"Servizi infanzia: il caos regna sovrano. E il sindaco senza mascherina." L'attacco del Pd

L'analisi arriva dopo alcuni giorni dalla riapertura dei servizi all'infanzia con la finalità di accogliere bambini anche nella fascia d'età più piccola, nonostante le regole del distanziamento e della prevenzione

La cena del centro destra con Matteo Salvini nell'Aretino

Il Pd di Arezzo attacca l'amministrazione per la gestione attuale dei servizi all'infanzia ed elenca una serie di ritardi rispetto alla riapertura degli asili anche per le fasce d'età più piccole con una modalità non da nido, ma sottoforma ludico ricreativa e non edcuativa nonostante l'impiego del personale dipendente del comune e delle cooperative.

Si tratta di centri estivi dedicati alla fascia 0-3 che nel mese di luglio vedono la partecipazione di circa 180 bambine e bambini. Il servizio vede coinvolti i nidi operanti in Arezzo, sia comunali sia privati autorizzati e accreditati secondo l'impronta del sistema integrato 0-6 realizzato dal centrosinistra ormai più di 10 anni fa.

"E' evidente che il suo consolidamento e sviluppo sarà senz’altro uno degli impegni principali della prossima legislatura, previo un “tagliando” di adeguamento all’attuale situazione sociale, demografica ed economica. Ma adesso il caos regna sovrano." fanno sapere dal Pd di Arezzo.

"Il ritardo con cui sono state adottate procedure certe e scritte ha determinato il rischio che gli operatori potessero porre in essere comportamenti sbagliati in caso di Covid-19, pregiudicando gravemente la sicurezza di tutti gli attori coinvolti, bambini compresi. E’ arrivata in ritardo e incompleta l’adozione di specifici protocolli sanitari puntuali e adeguati agli immobili comunali in cui insistono le scuole, che prevedano attenta valutazione dei diversi ambienti, infine una disciplina compiuta e completa sui comportamenti da poter tenere nel corso di un emergenza epidemiologica all’interno del plesso. 
Ad oggi però è stato fatto il minimo indispensabile per i centri estivi, definendo in ritardo e in modo incompleto molti aspetti... quale procedura definita per scritto da adottare per il trattamento di bambini e non affetti da Covid-19, per plesso scolastico, in che modo verranno valutate giornalmente le condizioni di salute dei bambini e bambine che partecipano all’attività per verificarne l’idoneità alla partecipazione, quale procedura dovrà essere adottata all’interno dei plessi in caso di bambino con febbre superiore a 37.5 oppure con sintomatologia riconducibile al Covid-19."

La mancanza di chiarezza nelle procedure

"Indefinite e non chiare rimangono le procedure da adottare per il cambio dei bambini e bambine, le procedure da adottare durante la somministrazione dei pasti e in che modalità l’amministrazione ha organizzato l’ingresso e l’uscita dai plessi scolastici di genitori e bambini/bambine al fine di evitare assembramenti e come è stata organizzata la distribuzione e fornitura costante dei dispositivi di protezione individuale per gli operatori presenti nei vari plessi e in che numero. Non vorremmo che  tali ritardi, approssimazione e faciloneria da parte del Comune di Arezzo nella gestione di un tema complesso come le politiche scolastiche, a settembre, coinvolga anche le scuole dell’infanzia ed elementari che ricordiamo insistono su immobili di proprietà comunale."

La preoccupazione per settembre

"Già da fine giugno a seguito dell’incontro con tutte le Regioni, i rappresentanti regionali di Anci, Upi e gli Uffici Scolastici Regionali sono state definite le misure in metri quadrati delle aule delle nostre scuole (i Comuni stanno continuando ad aggiornare ora dopo ora questi dati). Attraverso questo strumento - che consente di inserire il distanziamento e il numero degli iscritti come parametri – sarà possibile verificare con immediatezza quali e quante sono le situazioni che presentano criticità dal punto di vista degli spazi disponibili.

Nebbia fitta quindi per la ripartenza a settembre (ndr tra soli 2 mesi), non sappiamo quali interventi sono stati previsti e in quali plessi di proprietà del Comune e della Provincia di Arezzo, durante l’estate, per garantire il rispetto dei parametri relativi al distanziamento sociale ne della stima economica prevista per i questi interventi.

Nessuna progettualità in vista quindi. Verrebbe da chiedere quali progetti sono stati previsti, o quali azioni verranno messe in essere al fine di intercettare le risorse che il governo e l’Unione Europea metteranno a disposizione degli enti locali per adeguare gli edifici scolastici al contrasto dei cambiamenti climatici. Ma anche a questa domanda non c’è alcuna risposta.
Il sistema delle scuole paritarie e dei nidi accreditati oggi è una risorsa, quale possibile alternativa di ricerca di spazi ulteriori, sicuri e adeguati, per le scuole.  Se dovessero chiudere diminuirebbero gli spazi a disposizione e aumenterebbero i bambini da ricollocare.

In questo senso anche il nostro comune dovrebbe, in linea con quanto ha fatto il Governo nazionale, dare maggiore sostegno al sistema scolastico. Certo è facile dire ai genitori, così come è stato detto, “non si paghino rette, neppure ridotte, per il periodo di chiusura della scuole per pandemia”. E’ proprio quello che ha fatto il Comune non pagando la quota prevista per i posti in convenzione al nido. Ma siamo sicuri di ritrovare alla riapertura di settembre tutti i servizi offerti dal sistema sin qui?"

Scuole chiuse e assembramenti delle istituzioni

"Infine, con profonda tristezza, con scuole chiuse, futuro per la didattica incerto e pericolo di ritorno ad autunno del Covid-19, da foto girate nei social, dobbiamo constatare il pessimo esempio dato durante una cena elettorale, soprattutto ai più piccoli, ma ai cittadini tutti, da parte delle più importanti autorità della Provincia di Arezzo,  compreso il sindaco Ghinelli, beatamente senza mascherina e senza rispetto del distanziamento sociale."

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