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Vendita good bank: allarme occupazione dai sindacati. M5S: "Crac studiato a tavolino"

Potrebbero arrivare tra una settimana i decreti governativi utili all’individuazione dei criteri attraverso i quali verranno attivati i meccanismi di rimborso per gli obbligazionisti di Banca Etruria. Restano dunque ancora in attesa di...

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Potrebbero arrivare tra una settimana i decreti governativi utili all'individuazione dei criteri attraverso i quali verranno attivati i meccanismi di rimborso per gli obbligazionisti di Banca Etruria.

Restano dunque ancora in attesa di conoscere ulteriori dettagli i 130mila che nell'operazione di salvataggio hanno riportato ingenti perdite. Ma nel frattempo, il popolo degli obbligazionisti subordinati ha iniziato ad essere ascoltato dalla procura di Arezzo per la questione riguardante la presunta accusa di truffa. Un maxi pool è stato designato per questa importante operazione coordinata dal procuratore capo Roberto Rossi.

Ma oltre alle preoccupazione dei risparmiatori, in queste ore si aggiungono anche quelle dei sindacati i quali dicono "no" ad una vendita in blocco delle 4 banche salvate.

Le remore sarebbero di natura occupazionale. Sia Uilca che Fisac Cgil (come riportato nell'articolo di Repubblica.it) hanno dimostrato forti perplessità circa le circostanze legate alla futura cessione delle good bank. Una manovra che comporterebbe grosse perdite in termini di forza lavoro visto che in questo caso verrebbero ad accumularsi ben 3500 esuberi.

In questo senso è proprio da parte della Fisac Cgil che arriva la proposta di inserire all'interno dell'atto di vendita una clausola sociale volta al mantenimento dei livelli occupazionali.

In parlamento invece, i deputati del Movimento Cinque Stelle hanno depositato un'interrogazione riguardante lo stato di insolvenza della vecchia Banca Etruria. Il documento prende spunto da una memoria di Vincenzo Lacroce, presidente dell'associazione Amici di Banca Etruria, presentata in vista della discussione in tribunale sul ricorso del commissario Giuseppe Santoni circa lo stato di insolvenza dell'istituto.

"Aumentano le testimonianze che certificano, dati alla mano, quello che sospettiamo da sempre. Lo stato di insolvenza e la conseguente risoluzione delle quattro banche sono stati in qualche modo indotti artatamente. Nel ricorso di Santoni - spiega Pesco, citando Lacroce - al 30 settembre 2015 si conteggiavano per Etruria perdite pari a 587 milioni, che però erano ampiamente coperte dal patrimonio. La svalutazione a tavolino effettuata in occasione della risoluzione ha generato ulteriori 580 milioni di buco. E da qui deriva il crac complessivo da 1,16 miliardi".

"Lacroce ha spiegato che si poteva ridurre il valore delle azioni senza azzerarle, concedere ai soci dei warrant per un nuovo aumento di capitale di 200 milioni e si potevano convertire le obbligazioni subordinate in azioni per l'intero valore di 252 milioni. Si sarebbe così avuto un capitale di 452 milioni di euro - aggiunge la deputata Chiara Gagnarli - superiore persino a quello della new bank. Che dire poi della riduzione delle sofferenze al 17%? La vendita, pochi giorni prima il decreto del 22 novembre, di crediti deteriorati per 302 milioni al Credito fondiario fruttò oltre il 34%. Dismettendo altre tranche e giovandosi del recupero fiscale, si sarebbe potuto evitare il dissesto. Invece Etruria è andata incontro alla cancellazione improvvisa di 400 milioni di attivi patrimoniali. Governo e Banca d'Italia devono fare piena luce e garantire totale trasparenza su questi dati. Abbiamo l'impressione che il crac sia stato provocato a tavolino dal fondo di risoluzione. Una impressione che finora nessuno ha provato a smentire".

link interrogazione https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5%2F07662&ramo=CAMERA&leg=17

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