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Batosta in Umbria, il M5S boccia l'alleanza col Pd. E ad Arezzo? Ruscelli: "Intanto basta litigi"

Una nota nazionale del M5S sconfessa l'esperimento civico in Umbria: "Non ha funzionato". Il segretario del Pd locale: "Chi vuol battere Salvini deve smetterla con ultimatum, scissioni e disimpegno"

L'Umbria svolta a destra, Lega fortissima (37%) e successo anche per Fratelli d'Italia (oltre il 10%) mentre Forza Italia è al 5,5%. Fallisce, quindi, nel primo test elettorale locale (dalla nascita del nuovo Governo Conte che ha sancito l'alleanza) la coppia formata da Partito Democratico (22,3%) e Movimento 5 Stelle (7,4%). L'accordo territoriale in Umbria è stato il primo, ma potrebbe essere anche l'ultimo, vista la reazione a caldo del M5S ("Il patto civico per l’Umbria lo abbiamo sempre considerato un laboratorio, ma l’esperimento non ha funzionato"). Per Arezzo, ne aveva vagheggiato una replica il neo-segretario provinciale del Pd Francesco Ruscelli in vista delle comunali di maggio. Ma il tentativo, a questo punto, appare quanto meno in bilico: "E' stato fatto un tentativo di alleanza civica ma non è andato a buon fine".

Ruscelli: "Cercherò di capire se ci sono margini per un dialogo con il M5S"

Ruscelli, in Umbria la sconfitta è stata netta.

"Sì. Qualcosa non ha funzionato. E' vero che hanno votato 400mila persone, non rappresentative per dipingere un quadro nazionale, ma i risultati vanno rispettati. E ora analizzati".

Come Pd siete preoccupati in vista degli appuntamenti elettorali in Toscana - Regionali e comunali di Arezzo - vista la continuità territoriale con l'Umbria?

"Le elezioni in Umbria vanno contestualizzate. La vicenda di carattere giudiziario che ha riguardato la sanità ha avuto un grande impatto sull'opinione pubblica locale. Dopo il lavoro, tra le priorità degli umbri - secondo i sondaggi - c'è proprio la questione sanitaria. Non ci sono casi analoghi in altre zone d'Italia. E' chiaro che la vicenda ha avuto un grande peso. Senza dimenticare che in questa regione c'era un trend negativo per il centrosinistra che riguardava già grandi comuni, a partire da Perugia".

L'ipotesi di alleanza anche ad Arezzo, magari attraverso una lista civica, salterà vista la chiusura del M5S?

"Io non sarei per una chiusura totale. Le prossime settimane serviranno per analizzare il risultato e capire se sia trattato di una battuta di arresto temporanea oppure definitiva".

Cioè, ci sarebbe ancora spazio per un progetto comune?

"La destra a trazione salviniana ha un progetto chiaro rispetto a tutte le altre forze politiche. Il centrosinistra e il Movimento 5 stelle adesso devono farsi una domanda: qual è l'alternativa? Se ce l'hanno, devono mettersi in gioco e valutare anche la tenuta elettorale di una visione comune".

Colpa del livello nazionale, quindi?

"Beh, i litigi continui che ci sono a livello nazionale non fanno bene, e si è visto, a quello locale. Ed è quello che vorrei evitare in vista degli appuntamenti elettorali delle amministrative 2020. Perché alzare i toni di continuo è una riproposizione delle dinamiche del Governo 5Stelle-Lega. E nel panorama nazionale ne vedo di simili, con ultimatum, litigi, scissioni e disimpegno".

Il Governo appena nato è già finito?

"No, ma la costruzione del Conte bis avrebbe dovuto essere qualcosa di diverso. Si doveva dimostrare che le forze in campo non erano litigiose. D'altronde governano su una visione comune, non rappresentando, come in passato, la semplice somma delle parti. E mi pare anche che sugli atti concreti ci sia concordanza. Una unità che però manca sulla comunicazione. Serve una sinergia".

E cosa accadrà?

"Nelle prossime settimane la riflessione che deve apririsi, necessariamente, è questa: se si fa un governo politico tra Pd e M5S, si sta creando un terreno culturale comune che deve necessariamente avere una proiezione locale. Se c'è un sistema bipolare a livello nazionale, questo deve essere proiettato anche a livello locale. Altrimenti si crea una frattura politica senza senso con due poli nazionali e tre poli locali".

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