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Francesco Romizi

Francesco Romizi

"Sociale e scuola, la giunta Ghinelli parta dai contenuti senza inventare nuove fondazioni"

L'associazione "Arezzo 2020 per cambiare a sinistra" interviene sul tema delle fondazioni di Comune di Arezzo, in particolare su quelle nascenti sul sociale e sulla scuola, iniziativa che sta facendo discutere

"Emergenze sociali e scuola: partiamo dai contenuti, senza inventare fondazioni", l'associazione "Arezzo 2020 per cambiare a sinistra" interviene sul tema delle fondazioni di Comune di Arezzo, in particolare su quelle nascenti sul sociale e sulla scuola, iniziativa che sta facendo discutere.

"Con il progetto della giunta Ghinelli di costituire due nuove Fondazioni su istruzione e politiche sociali prosegue l’azione di svuotamento del Comune. Lo spezzettamento delle funzioni in tante gestioni separate ed esterne al Comune - sostengono da Arezzo 2020, che in consiglio comunale è rappresentata da Francesco Romizi - impedirà qualunque reale forma d’indirizzo e controllo da parte del Consiglio comunale e dei cittadini. In secondo luogo, verrà meno l’azione unitaria per intrecciare e qualificare le diverse azioni e servizi che un comune deve realizzare per la coesione sociale, il benessere collettivo, la qualità della vita, senza alcuna fondata garanzia su quantità e qualità dei servizi che saranno erogati. Per fornire servizi migliori e per affrontare davvero l’emergenza sociale, che già oggi colpisce tante persone e famiglie, prima di tutto è necessaria una riflessione sullo stato attuale delle politiche e dei servizi per adeguarli e renderli efficaci, esame che la Giunta evita di fare per nascondere lacune ed errori di cui è responsabile".

Arezzo 2020 prosegue: "Da una simile riflessione può scaturire un welfare locale nuovo, partecipato, più produttivo di benessere duraturo e più garante dei diritti delle persone, anche con la partecipazione di tutte le componenti cittadine - enti pubblici, privati, terzo settore - nella definizione degli obiettivi, nella co-progettazione degli interventi e dei servizi, nel reperimento di nuove risorse. Tutto ciò era possibile farlo, e bene, già negli scorsi anni con l’attuale normativa nazionale e regionale, senza bisogno di fondazioni. L’amministrazione non l’ha fatto e ora inventa nuove strutture esterne al Comune, che anziché allargare le occasioni di intervento e partecipazione le restringeranno ai soggetti componenti le fondazioni, come già accaduto con quella della cultura e con pessimi risultati".

Ma accanto alle critiche, Arezzo 2020 propone anche una propria visione "un’altra strada, più feconda - chiede l'associazione - partire dai bisogni che avvertono i cittadini e dalle risposte che si attendono dal sistema di welfare locale per rimodellarlo sulla base dei contenuti che gli si vogliono dare, anziché sulle esigenze del suo contenitore (le fondazioni). Questi i nodi da affrontare.

  1. Individuare scelte, finalità e modalità operative da seguire riguardo gli anziani, i portatori di handicap, i minori, le persone a rischio di povertà e di esclusione e le altre fasce di popolazione, anche attraverso i diversi e concatenati ambiti di azione comunale (politiche per la casa, trasporti, cultura, ecc.).
  2. Rafforzare i servizi educativi e sociali: anni di non scelte, di esternalizzazioni, di voucher e bonus hanno ridotto fortemente la consistenza dei servizi pubblici comunali effettivamente erogati.
  3. Coordinare i diversi enti pubblici e privati che operano nel sociale, ma soprattutto recuperare il rapporto con i servizi sanitari dell’Asl: l’unitarietà e l’integrazione tra sanitario e sociale, prescritto in tutte le normative statali e regionali, è elemento al quale non si può derogare per rispondere a diffuse situazioni di bisogno, nella dimensione della zona distretto.
  4. Riorganizzare i servizi per superare gli aspetti di burocratizzazione presenti, che rendono difficile il rapporto diretto con i cittadini, specialmente verso le fasce più deboli e più bisognose (gli ultimi e gli esclusi); la vera e più importante innovazione consiste nel rendere il servizio sociale nel suo insieme un servizio “proattivo” e legato ai territori anche con presidi decentrati.
  5. Ricostruire una “socialità” diffusa senza la quale è difficile contrastare solitudine, emarginazione, dipendenza; si tratta di favorire, con iniziative e anche risorse, forme di solidarietà attiva, rapporti di vicinato, riappropriazione di spazi, occasioni di partecipazione; in questa direzione si aprono possibilità tutte da percorrere, che nulla hanno a che fare con le Fondazioni.

Chiediamo all’amministrazione comunale di aprire una riflessione e un confronto nel Consiglio comunale, con le organizzazioni cittadine e con i servizi stessi. Scelte così importanti non possono essere fatte senza informare e coinvolgere l’intera comunità locale".

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