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Sanità: la Fabbrica delle idee per Arezzo scrive una lettera aperta al sindaco Ghinelli

L'associazione fondata da Maurizio Seppia: "La sanità aretina, pur con le sue qualità, ha registrato un impoverimento, con una crescita di spinte campanilistiche ed oggi richiede un forte impegno ed unità d’intenti per risollevarsi"

L'associazione Fabbrica delle Idee di Arezzo, che è stata fondata da Mauro Seppia, scrive una lettera aperta al sindaco Alessandro Ghinelli sulla sanità aretina. I firmatari oltre a Seppia sono Donato Angioli, Luigi Vignaroli, Vincenzo Santangelo, Vittorio Liberatori, Angiolo Agnolucci e Mauro Davoli.

"Egregio Sig.Sindaco,

La nostra associazione le aveva inviato, nel mese di febbraio del c.a., una lettera aperta, rimessa anche alla regione Toscana per sollecitarla ad assumere una iniziativa, che unisse la città, sui temi della politica sanitaria. Il possibile accesso ai finanziamenti del PNRR e MES, suggeriva di promuovere un progetto, assieme ai soggetti interessati, che coinvolgesse l’ospedale San Donato e l’area del Pionta, per una zona dedicata ai servizi socio sanitari e di formazione; una proposta che tendeva a riqualificare il nostro nosocomio ed un area soggetta al degrado. La risposta, in modo indiretto, ci è pervenuta con la sua recente iniziativa per un referendum su l’area vasta.I n questi mesi il dibattito sui temi sanitari è cresciuto grazie al contributo dei medici, dei cittadini, con le iniziative promosse dalla nostra associazione con i sindacati, le associazioni sociali, il volontariato e con le stesse dichiarazioni dei responsabili regionali, sulla necessità di  una verifica, dopo 5 anni, della funzionalità del modello di area vasta. Modello organizzativo ispirato dalla necessità di ridurre la spesa sanitaria, conseguente ai tagli delle risorse finanziarie, perseguito da tutti i governi, da tutte le maggioranze, che si sono succedute dal 2010 fino all’attuale governo. La pandemia covid ha messo in evidenza tutti  i limiti di quella  politica. Il vero problema oggi è correggere le disfunzioni di una catena di comando che ha allungato le distanze con gli operatori professionali, con sovrapposizioni edistorsioni incomprensibili nella distribuzione delle risorse; che ha deresponsabilizzato gli operatori sul campo. Bisogna salvaguardare gli aspetti positivi di quel modello come la rete e le integrazioni fra i presidi, i distretti con le università; valorizzando le singole potenzialità ma facendo chiarezza sui diversi ruoli fra presidi  per acuti e quelli di comunità.

In sintesi, in attesa della conferenza che la Regione intende promuovere con tutti i soggetti interessati sulla sanità, il Comune potrebbe promuovere un progetto relativo al San Donato ed all’area del Pionta. Altri temi su cui costruire un progetto sono quelli relativi alla realizzazione di strutture territoriali per la diagnostica di primo o secondo grado, in collaborazione alla medicina territoriale; ripensare ad un nuovo modello di gestione delle Rsa, ai temi della formazione, delle nuove tecnologie ed al ruolo degli ospedali di comunità rispetto al San Donato.

La sanità aretina, pur con le sue qualità, ha registrato un impoverimento, con una crescita di spinte campanilistiche ed oggi richiede un forte impegno ed unità d’intenti per risollevarsi".

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