Veltroni: "Arezzo è una città bella, tornerò presto". Pienone all'Artistico

“Grazie per l'affetto, Arezzo è una città bella, di persone che lavorano. Ma anche di grande cultura. Tornerò presto”. Lo ha promesso Walter Veltroni, ieri sera, ad alcuni fan rimasti senza volume da autografare. Grande flusso di partecipanti e...

 

“Grazie per l'affetto, Arezzo è una città bella, di persone che lavorano. Ma anche di grande cultura. Tornerò presto”. Lo ha promesso Walter Veltroni, ieri sera, ad alcuni fan rimasti senza volume da autografare. Grande flusso di partecipanti e grandissimo interesse per l'evento: esaurite prima di iniziare la presentazione le copie del libro “Ciao”, disponibili al corner Feltrinelli Point. L'autore ha assicurato che tornerà.

Circa 250 le persone che ieri sera hanno affollato il salone del Circolo Artistico di Arezzo per l'incontro con l'ex vice presidente del consiglio - ora scrittore e regista - organizzato dal Passioni Festival. Una serata dedicata al cuore del libro - la ricerca del padre -, ma che ha toccato anche i temi dell'arte, della politica, della comunicazione. Con la terra di Arezzo, luogo d'origine della famiglia di Walter Veltroni, a far da sfondo.

Marco Meacci, ideatore del festival, ha introdotto la serata; l'autore ha risposto alle domande dei giornalisti Luigi Alberti e Mattia Cialini. La voce di Guido Albucci ha guidato i presenti all'interno del volume, raccontando alcune tra le pagine più significative. “E' la storia di un incontro, mancato in vita e reso possibile grazie alla scrittura. Quello tra me e mio padre scomparso a 37 anni, quando io ne avevo soltanto uno. La scrittura è memoria, ricordando una persona che non c'è più riusciamo a farla rivivere”, ha spiegato Veltroni. L'incontro tra i due è spiazzante, dura lo spazio di un tramonto ferragostano. Walter, sessantenne, ritrova il genitore all'età in cui morì. “Potrebbe essere mio figlio”, dice. E' l'occasione per riannodare i fili di una storia troncata sul nascere e ripercorrere le personali vicende di Vittorio Veltroni: voce della radio dei grandi eventi, giornalista e pioniere della Rai. Un rivoluzionario del suo tempo, seppe fondere genere diversi (informazione e intrattenimento, cultura alta e popolare), tanto che l'autore lo chiama 'pop'. “Ho definito pop anche il Passioni festival, così trasversale e libero – dice Veltroni -. E descrivo come pop anche molte delle mie scelte, il mio orientamento dentro e fuori il lavoro. E' un'etichetta che si potrebbe chiamare anche 'pas', al posto di 'passioni'. Perché ho sempre agito - nel lavoro, nello svago – per passione. Senza passione non c'è slancio, non c'è autenticità. Senza passione saremmo finiti”.

Duecentocinquanta pagine dense, un romanzo che è allo stesso tempo saggio. C'è la storia d'Italia dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi: la tragedia nazi-fascista, l'Italia del boom che amava stare insieme, quella della prima tv e della costruzione dell'A1, strumenti materiali e immateriali che hanno unito la nazione. E poi gli anni della contestazione, quelli di piombo. Il sogno e la politica. L'attuale società sempre connessa: “Io non ce l'ho con i nuovi mezzi di comunicazione, non ce l'ho con facebook e twitter. Ce l'ho con le distorsioni dei mezzi, con gli insulti gratuiti. Ogni nuovo media – radio, tv, internet - ha comportato degli assestamenti. E occorre sempre uno sguardo critico sull'evoluzione della comunicazione”.

A Walter Veltroni, nel corso della serata, sono stati consegnati anche due omaggi: il primo è una riproduzione di uno stemma della famiglia Veltroni conservato nel palazzo comunale di Monte San Savino, donato all'autore dal sindaco savinese Margherita Scarpellini; il secondo è una stampa con il disegno della città di Arezzo, realizzato da Luigi Agnelli, che l'artista ha regalato a Veltroni.

Potrebbe Interessarti

Torna su
ArezzoNotizie è in caricamento