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Sabato, 4 Febbraio 2023

"La Provincia è un ente pubblico e non un feudo", il Pd presenta un esposto in Prefettura contro Chiassai

Gruppo consiliare Centrosinistra per Arezzo: "Ha considerato già in carica una consigliera per la quale doveva ancora essere votata la surroga. Contro il parere, messo a verbale, della Segreteria generale"

"Silvia Chiassai non è la padrona ma la presidente pro tempore dell'Amministrazione provinciale di Arezzo. A nostro avviso ha agito nel disprezzo delle regole e per questo abbiamo presentato un esposto alla Prefetta di Arezzo, Maddalena De Luca". Il segretario del Pd di Arezzo e i consiglieri provinciali Alessandro Caneschi, Eleonora Ducci e Donato Caporali hanno annunciato questa mattina di aver presentato una formale istanza alla prefettura. L'oggetto è stato la convocazione dell'ultimo consiglio provinciale che, stando a quanto sostenuto dai consiglieri del centro sinistra non avrebbe rispettato il regolamento. 

"Consideriamo non valida la seduta del Consiglio provinciale del 12 novembre scorso. Lo diciamo noi - spiegano - ma, soprattutto, lo afferma a verbale la Segreteria Generale dell'Ente considerando l'atteggiamento di Chiassai in violazione dello Statuto della Provincia".

Ma cosa c'è scritto sul verbale? "Il segretario - si legge - indica al presidente che a norma dell'art. 25 dello Statuto provinciale, proseguire in questa seduta, vorrebbe dire proseguire in una seduta non validamente costituita (...) perché come dice lo Statuto 'Le sedute sono validamente costituite con la presenza di 7 consiglieri computando a tal fine il presidente'. In questo momento - ha pronunciato il Segretario -  la invito a dichiarare non valida la seduta e di riconvocare il Consiglio perché non è validamente costituito".

La risposta di Chiassai, così come trascritta nel verbale della seduta, sarebbe stata questa: "Bene. Segretario non concordo con la sua interpretazione". E la seduta è andata avanti, "senza la maggioranza" chiosano i consiglieri.

"Il nostro gruppo consiliare - spiega Caneschi - aveva inviato una Pec chiedendo il rinvio della seduta a causa del mancato deposito degli atti nei tempi previsti dall'art. 44 del Regolamento del Consiglio Provinciale. Alla nostra richiesta la presidente ha risposto semplicemente di no. Il giorno della seduta e cioè il 12 novembre abbiamo ribadito la nostra richiesta di rinvio: non all'infinito ma al primo giorno utile nel rispetto dei tempi indicati dalla Statuto. Anche in questo caso, Chiassai ha tirato diritto. Con un dettaglio aggiuntivo tutt'altro che insignificante: in assenza del nostro gruppo, i consiglieri presenti erano solo 6 mentre per una seduta valida ne occorrono 7. La sua soluzione: considerare presente e con voto valida la futura consigliera Marcella Luzzi il cui ingresso in Consiglio era una pratica all'ordine del giorno. Pensiamo che chiunque possa comprendere che quest'ultima sarebbe diventata Consigliera dopo il voto e non prima. Contro ogni logica, Chiassai ha ordinato alla Segreteria generale di considerare già presente la futura consigliera, passando quindi da 6 a 7 consiglieri e rendendo valida la seduta. La Segreteria generale si è rifiutata di avallare un atto illegittimo ma Chiassai ha tirato diritto".

Questa ricostruzione è stata scritta nell'esposto che adesso dovrà valutare la Prefettura, mentre i consiglieri si riservano di passare per le vie legali. Inoltre annunciano la loro assenza al prossimo consiglio provinciale previsto per domani. 

"Vorremmo infine far capire - spiegano - che le delibere approvate possono essere invalidate.Tra queste anche la nomina del direttore generale. Stessa cosa potrebbe accadere domani. Con la differenza che ci potrebbero essere delibere che prevedono stanziamenti di soldi pubblici. E se fossero irregolari potremmo rivolgerci alla Corte dei Conti".  

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