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Si chiude la direzione del Pd, Brandi controcorrente: "Asse Pd-M5S, perché no?"

E' la terza (e forse ultima serata) di direzione provinciale Pd post elezioni. Dopo le considerazioni del segretario e i primi interventi lunedì 12, mercoledì 14 c'è stata la prosecuzione. Stasera (ore 19) è previsto l'ultimo atto con gli...

Paolo-Brandi

E' la terza (e forse ultima serata) di direzione provinciale Pd post elezioni. Dopo le considerazioni del segretario e i primi interventi lunedì 12, mercoledì 14 c'è stata la prosecuzione. Stasera (ore 19) è previsto l'ultimo atto con gli interventi finali. Tra gli altri, la scorsa settimana, aveva preso la parola anche l'ex sindaco di Castiglion Fiorentino Paolo Brandi, referente aretino dell'ala del partito che a livello nazionale fa riferimento a Michele Emiliano. Il governatore pugliese aveva aperto a un esecutivo M5S-Pd sin dalla vigilia delle elezioni del 4 marzo. Due giorni fa è arrivata la presa di posizione di uno dei padri nobili del Pd, Walter Veltroni, che dalle colonne del Corriere della Sera ha detto sì al dialogo tra democratici e pentastellati.

E cosa ne pensa Brandi, che di Emiliano è il referente territoriale?

"Veltroni - sorride - ha detto le stesse cose che ho detto io in direzione mercoledì".

Renzi ha detto: "Mai con il M5s". E la linea sembrava condivisa nel partito.

"Io sarei molto pragmatico sul fronte 5 Stelle. Con il 18%, il Pd diventa centrale per un ruolo di governo e considero un errore stare all'opposizione. Certo, va ai 5 stelle l'onere della proposta, a noi il dovere di valutare. Loro devono governare, noi possiamo essere d'accordo su alcuni punti".

L'accordo con il M5S potrebbe rappresentare la fine del Pd?

"L'interesse del Paese va avanti a tutto. Ma contemporaneamente si può pensare a ricostruire la sinistra".

Cosa salva del Pd di Renzi?

"Renzi, per il suo tipo di approccio, si è dimostrato coraggioso. Glielo riconosco. Ma ha un difetto: non riesce a correggere gli errori. Ad esempio l'assenza di collegialità nelle decisioni, e si è visto nella compilazione delle liste. Non ha posto rimedio alla frattura con pezzi importanti del nostro mondo, con il sindacato su tutti. Errori gravi, poi, sono stati fatti nelle scelte su scuola e lavoro. E' fallita una linea politica. Tuttavia la responsabilità non è solo di Renzi, ma di tutti noi".

Cosa ha chiesto in direzione?

"Tre cose: chiarire il rapporto con i 5 stelle, un congresso straordinario a ottobre. E che sulle grandi scelte siano consultati gli iscritti. Per esempio, perché non si chiede a loro cosa ne pensano delle alleanze?".

Come ha analizzato la sconfitta a livello locale?

"Il segretario provinciale Albano Ricci non ha responsabilità. E' arrivato l'altro giorno. Voglio dire, l'exploit della Lega - che ha guadagnato 20 punti percentuali - non è colpa di Ricci. Manca da tempo, però, un'analisi politica, economica e sociale approfondita da parte dei dirigenti. Il Pd ha dimostrato incapacità di dare risposte alla crisi. Ci sono state cadute del reddito e di livelli occupazionali e non si è compreso il riflesso politico di questi cambiamenti. Si è fatto finta di nulla. Non si è affrontato, poi, il tema delle responsabilità su Banca Etruria. Non avevamo colpe, ma abbiamo rinunciato a dirlo. Maria Elena Boschi doveva candidarsi sul suo territorio e spiegare le cose. Doveva difendersi. Lei non ha le colpe che le vengono attribuite. Spiegandosi, qui ad Arezzo, la gente l'avrebbe capita".

Che rapporto ha con Emiliano?

"Non sono d'accordo con tutto con quello che dice. Ma dice molte cose corrette e sensate: ad esempio, si è posto per primo il tema di un incontro con i 5 stelle".

Sta già facendo da pontiere sul territorio per far dialogare le parti?

"No, figuriamoci. Chiara Gagnarli mi ricordo che mi ha attaccato sul dissesto. Ci mancherebbe, portava avanti la sua linea politica. Ma non ho un rapporto con la dirigenza del M5S. Quel che mi interessa è invece il rapporto con gli elettori del Movimento 5 stelle. Voglio capirli".

Finito il processo sul dissesto ha ripreso la politica attiva. Ha già una sfida all'orizzonte?

"Del doman non v'è certezza. E poi i tempi della politica sono così accelerati. Nel 2020 ci sono le Regionali: è una sfida cruciale. Ammetto che il nostro partito nel tempo ha commesso errori. Penso alla sanità. In due anni si può ricucire lo scollamento".

Il capitolo giudiziario sul dissesto si è chiuso, non le polemiche.

"Non si può far finta di nulla di fronte al dissesto, certo. E come ho già proposto, invito gli attuali amministratori di Castiglion Fiorentino che il tema del dissesto lo hanno cavalcato, a un confronto pubblico sul tema".

Va bene. Aldilà delle conseguenze penali, che non ci sono state per lei, un dissesto c'è stato. Come lo giustifica?

"Tema lungo, complesso. Non si può riassumere in breve".

Il più breve possibile?

"Cito il dottor Zito dell'Osl, l'Organo straordinario di liquidazione. Ha detto: 'Non ha mai visto un dissesto chiudersi così rapidamente".

Sta dicendo che non c'erano le condizioni per il dissesto?

"Parlano le carte del processo. E poi il dottor Zito ha detto di non aver mai visto un dissesto chiudersi in tre anni. La legge prevede un periodo minimo di 5".

@MattiaCialini

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