Mercoledì, 23 Giugno 2021
Politica

Scuola e servizi sociali, l'Unione Donne di Arezzo dice no alle due fondazioni paventate dalla giunta Ghinelli

"L’Unione Donne Arezzo dice No a queste scelte che il Comune si accinge a fare ed è determinata ad organizzare ogni legittima battaglia perché non siano realizzate"

Torna nel dibattito politico il tema delle due fondazioni che la giunta Ghinelli vorrebbe varare sia per la scuola che per i servizi sociali. Questa volta a prendere posizione contro è l'Unione Donne di Arezzo.

"Le fondazioni sono strutture di diritto privato a cui il Comune di Arezzo vorrebbe traferire l’organizzazione e la gestione delle scuole e dei servizi sociali (e anche le risorse economiche e patrimoniali) che finora sono state e devono restare necessariamente pubbliche. La Costituzione e le leggi successive hanno inquadrato la scuola e il sociale tra le “funzioni fondamentali” del Comune, poiché sono settori essenziali per consentire la crescita e lo sviluppo di tutti cittadini, il loro diritto all’istruzione, all’assistenza, ad una vita dignitosa: dalla nascita di ognuno fino all’età anziana, attraverso prestazioni pubbliche e diffuse. L’istruzione e la sicurezza sociale sono dunque strumenti costituzionalmente garantiti, assolutamente indispensabili per consentire lo sviluppo delle capacità individuali e contrastare le disuguaglianze dovute all’origine sociale. Non possono e non devono essere affidati a soggetti giuridici di natura privata. Il Comune si propone di costituire le fondazioni per esternalizzare – quindi trasferire fuori dall’ambito dell’azione pubblica –  i servizi sociali e i servizi scolastici dopo averli depotenziati e dequalificati nel precedente quinquennio, dopo aver ridotto all’osso sia l’organizzazione interna a supporto delle scuole dell’infanzia e delle mense per i bambini, sia le attività di formazione e di aggiornamento del personale, sia le risorse, umane e finanziarie, che sono indispensabili per mantenere efficienti questi due fondamentali sistemi a sostegno della collettività aretina.

Dunque il Comune vuole esternalizzare per nascondere il fallimento della propria gestione politica: precedente, presente e futura. Le risorse economico-finanziarie del Comune, il grande patrimonio scolastico costruito a partire dagli anni ’70, il personale dedicato alle scuole e ai servizi sociali, i dipendenti tecnico-amministrativi addetti ai due settori, faranno parte di un “pacchetto” di beni e dotazioni da trasferire alle nascenti fondazioni. I cittadini, i genitori ed ogni altro soggetto interessato a capire, a discutere, a partecipare per la migliore gestione della scuola e del sociale, non avranno più voce né possibilità concrete di essere ascoltati. I loro interessi, le loro aspirazioni, i loro bisogni dovranno confrontarsi con una struttura privata – la fondazione – composta da molteplici (e per ora ignoti) soggetti, quasi tutti privati.

Nel programma politico del sindaco è scritto che questa operazione di spostamento delle funzioni dall’ambito pubblico a quello privato garantirà migliori livelli di qualità e di condivisione progettuale e organizzativa, chiamando a contribuire molteplici strutture private che operano nel settore sociale e in quello scolastico. Non c’è bisogno di creare due fondazioni per ottenere l’integrazione delle risorse pubbliche-private. Il sistema educativo integrato esiste dal 2007: Arezzo è stato il primo Comune in Italia a realizzarlo. Basterebbe farlo funzionare, con impegno, capacità e risorse adeguate. E così per i servizi sociali: basterebbe applicare la legge regionale 65/2020 per programmare e gestire le politiche sociali con le associazioni del terzo settore ed altri Enti, pubblici e privati ma restando le funzioni dentro al Comune, restando il Comune capofila e detentore delle funzioni pubbliche. Per questi motivi l’Unione Donne Arezzo dice No a queste scelte che il Comune si accinge a fare ed è determinata ad organizzare ogni legittima battaglia perché non siano realizzate."

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