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“Riapertura immediata della caccia nel rispetto dei protocolli anti-Covid”. Veneri (FdI) presenta una mozione

Lo chiede il gruppo di Fratelli d'Italia alla Regione Toscana: “L’Emilia-Romagna ha permesso la ripresa della caccia giustificata da comprovati motivi di lavoro perché non può farlo anche la Toscana?"

Il gruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale presenterà una mozione, di cui il consigliere Gabriele Veneri è primo firmatario, per la riapertura immediata della caccia nel rispetto dei protocolli anti-Covid. Oltre ad immediati indennizzi per i danni all’agricoltura. 

“La chiusura dell’attività venatoria ha effetti catastrofici sull’intera agricoltura - sottolinea il consigliere Gabriele Veneri - Effetti deleteri anche sulla sicurezza stradale visto che gli ungulati invadono strade comunali e provinciali e si avvicinano con sempre maggiore continuità alle abitazioni. Inoltre, l’incontrollata proliferazione degli animali selvatici, con una diffusione dalle campagne alle città, rappresenta un pericolo per la salute per i rischi provocati dalla diffusione di malattie come la peste suina. Pericolo denunciato recentemente da alcuni virologi. La caccia è un’attività di pubblica utilità, permette il controllo degli ungulati che è una priorità. Si svolge, nella maggior parte dei casi, individualmente perciò i cacciatori possono rispettare tutti i protocolli sanitari previsti per l’emergenza pandemica, in totale sicurezza con mascherina e distanziamento sociale. La caccia va riaperta nella sua totalità, va dato il via libera anche per l’esercizio venatorio da appostamento fisso con capanno e per chi svolge la caccia agli uccelli”. 

“La Regione Emilia-Romagna, prima in Italia, ha permesso la ripresa della caccia giustificata da comprovati motivi di lavoro all’interno del territorio regionale perché non può farlo anche la Toscana? - domanda il vice-capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale Vittorio Fantozzi - L’Emilia-Romagna ha ridato il via libera all’attività venatoria per chi svolge attività di controllo faunistico, sotto il coordinamento delle Polizie Provinciali. Ciò consente ai cacciatori di selezione a e quelli individuati dagli ATC di ricominciare la caccia ai selvatici. Dopo la mobilitazione dell’associazionismo venatorio, il Ministero dell’Interno, tramite i Prefetti, ha consentito anche che, nelle zone a rischio per la pandemia, venisse riaperta l’attività venatoria per il contenimento del cinghiale. È un primo passo, adesso va riaperta tutta l’attività venatoria perché non esistono cacce di serie A e cacce di serie B. La caccia deve restare un’attività unica”.  

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