C'è un luogo dedicato a San Valentino appena fuori Arezzo

Il culto del santo ternano nei dintorni della città conduce in un punto panoramico a lui dedicato: la croce di San Valentino. Qui, le tracce della frequentazione umana risalgono addirittura all'età del Rame

Il 14 febbraio si festeggia San Valentino, il “giorno degli innamorati”.

Secondo una delle ipotesi più accreditate è una festività che nacque nel V secolo per sostituire i “lupercalia”, ovvero quei riti legati alla fertilità che si celebravano nell’antica Roma ogni anno dal 13 al 15 febbraio, considerati dalla nuova religione immorali.

Nei primi secoli del Cristianesimo era quasi una prassi, infatti, rimpiazzare le ricorrenze e i riti pagani con qualcosa di attinente. Tra gli esempi più lampanti possiamo citare le cosiddette “Madonne delle grazie” e “Madonne del latte”, spesso collegate a ex fonti pagane di acque salutari nel primo caso e galattofore (cioè portatrici di latte) nel secondo.

Fu papa Gelasio I, intorno al 496, a scegliere il 14 febbraio come giorno dedicato a Valentino, che dal 197 fu vescovo di Terni, città dove era nato ventuno anni prima. Secondo la tradizione egli venne decapitato a Roma nel 273 d.C., ultranovantenne, durante le persecuzioni dell’imperatore Lucio Domizio Aureliano, perché reo di aver celebrato il matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario pagano Sabino. Altre versioni anticipano il martirio di qualche anno, ascrivendolo alle oppressioni dell’imperatore Claudio II il Gotico.

Una ipotesi ancora più estrema scollega il Valentino nato nel 176 da quello morto nel 273.

Fu poi grazie ai benedettini che si diffusero in tutta Europa il culto e la festività a lui connessa.

Per merito del padre della letteratura inglese Geoffrey Chaucer, che nel suo poema “Il parlamento degli uccelli” degli anni Ottanta del XIV secolo scriveva di San Valentino come del giorno eletto per gli innamorati, la ricorrenza trovò infine anche la consacrazione letteraria che l’ha accompagnata fino ai nostri giorni.  

Le rarissime tracce del culto del santo ternano ad Arezzo ci portano in un luogo panoramico a lui dedicato, nei poggi sopra Vitiano, ai piedi del monticello Altoviti, nella parte più a sud del territorio comunale. Lo studioso Santino Gallorini, fine conoscitore della zona, ci ricorda che nei dintorni di San Valentino la frequentazione umana inizia nell’eneolitico, quindi nel quarto millennio a.C. Alla cosiddetta Età del rame sono infatti collegabili le tracce di circuiti difensivi e aree sacre riutilizzate almeno fino al II secolo a.C. In seguito il crinale fu teatro di scontri tra longobardi e bizantini, che in questi colli realizzarono dei fortilizi nel VI secolo e se le dettero fino all’affermazione definitiva dei primi, con la conquista di Arezzo intorno al 575.

La scomparsa chiesa di San Valentino venne eretta presumibilmente nell’alto medioevo a servizio di un agglomerato di abitazioni, non lontana da una via di collegamento tra la Val di Chiana e la Valle del Bagnoro.

Alla fine del XIII secolo il piccolo edificio era già nel degrado e nel 1303, ai tempi del vescovo Ildebrandino dei conti Guidi, non doveva più pagare la sua “decima”, ovvero quella tassa che corrispondeva a un decimo degli introiti, perché in pratica non c’erano entrate.   

Nella Visita pastorale del 1468 voluta dal vescovo Lorenzo degli Acciaiuoli essa figurava sotto il patronato degli Albergotti e dell’episcopato di Arezzo, ma versava in condizioni pietose, con il tetto semiscoperto e l’altare maggiore privo di suppellettili sacre. La sua fine era segnata e così divenne una “cava” di pietra pronta all’uso, assieme all’omonimo villaggio.

Di San Valentino rimase il toponimo ma nel 1930, nei pressi dei ruderi rimasti, fu piantata una croce di legno, sostituita nel 1974 da un’altra dello stesso materiale e dal 1980 da una croce di ferro verniciata di bianco. Quest’ultima è stata rimessa a posto nel 2018, contestualmente alla ripulitura dell'area e alla collocazione di una lapide a opera del Circolo sportivo di Vitiano, che da allora, con cadenza annuale, organizza in primavera una camminata con merenda.

Dalla frazione i numerosi partecipanti salgono verso l’antico insediamento attraversando luoghi pieni fascino come la Traccia di San Francesco, una sorgente che secondo la tradizione fu fatta sgorgare dal santo assisiate, e la Torre, ovvero ciò che resta del castello di Vitiano.

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