Lunedì, 21 Giugno 2021
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Guido Novello, il signore che decise le sorti della battaglia di Campaldino

Il nome del signore di Poppi è passato alla storia per quella scelta che l'11 giugno del 1289, secondo le cronache, consegnò Arezzo a Firenze

Guido Novello, opera di Mario Venturi

Aveva poco più di 60 anni Guido Novello quando nei pressi della chiesa di Certomondo si consumò la fine dell'indipendenza di Arezzo. Una figura che è passata alla storia per la scelta di non entrare in battaglia, mentre le truppe aretine venivano colpite duramente da quella fiorentine. Una mossa che decise - secondo gli storici - le sorti della battaglia. Ma chi era questo nobile ghibellino?

Guido Novello era il figlio di Giovanna Pallavicini e del conte Guido VIII, discendente di una delle famiglie più importanti della vallata e dell'Aretino tanto da entrare in possesso insieme al fratello Simone, alla morte del padre, un patrimonio tra i più ricchi del tempo. Sia il padre che la madre di Guido Novello erano apertamente ghibellini, vicini alla causa di Federico II. E proprio le scelte politiche agevolarono, insieme alle ricchezze, la nomina di Guido Novello a podestà di Arezzo e di Cortona.

Consapevole dell'importanza delle alleanza e del mantenimento del potere ghibellino in Toscana partecipò attivamente alla battaglia di Montaperti nel 1260. Fu tra i protagonisti nella vittoria senese contro Firenze. La stessa battaglia che Dante ricorda perchè con l'appoggio del re Manfredi vi prese parte Farinata degli Uberti. La vittoria portà alla nomina di Guido Novello a podestà di Firenze per due anni e, alla morte di Farinata degli Uberti (1264) divenne capo dei ghibellini e vicario imperiale per la Toscana.

La potenza di Guido Novello aveva raggiunto il suo apice quando la battaglia di Benevento del 1266 portò alla vittoria dei guelfi. Una battaglia che cambiò il ruolo di Guido Novello per sempre. Il nobile casentinese perse il suo ruolo di primo piano, mentre il cugino Guido Guerra sposando la causa guelfa, iniziò a compiere il percorso inverso. Nonostante i tentativi di trovare un'intesa con la parte guelfa Guido Novello e il fratello Simone dovettero difendere i propri possedimenti dagli assalti della parte guelfa. Passarono solo pochi anni in queste condizioni perchè il riscatto ghibellino covava sotto la cenere. All'inizio degli anni '80 i rapporti con Arezzo, città ghibellina, diventarono sempre più forti, consapevoli del ruolo e dell'importanza del vescovo e signore Guglielmino degli Ubertini. Guido Novello venne posto a capo del partito ghibellino e nel 1289, pochi tempo dopo le Giostre del Toppo, fu nuovamente nominato podestà di Arezzo. Proprio alla vigilia della battaglia di Campaldino.

Il ruolo di Guido Novello e la disfatta aretina

La sera prima della battaglia nel castello di Poppi si tenne un banchetto che doveva essere benaugurante in vista dello scontro. Guglielmino degli Ubertini, Guglielmo dei Pazzi, Bonconte da Montefeltro e altri nobili avevano predisposto il piano di battaglia. La carica dei 12 paladini al grido di 'San Donato cavaliere', seguiti dai cavalieri e così via, con Guido Novello che alla soglia dei suoi 62 anni si sarebbe posto nelle retrovie. Una vera e propria cavalleria di riserva pronta a suventrare se ce ne fosse stato bisogno.

Guido Novello era appostato nei pressi della chiesa di Certomondo, da lui fatta costruire forse dopo l'ennesima scomunica. La battaglia iniziò con il piede giusto per i ghibellini. La cavalleria mise a dura prova le truppe fiorentine, seppur maggiori per numero di uomini, ma ecco che nel mezzo del temporale di quel giorno, le sorti dello scontro di invertirono. Corso Donati, al tempo podestà di Pistoia, era con lo stesso ruolo di riserva di Guido Novello appostato nelle retrovie fiorentine quando decise con un atto di insubordinazione di attaccare. Fu la mossa che decise lo scontro perchè gli aretini vennero accerchiati e a quel punto sarebbe servito l'intervento di Guido Novello che invece decise di rientrare nel proprio castello, considerando già persa la battaglia, dove morirono Guglielmino degli Ubertini, Bonconte e Guglielmo dei Pazzi.

Una scelta quella di Guido Novello che gli procurò gravi accuse, in primis quella di essere un codardo. La mossa del nobile non servì a molto dato che i guelfi devastarono i suoi possedimenti. Guido Novello da quel giorno non fu più lo stesso e solo tre anni più tardi morì ad Arezzo che aveva perso quel ruolo centrale nel panorama politico tra guelfi e ghibellini proprio a causa di quella battaglia.

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