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Venerdì, 12 Agosto 2022
Politica

Ghinelli e Macrì, Ceccarelli e Meloni, politica e Giostra. Intervista a Gabriele Veneri: "E' il momento di cambiare"

Consigliere regionale, imprenditore, vice maestro di campo del Saracino, respinge le critiche sull'affidabilità di Fratelli d'Italia e rilancia la sfida: "Il Pd pensa solo agli interessi di partito, a sinistra tanti scontenti: agli elettori chiedo coraggio. Io prossimo candidato sindaco di Arezzo? Se qualcuno pensa a me, ne sono felice. Ma non ho ambizioni personali"

La terza vita di Gabriele Veneri è cominciata due anni fa, quando si è candidato nelle liste di Fratelli d'Italia alle elezioni regionali, raccogliendo 5323 preferenze che lo hanno spedito a fare il consigliere di minoranza a Firenze. Prima, in parallelo all'attività di imprenditore, era stato portavoce degli orafi di Cna. E prima ancora si era guadagnato la gloria sulla lizza di piazza Grande, conquistando 8 lance d'oro per Porta del Foro nel periodo più sfavillante del quartiere giallocremisi.

Adesso che l'ha toccata con mano, com'è la politica? Migliore o peggiore di come si aspettava?

Dipende. Purtroppo le priorità non sono i problemi dei cittadini ma gli interessi di partito. E le conseguenze in Toscana sono lampanti: basta guardare la sanità, l'istruzione, l'agricoltura, la viabilità, i trasporti. La maggioranza di centrosinistra pensa al proprio tornaconto, non alla gente. 

E' un'accusa che però viene mossa trasversalmente a tutti i partiti che gestiscono la cosa pubblica.

Fratelli d'Italia è all'opposizione a Firenze e Roma, io parlo di quello che vedo.

Un lato positivo della politica c'è?

Se interpreti bene il ruolo, si apre un mondo enorme, variegato, che ti consente di occuparti della vita della persone, capirne le difficoltà e cercare le soluzioni. Il guaio è che nel privato i problemi si risolvono, nel pubblico si rimandano.

Perché non ci sono soldi a sufficienza.

Bugie, i soldi ci sono. I politici hanno paura di spenderli perché poi rischiano di sbagliare e vengono giudicati. Meglio stare fermi e quel che sarà, sarà.

C'è anche la burocrazia di mezzo, una zavorra pesante.

Vero, ma chi ha voluto tutta questa burocrazia, adesso ci si nasconde dietro. E' la scusa perfetta per non fare.

Però alla fine gli elettori giudicano.

Io ho proposto che ogni consigliere, a fine mandato, presenti il resoconto delle presenze, delle iniziative, degli atti prodotti, una sorta di pagella. Chi è stato bravo, può ricandidarsi. Chi non lo è stato, torna a casa. Invece decidono i partiti con altre logiche. L'attuale maggioranza è maestra in questo: lavora per se stessa, non per il territorio. Arezzo poi è fortemente penalizzata.

Perché?

Perché la provincia e tanti comuni sono amministrati dal centrodestra. E politicamente ce la fanno pagare. Vincenzo Ceccarelli è un pezzo forte del Pd, è stato assessore alle infrastrutture, eppure ferrovie e viabilità da noi sono un problema irrisolto. Lui e Lucia De Robertis, se hanno a cuore Arezzo, dovrebbero fare di più. Il guaio comunque è un altro.

Quale?

Che tanti elettori, anche di sinistra, sono delusi. Però poi non hanno il coraggio di cambiare. Ecco, adesso è arrivato il momento.

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C'è anche una profonda disaffezione verso la politica. Piuttosto che cambiare voto, molti disertano le urne.

Colpa dei proclami, delle promesse non mantenute. La politica con la p minuscola è quella delle tasse che aumentano in cambio di servizi che non funzionano. Serve qualcosa di diverso.

E' una battaglia che ha cavalcato anche il Movimento 5 Stelle. Ma non è semplice rovesciare tutto.

Il Movimento 5 Stelle è stato un grande inganno. Fratelli d'Italia ha radici solide e un programma chiaro su temi fondamentali come lavoro, famiglia e sociale.

Eppure c'è diffidenza verso il partito e la sua classe dirigente. Come mai?

Siamo abituati, abbiamo l'incerata addosso per proteggerci dal fango. La realtà è un'altra: alla conferenza programmatica di Giorgia Meloni c'erano i rappresentanti più autorevoli di tutti i settori produttivi e sociali. Chiediamo solo di essere messi alla prova. Poi parleranno i fatti.

Giorgia Meloni è pronta per guidare il governo in questo periodo storico così difficile? O deve ancora studiare, come ha detto il sindaco Ghinelli?

Di studiare e imparare non si smette mai. E la modestia è una virtù. Ma lei ha fatto un percorso che è sotto gli occhi di tutti, senza poteri forti alle spalle. E' il capo dei conservatori europei, il partito è il primo d'Italia. Non sono cose che succedono per caso.

Quant'è che non parla con Ghinelli? Ultimamente ci sono state frizioni.

Non abbiamo condiviso la lettera con l'appello per la conferma di Draghi. Né gli aumenti delle tariffe dei parcheggi del centro storico ad Arezzo, un provvedimento che penalizza senza motivo cittadini e turisti. Siamo seri e coerenti, se qualcosa non va lo diciamo chiaramente. Comunque con Ghinelli non ci sentiamo da un po'.

Lui ha smentito i rumors su una candidatura alle politiche.

Giusto, ha fatto bene. Un sindaco, anche se civico, deve sempre ricordarsi chi lo ha mandato a governare. I partiti che lo appoggiano vanno rispettati. E gli elettori pure.

Nardella, primo cittadino di Firenze, ha invece sostenuto che i sindaci dem dovranno combattere in trincea in questa campagna elettorale. E' stupito?

No. Firenze è la roccaforte del Pd, i soldi vanno quasi tutti lì: arrivano milioni per la tramvia e poi non ci sono finanziamenti per la nostra Due Mari. Che Nardella sia in trincea è normale.

Lei non ci ha pensato a candidarsi per il Parlamento?

Non me l'hanno chiesto e non ci ho pensato. Ma avrei detto di no. I cittadini mi hanno votato per fare il consigliere regionale e questo è il mio compito. Avevo tutto da perdere nel buttarmi in politica in prima persona, ma ora sono convinto della scelta che ho fatto. Fermo restando che non sono qui per secondi fini, potrei smettere anche domani e tornare al mio lavoro, alzarmi alle 5 di mattina per seguire la mia azienda come facevo prima.

Di lei si mormora che potrebbe essere il prossimo candidato sindaco del centrodestra ad Arezzo. Cosa c'è di vero?

Due anni fa nemmeno immaginavo di scendere in politica, figuriamoci se adesso coltivo queste ambizioni. Il mio obiettivo è finire il mandato in Regione e portare a casa una buona pagella. Non ho piani B, sarà la mia coscienza a suggerirmi cosa fare. Certo, se qualcuno mi vede come sindaco non può che farmi piacere. Vuol dire che qualcosa di buono la sto facendo.

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Fratelli d'Italia ad Arezzo passa per un partito in cui, alla fine, decide tutto Francesco Macrì. Esiste questa subalternità al leader o no?

E' un racconto che non corrisponde alla realtà, lui esprime una leadership naturale che non costringe ma convince, siamo una squadra che condivide tutto e che non ha capi. Francesco Macrì è sotto attacco da sempre, cercano di toglierlo dalla scena in ogni modo. Non ci riusciranno.

All'uninominale si profila un duello tra lui e Ceccarelli. Ma questo collegio, al di là dell'affermazione di D'Ettore nel 2018, non è in salita per il centrodestra?

Lo vedremo. Di sicuro Macrì, che conosco bene, è un politico e un amministratore qualificato. Se andasse a Roma, sarebbe un ottimo punto di riferimento per Arezzo. Glielo auguro e me lo auguro.

Di Gabriele Veneri si dice anche che nel giro di un paio d'anni sarà il nuovo maestro di campo della Giostra del Saracino.

Se un giorno succederà, bene. Altrimenti sarò contento lo stesso. Quando mi hanno chiamato per fare l'uomo a terra, in aiuto a Lisandrelli, ho scoperto un ruolo bellissimo. Pensavo che il maestro di campo decidesse tutto da solo, invece la piazza è grande, servono mille occhi, senza un lavoro in team non riesci a gestire quello che succede. Oggi faccio il vice di Carlo Salvicchi e Fabio Butali: sono bravi, siamo uniti, non c'è necessità di stravolgere tutto.

Tabellone, durata delle prove, consegna della lancia: cosa cambierebbe della Giostra?

Niente. Se un giostratore non le ritiene utili, le prove può anche non farle. E se uno spettatore si annoia, può anche non andarci. Io quand'ero bambino mettevo le lattine sopra i pali di una staccionata e mio babbo Carlo doveva colpirle con la lancia. Non c'erano campi prova né copie del buratto, lui si allenava in quel modo. Pensiamo a quanto è cresciuta la manifestazione, per me è bellissima così.

Nemmeno un dettaglio da aggiustare quindi?

Uno. Mi piacerebbe che quando entra in piazza il maestro di campo, venisse applaudito come l'araldo. Invece becca solo fischi e qualche parolaccia. E' un ruolo delicato, andrebbe apprezzato di più.

In mezzo a tutti questi impegni riesce ancora a seguire la sua azienda?

A distanza, ottimizzando il tempo, grazie all'aiuto di tanti collaboratori. E' il tempo libero che manca: da mesi non leggo un libro sotto una pianta e non faccio trekking a cavallo, come mi succedeva una volta.

Mi dice un politico di destra che stima?

Guido Crosetto, un uomo di comprovate capacità e con la dote di vedere lontano.

E uno di sinistra?

Eugenio Giani. Ha grandi conoscenze, è un piacere parlare con lui di arte, libri, sport. Non è un buon presidente di Regione ma sarebbe un ottimo ministro della cultura.

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