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Platinette e Dario Gay (Immagine tratta dal profilo facebook di Dario Gay)

Platinette e Dario Gay (Immagine tratta dal profilo facebook di Dario Gay)

Ecco l'elogio della pettegola in una canzone di Platinette e Dario Gay. L'intervista di Barbara Fabbroni

La collaborazione tra i due artisti arriva dopo una lunga amicizia, entrambi sono una sicurezza in fatto di creatività, capacità artistica e comunicazione

Platinette e Dario Gay ci regalano una canzone e un video intenso, vero, autentico e denso di ironia. In questo periodo così malinconico, angosciante e pieno di preoccupazioni “L’inno della Pettegola” porta una ventata di allegria, fa fare un sorriso e fa vivere uno spazio di leggerezza. La collaborazione tra i due artisti arriva dopo una lunga amicizia, entrambi sono una sicurezza in fatto di creatività, capacità artistica e comunicazione. L’idea nasce da una canzone di Dario Gay. Platinette abbraccia la proposta ed entrambi pensano di fare un omaggio alla grande Franca Valeri scomparsa in estate all’età di 100 anni.

Chi non ricorda le meravigliose interpretazioni di Franca, l’ironica capacità di cogliere le fragilità umane rendendole divertenti, la pungente verità comunicata dai suoi dialoghi trasgressivi seppur calati nel perbenismo borghese (tra i più noti la Sora Cecioni e la Signorina Snob). La meravigliosa Franca Valeri ha sdoganato la figura della pettegola che conosce la vita di tutti e ne costruisce una trama narrativa che coinvolge la chiacchiera della borghesia avvezza a tirare frecciatine a chiunque.

Nel video della canzone interamente girato nello spazio di Kare Design, compaiono, in qualità di special guest, diversi personaggi dello spettacolo e del cinema tra cui Maria Giovanna Elmi, Giancarlo Magalli, Alessandra Monti, Massimiliano Rosolino, Emanuela Tittocchia e Melissa Gilardi, tik toker da 3 milioni di follower presente nella classifica delle prime venti influencer che utilizzano il nuovo social network.

Questo lavoro è un insieme ben organizzato di mondo, l’attuale e quello appena trascorso, dove sostanzialmente il vero filo conduttore è l’innata voglia di fare un piccante pettegolezzo. Ora più che mai con l’avvento del mondo Social “l’Inno della pettegola” è quanto mai attuale, tant’è che racconta in maniera giocosa e ironica una realtà quotidiana che appartiene a tutti, uomini e donne.

Una curiosità sorge spontanea e così ai due protagonisti de “L’Inno alla pettegola” chiediamo curiosi: un testo particolare, oppure?

«Chi mai avrebbe fatto un inno a una figura come quella della pettegola, dell’inciuciona, quella che organizza delle occasioni terribili non tanto per invidia quanto perché è una poveretta che si annoia e non sa che cavolo fare» - racconta Mauro mentre Dario prosegue - «Ascolto l’“Inno della pettegola” e mi viene in mente lui. Lo chiamo e ci incontriamo. In macchina, sotto la pioggia abbiamo ascoltato la canzone. Lui una volta ascoltata si è illuminato, gli è piaciuta. È una roba sua, da fare insieme».

È una canzone per il grande pubblico, oppure solo per alcuni?

«Arriva a tutti» - dice Dario - «può piacere anche ai bambini perché è leggera, il testo è cucito insieme a un’ironia di spessore. Racconta con leggerezza il personaggio della pettegola che è fruibile da tutti».

Perché una canzone dedicata a Franca Valeri?

«Con Mauro» - dice Dario - «abbiamo scoperto di avere la stessa passione per la Valeri. Ascoltando questa canzone non avevo mai fatto un accostamento con Franca Valeri, avendo scritto il testo non mi ero accorto di questa similitudine, lui dall’esterno è riuscito a vederla con un altro occhio. Appena l’ho sentita ha pensato subito a Franca. “Noi dovremmo dedicarla a lei” c’è il suo pettegolezzo, la sua modalità leggera di fare ironia».

Il progetto è anche sostenuto da Stefania Bonfadelli, figlia di Franca Valeri. Cosa ha rappresentato per voi Franca Valeri?

«Una presenza formidabile» - racconta Mauro - «Le sue lunghe telefonate televisive, dense di notizie sulle amiche e non solo, di verità. La canzone poteva rivalutare il ruolo della pettegola, non quello di una semplice, perfida e anche un po' disgustosa che straparla male degli altri, ma una che movimenta le cose della vita con un filo di sceneggiatura, magari non sempre reali».

«Franca Valeri è sempre stata nella mia vita» - dice Dario - «fin da bambino la vedevo in televisione ed ero affascinato dal suo personaggio la Sora Cicioni, mi ricordo quando diceva “scostumato”. Crescendo poi l’ho apprezzata per il suo lavoro, per le cose che ha messo in scena, per i suoi film».

Ma poi alla fine siamo sicuri che il pettegolezzo sveli verità?

«Se il pettegolezzo serve a smascherare una doppia vita ben venga» - dice Mauro - «poi ci si sorride sopra».

C’è un messaggio ulteriore nella canzone?

«Non c’è nulla di strategico o studiato ma la coincidenza di pubblicare un pezzo così con l’omaggio a Franca che lei stessa era l’emblema di leggerezza apparente da una parte e dall’altra una profondità assoluta. Lei era una ricca borghese milanese che ha saputo dar vita a un personaggio che si alternava tra leggerezza e in fondo di critica alla società alla quale lei apparteneva, lo può fare solo chi la conosce bene. Ci sono donne che hanno lasciato dei segni importanti come la moglie di Montanelli. Nella Valeri tutto era importante, non solo la battuta, la pausa aveva una rilevanza fondamentale. Lei è la bruttina che non si arrende» - dice Mauro.

Che cos’è per Dario il pettegolezzo?

«L’arte del pettegolezzo è un volo leggero sulle vite altrui, niente a che vedere col gossip che intenzionalmente cerca il male. Ricordo una battuta della grande Anna Magnani che rivolgendosi al pianista che si dilungava con una lunga intro, disse che quelli erano pettegolezzi e di arrivare al sodo. Ecco: il pettegolezzo è un arpeggio di piano leggero».

Che dir si voglia il pettegolezzo appartiene alla nostra cultura, alla nostra storia di persona, in fondo ad ognuno di noi piace spettegolare. Insomma: purché se ne parli va sempre bene.

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