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Mercoledì, 19 Giugno 2024
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Angiolina Cipollini, la Sputaci. La storia di una piccola grande donna

La Sputaci è il personaggio aretino più conosciuto nonostante non ci sia più dal 1970. Non aveva una dimora fissa anche se, si dice, tra il 1944/1946 avesse racimolato una piccola fortuna facendo il mestiere più antico del mondo

Si chiamava Angiolina Cipollini ma per tutti era la Sputaci. Ad Arezzo la potevi incontrare dietro qualche angolo del centro storico dove imperterrita raccoglieva mozziconi di sigarette. Lo scialle sulle spalle, la cera nera ben spalmata per coprire i capelli bianchi, il bastone in mano e quella gonna logora coloratissima. Nessuno sapeva né da dove venisse, né quanti anni avesse ma, fino al 1970, per gli aretini il suo è stato (e continua ad essere) uno dei volti più familiari della città. La Sputaci era una costante, più famosa - come scrisse qualcuno - pure del sindaco.

“L'Angiolina era lì sempre, col sole e con la pioggia a raccattare mozziconi di sigaretta e ad elemosinare qualche spicciolo - scrive Umbetto Zucchi in un testo dove ricorda la donna - Per noi ragazzi era una fonte di sollazzo prenderla in giro per osservare poi le sue colorite reazioni che non di rado si concludevano a colpi di bastone. Nessuno sapeva la sua età, nessuno sapeva da dove venisse ma, se qualche volta non la vedevamo, calava in noi un leggero velo di tristezza”.

Una donna sopra le righe, figlia di una città intera che lei aveva trasformato nella propria famiglia e nella propria casa. Non aveva una fissa dimora anche se, come leggenda vuole, di lei viene narrato che negli anni tra il 1944 e il 1946 avesse racimolato una piccola fortuna (quasi 9mila lire) facendo il mestiere più antico del mondo offrendosi ai militari dell'esercito di Liberazione.

Nel 2010 Piero Iacomoni e Barbara Bertocci, fondatori di Monnalisa Spa, hanno voluto dedicarle una statua a grandezza naturale collocandolo lungo il sentiero della Bonifica in località Ponte alla Nave. 

Una vita vissuta ai margini durante gli anni del boom economico dove la città, lasciati ormai alle spalle gli orrori della guerra e le fatiche della ricostruzione, si espandeva aprendosi alla contemporaneità. Mille gli aneddoti e le storie narrate da chi, a titolo o meno, dice di averla conosciuta inciampando sul suo bastone. Una figura mitica la cui vita, umanissima e semplice, è stata narrata da Lara Pasquini nel suo libro "La fierezza dell'Angiolina".

Immagini: Archivio storico fotografico aretino

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