”, nasceva ottanta anni fa. Venti anni prima, il 21 gennaio del 1921, era nato a Livorno, il Partito Comunista d’Italia. Due storie, una personale, una collettiva, intrecciate tra loro. Così è stato per Sergio, così è stato fino al 1991, per tantissime persone di questa nostra provincia aretina. Cico, persona riservata e mite, non ama parlare pubblicamente, questa volta fa un’eccezione, si apre e si lascia catapultare indietro nel tempo.

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Sergio "Cico" Nenci

I suoi primi ricordi sono dell’Arezzo del dopoguerra, 1948-1949. È un bambino che vive nel quartiere di Colcitrone, in una famiglia molto umile. Il suo maestro elementare è Osvaldo Diana, dirigente del Pci aretino. L'insegnante prende questo bambino a cuore, lo aiuta e lo sostiene. E da qui, in qualche modo, inizia a conoscere questa parte di mondo. Nel 1950 nasce l’edificio della Federazione comunista in piazza sant’Agostino. Cico osserva il progredire dei lavori e insieme all’impresa edile vede ogni giorno “arrivare a costruire la sede decine di volontari da Arezzo e dalla provincia, pronti a fare quello che serve”. La sede del partito si trasferisce così da via Tolletta e “Sant’Agostino” diventa un simbolo della storia politica aretina.

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Un comizio del segretario nazionale del Pci Luigi Longo negli anni '60

Proprio lì, ancora oggi, c'è la storica stanza del Cico, all’interno della Federazione. Cico siede davanti a un lungo tavolo dove ci sono centinaia di foto in bianco e nero che testimoniano la storia politica dei decenni passati. Tra le dita ne prende una dove c’è una fila infinita di pullman.

“Sono i pullman - racconta - con cui la Federazione giovanile comunista portava le ragazze e i ragazzi al mare, in Romagna. Una domenica degli anni ’50 siamo arrivati ad avere 25, 26 pullman pieni di giovani che andavano a fare il bagno in Riviera. Io a 12 anni ho visto così per la prima volta il mare. Non eravamo abituati e così tornavamo tutti bruciati dal sole. Io presi anche la febbre. Ma erano esperienze straordinarie”.

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I pullman in partenza per il mare romagnolo

Negli anni seguenti inizia la sua attività di giovane militante. Ha il compito di portare la macchina del cinema in giro per la provincia. “Con quella proiettavo documentari (non mancavano quelli di origine sovietica) e film nelle sezioni e nelle case del popolo. Mi ricordo ad esempio la proiezione de Il ferroviere di Pietro Germi”.

Cico lavora per alcuni anni alla “Dormire” come impiegato poi viene chiamato al Partito da Vasco Giannotti, per seguirne l’organizzazione.

Insieme rilanciano, fra l’altro, imponenti Feste dell’Unità al Prato e in Fortezza. Dove si avvicendano negli anni alcuni dei più grandi artisti italiani; oltre alle feste pensano allo sport, dando vita a uno straordinario Circuito degli assi, gara ciclistica dove si sfidano, fra gli altri, Moser e Saronni. Intanto il Cico continua a girare tutta la provincia che pullula di sezioni e case del popolo.

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Un'ocenica Festa dell'Unità al Prato negli anni '50

Sono tanti i ricordi che riemergono alla memoria. Le infinite manifestazioni organizzate (Berlinguer nel luglio del 1978 che chiude la Festa nazionale delle donne in piazza Grande gli è rimasta nel cuore), con piazze straordinariamente gremite, con persone appollaiate anche sui tetti. Le aggressioni subite nei tumultuosi e drammatici anni ’70 da manipoli di neofascisti. “Mi puntarono anche una pistola alla testa e mi dettero fuoco all’auto”. E poi quella sera alla stazione. “Mi ricordo che doveva arrivare il gruppo musicale cileno degli Inti-Illimani. Erano anni bui, di grande preoccupazione, durante la dittatura di Pinochet, anche per l’incolumità dei musicisti. Mi ricordo che come forma spontanea di protezione si recarono alla stazione di Arezzo centinaia di persone, tanti giovani. Erano lì come forma di solidarietà e di tutela. Così furono 'scortati' gli Inti-Illimani.”

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Enrico Berlinguer ad Arezzo nel 1978 (Foto Franchini)

In tutti queesti decenni Cico è stato l’uomo del dietro le quinte. Nelle centinaia di foto ricordo, lui non c’è mai. Cerchiamo insieme una foto in cui sia presente. Ne troviamo alla fine solo una. Cico in piedi con alle spalle una bandiera del Pci della sezione Lioni in Irpinia. Dove era andato volontario nei giorni seguenti al terremoto del novembre 1980. “Eravamo partiti con un pullman di volontari organizzati dalla Federazione. Ho fatto quello che serviva, anche scavato le fosse al cimitero”.

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Sergio Nenci a Lioni, tra i volontari del terremoto in Irpinia

Cico continua a guardare le foto di una lunga storia, nei giorni del centenario del Partito Comunista. “Ripenso a quelle lunghe vicende con gioia e un pizzico di nostalgia. Certo non sono mancati gli errori”.

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Manifestazione in piazza San Jacopo

Cico, cosa manca oggi alla politica e alla sinistra?

“Ci manca la capacità di essere presenti, di mobilitarci, di essere immediatamente pronti a dare le risposte ai problemi. Di riuscire a fare gruppo, massa, popolo”.

Cico, sei pessimista per il futuro?

“Assolutamente no, sono stato e continuo ad essere ottimista, ad avere fiducia. Questo mondo, con tutti i nostri limiti, lo possiamo, direi lo dobbiamo cambiare e migliorare”.

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L'autore del contributo Marco Meacci

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