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Il caso

M5S, la base aretina sbotta: "Noi abbandonati, Gagnarli mai vista. Chiusa anche la sede"

Francesco Zagami, attivista di Arezzo del M5S, commenta la spaccatura Di Maio-Conte e coglie l'occasione per denunciare lo scollamento tra il livello nazionale e i territori: "Ci autotassiamo per le iniziative, da Roma mai visto un euro"

Sulle vicende nazionali del Movimento 5 Stelle, con la spaccatura tra l'ala governista rappresentata dal ministro degli esteri Luigi Di Maio e quella che segue il capo politico, l'ex presidente del consiglio Giuseppe Conte, interviene anche la base aretina. Di Maio sarebbe in procinto di spaccare il movimento, fondando un altro gruppo, a sostegno del governo. Mentre il M5S guidato da Conte pare sempre più in rotta di collisione con Draghi per via dell'invio di armi in Ucraina.

A parlare è Francesco Zagami, attivista aretino, che molto si è speso sul territorio per il M5S nel corso degli ultimi anni. Che coglie l'occasione per denunciare la carenza di rapporti tra il livello nazionale e quello locale del Movimento 5 Stelle. Che ad Arezzo ha dovuto rinunciare anche alla propria sede.

Che idea si è fatto delle vicissitudini nazionali?

"Opinione personale: se da un lato il Movimento ha il diritto di essere informato in Parlamento sull'invio delle armi, dall'altro il ministro Di Maio deve rispettare quanto è stato stabilito, per non disallineare l'Italia dalla Nato. Però..."

Però? 

"Di Maio non è stato corretto. Non si fanno dichiarazioni a mezzo stampa contro il proprio movimento. O fai il ministro degli esteri o fai l'attivista politico. Avrebbe dovuto stare in silenzio".

E se il M5S uscisse dal Governo?

"Ripeto: i panni sporchi si lavano in casa. In ogni caso, questa vicenda mi amareggia notevolmente. E per altre questioni".

Cioè?

"Dimostra lo scollamento che c'è tra il livello nazionale del partito e la base territoriale. Il rapporto con Roma è totalmente assente. Per un periodo ci sono stati questi 'fantomatici' facilitatori, persone designate a far da ponte tra territori e vertici nazionali. Ma collegamenti strutturali, in effetti, non ci sono mai stati. E non ci sono direttrici chiare sul lavoro da fare. La piattaforma Rousseu non esiste più. Non c'è più un confronto, ci chiamano a votare online soltanto per cose insulse. Dovevano nascere i coordinatori territoriali, io mi sarei volentieri candidato per la provincia di Arezzo, ma ancora niente. Capisco l'idea iniziale di movimento senza i vincoli di un partito, ma qui serve una struttura per organizzarsi sui territori e sui temi. Non è mai esistito un metodo".

Non c'è un rapporto con i parlamentari eletti?

"Chiara Gagnarli, parlamentare aretina, qui non s'è mai vista. Svolgerà pure il suo compito a Roma, ma, dopo l'elezione per il secondo mandato, è letteralmente sparita. Almeno Luca Migliorino, eletto a Siena, qualche volta, anche da remoto, è stato presente. Ringrazio invece l'europarlamente Fabio Massimo Castaldo, l'unico che si è davvero speso, anche con la presenza fisica, per il territorio aretino".

Un duro attacco.

"Quando i nostri parlamentari sono stati invitati a iniziative del territorio, anche organizzate da altre realtà associative, non si sono mai fatti vedere. Caso limite: la festa provinciale delle Acli, l'estate scorsa. Si parlava di Pnrr, si dovevano difendere a gran voce i 200 miliardi che il presidente Conte era riuscito a portare in Italia. Dopo che ho sentito tutti, e dico tutti i parlamentari, alla fine non è venuto nessun toscano. Mentre le altre forze politiche erano tutte ben rappresentate".

Vi sentite dimenticati?

"Aggiungo questo: avevamo aperto una sede del M5S in viale Cittadini ad Arezzo. Siamo stati costretti a chiuderla, preferendo autotassarci per mantenere vive le nostre iniziative, invece che spendere soldi nell'affitto dei locali".

Da Roma non si è visto un euro?

"Mai. Ci sono arrivati 2mila euro dai parlamentari per sostenerci durante la campagna elettorale. Poi più niente".

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