Martedì, 15 Giugno 2021
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La chiesa dei santi Michele e Adriano

Nel 1095 figurava già come dipendente dai camaldolesi assieme al monastero attiguo, ma fin dal medioevo svolse pure la funzione di parrocchia. Ai primi del Quattrocento ricevette anche il titolo di abbazia

La chiesa ei santi Michele e Adriano

Se escludiamo la pieve di Santa Maria Assunta, che idealmente conclude Corso Italia nella sua parte alta, la chiesa dei santi Michele e Adriano è l’unico edificio religioso che possiamo ancora ammirare lungo l’antico Borgo Maestro. Sorge nell’omonima piazzetta – per questo era citata in passato anche come “San Michele de Plateola” – e fu costruita presumibilmente in epoca longobarda, intorno all’VIII secolo. L’arcangelo guerriero era il prediletto dalla popolazione germanica che giunse in Italia nel 568 sotto la guida di re Alboino, varcando l’Isonzo. 

Secondo Ubaldo Pasqui il primo documento ufficiale che cita la chiesa è del 1030, mentre secondo Silvano Pieri è del 1079. Nel 1095 figurava già come dipendente dai camaldolesi assieme al monastero attiguo, ma fin dal medioevo svolse pure la funzione di parrocchia, i cui confini furono sanciti nel 1150. In quel periodo venne rimaneggiata in forme romaniche. Nella prima metà del Trecento l’edificio fu ampliato e sistemato in stile gotico e negli anni a seguire si arricchì di cappelle, affreschi e altre opere d’arte. Ai primi del Quattrocento ricevette anche il titolo di abbazia. 
Il Cinquecento fu un periodo di progressivo declino ma nella seconda metà del secolo si intervenne con dei restauri e la realizzazione del nuovo chiostro del monastero. A quel tempo San Michele era già stata unita a Santa Maria in Gradi, la chiesa camaldolese per eccellenza della città. Nel 1652 l’edificio monastico fu chiuso, i monaci si trasferirono e rimase solo la parrocchia. 

Il 17 agosto 1786, alla dedicazione a San Michele, si aggiunse anche quella di Sant’Adriano. Il vescovo Niccolò Marcacci firmò infatti un decreto per trasferirle il titolo e il territorio parrocchiale della soppressa chiesa di Sant’Adriano, situata nella zona dell’omonima piazzetta lungo via Roma.  Nei primi decenni dell’Ottocento sulla facciata esterna fu dipinto un pronao in stile neoclassico provvisto di quattro colonne, frontone e timpano. Le decorazioni vennero eliminate dagli interventi dei primi anni Trenta su progetto di Giuseppe Castellucci, che conferirono al luogo sacro ormai fatiscente una facciata neogotica, impreziosita da un mosaico sopra il portale con "Cristo re tra i santi Michele e Adriano", inaugurato nel 1934 su disegno di Giovanni Bassan

L’interno, a unica navata, è figlio dell’ultima accurata ristrutturazione che ha restituito un’affascinante combinazione romanico-gotica. Nonostante la perdita degli altari trecenteschi, la chiesa è ancora ricca di opere d’arte e dei segni delle varie epoche. Nella controfacciata si notano ad esempio il portale e la monofora del XII secolo, entrambi tamponati. 

Scorrendo lungo il lato sinistro incontriamo un affresco staccato con la "Vergine e il Bambino" della seconda metà del XIV secolo, attribuito ad Andrea di Nerio, anche se alcuni storici dell’arte lo ritengono opera giovanile di Spinello Aretino. Sempre sulla sinistra si trovano una piccola "Crocifissione" di scuola spinelliana degli ultimi anni del Trecento, restaurata nel 2004 grazie al contributo dell’hotel Planet Arezzo di Rigutino, il "Sacro Cuore di Gesù" su tavola del 1941 di Aldo Dragoni e un "Crocifisso" ligneo di fine Seicento, opera di anonimo toscano ma di influsso nordico. La parete si conclude con l’altare laterale neogotico che accoglie la pala di Aldo Dragoni nel 1940 che ritrae i tre carmelitani "San Giovanni della Croce, Santa Teresa d’Avila e Santa Teresa Margherita Redi". Quest’ultima, aretina, nacque nel 1747 a poca distanza dalla piazzetta.

Sull’altare maggiore è collocata la tavola del prolifico pittore fiorentino Neri di Bicci, datata 1466 e commissionata dall’abate Giovanni da Partina, che raffigura la "Madonna col Bambino in trono tra i santi Benedetto, Michele, Giovanni Battista e Romualdo". Ai piedi dei personaggi si vede una "Crocifissione" con angeli genuflessi in preghiera. A sinistra dell’altare è sistemata la banderuola della cuspide della facciata, abbattuta nel 1969 dalle intemperie, mentre a destra, sopra l’entrata della sagrestia, si nota una "Madonna col Bambino", scultura settecentesca di scuola napoletana frutto di una donazione. 

Sulla parete destra tornando verso l’entrata, in successione, si vedono infine il secondo altare neogotico con la "Madonna regina della pace tra San Francesco e Santa Caterina da Siena" del 1940, ancora di Aldo Dragoni, e la tela con la "Nascita della Vergine" del 1640 di Bernardino Santini

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