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Il Raro diventa un caso politico: silenzio di OraGhinelli e Lega, dalla giunta chiesto un confronto con Forza Italia

Come si sono espressi dalle parti della maggioranza o comunque gli esponenti di centro destra?

Scapecchi e Tanti

Quello del Raro Festival è un caso anche politico, il secondo della stagione estiva, dopo quello di Coingas/Estra, che investe la giunta Ghinelli. Questa volta in maniera ancora più diretta, il primo cittadino, che è anche presidente della Fondazione Guido d'Arezzo. Per adesso sono rimasti in silenzio OraGhinelli e la Lega, mentre per commentare e prendere posizione si sono scomodati partiti di maggioranza e di opposizione e anche chi non ha un gruppo di riferimento in consiglio comunale come Maurizio Bianconi.

La Giunta comunale di Arezzo spende 2 milioni di euro per la cultura, cioe’4 miliardi di vecchie lire. Neanche le giunte di sinistra che utilizzavano la cultura a fini politici mai si avvicinarono lontanamente ad una cifra di quel tipo. Neanche il colto (senza ironia) Macrì’ ( PD), ansioso di autorappresentazione fece spese simili. Oggi invece colpiti da fame di sapere si spende questa eresia, mentre c’è gente che ha fame vera in questa città. La giunta di stampo omnicompensivo, dilapida un mucchio di soldi degli aretini in operazioni che pienano il cervello (???) ma non lo stomaco.

Il primo della maggioranza che ha detto la sua è stato Angelo Rossi, appartenente al gruppo di Forza Italia, radicale nell'anima e fondatore con Mery Cornacchini del comitato Arezzo nel Cuore come evoluzione del gruppo contro i cialtroni.

Avevamo raccontato di mal di pancia anche nella maggioranza con la voce contro di Angelo Rossi "Sono stato al concerto dei Muse pochi giorni fa e il loro cachet è intorno ai 130mila euro". E poi: "Ho sempre avuto perplessità nelle due fondazioni, una sorta di polo positivo e polo negativo. Io sono stato tra chi aveva proposto e crede ancora nell'unica fondazione per la gestione di turismo e cultura in modo da creare sinergia organizzativa ed economica e per evitare che sia difficile controllarne le spese. Non voglio mettere a confronto diverse tipologie di proposte musiciali, tutte hanno la loro dignità, ma con budget ben inferiori si sarebbe potuto portare ad Arezzo concerti pop e rock di altissimo livello."

Da qui la richiesta di chiarimento con Forza Italia a cui pensa il sindaco e l'assessore Tanti, in giunta in quota al partito azzurro, che dichiara:  “Mettendo da parte la mia posizione circa il futuro di Forza Italia a livello nazionale, che come è noto mi vede d'accordo con Giovanni Toti, oggi si apre un altro tema tutto aretino. Comprendo e condivido la posizione del sindaco Ghinelli chiedendo al mio partito, Forza Italia, un chiarimento che ormai davvero si impone. In effetti un po' trasecolo nel registrare che le posizioni del mio partito ancora una volta a livello municipale siano da ultimo espresse da una sensibilità radicale propria di un consigliere comunale, eletto nella Lista Civica “Ora Ghinelli”, transitato attraverso il partito di riferimento di Maurizio Bianconi e accolto - a mia insaputa, giusto per ricordarlo - nel gruppo consiliare di Forza Italia alcuni mesi fa. Fermo restando il rispetto e la stima che ho per Angelo Rossi, mi pare davvero che francamente, da un punto di vista politico (e aggiungo anche culturale, per quello che mi riguarda) sia necessario un chiarimento vero”.

Su Facebook poi è apparso il post di Federico Scapecchi sempre di Forza Italia: " Raro festival si, Raro festival no, Raro festival forse, ho il mio pensiero ma aspetto la fine dell'evento per una valutazione complessiva. Tuttavia credo che ognuno sia libero di esprimere la propria opinione e che le cose da verificare siano altre. Comunque le polemiche venute fuori hanno avuto di sicuro il pregio di far conoscere a tutti questa manifestazione che, va detto, in moltissimi non sapevano nemmeno che esistesse.

Segue Giovanna Carlettini del gruppo di Fratelli d'Italia

Commentare i numeri di un festival in corso e puntare l’attenzione sul rapporto spese – spettatori è un’operazione forzata. Sarebbe molto più opportuna quando il sipario è calato. Mi pare che per il momento siamo di fronte a commenti da exit poll, quelli delle 23,01 del giorno delle elezioni. Quando invece la cautela dovrebbe prevalere, visto che poi si verificano delle sorprese con lo scrutinio effettivo. Il Raro Festival, di questo stiamo parlando, cerca inoltre di portare ad Arezzo eventi non usuali. Servirà tempo per appassionarsi a un certo tipo di musica così come alla lirica. Di sicuro il pop e il rock sono più “facili”, ma non perché non ci siano testi di canzoni di alto contenuto, ma perché possono contare su un bacino di “utenza”, quella giovanile, che ha numeri infinitamente più grandi. Per cui: sospendiamo il giudizio, sia economico che artistico. Per il primo, solo fra qualche tempo sarà possibile capire la ricaduta sul pubblico dell’investimento effettuato, per il secondo, ci sarà da pazientare ancora di più, perché per seguire un’opera e diffondere tra gli aretini la passione per questo tipo di produzione culturale occorreranno più festival. Quindi questa amministrazione dovrà, come minimo, durare altri 10 anni.

Anche il partito a livello provinciale interviene con la dichiarazione di Lucacci

Raro non è solo il Festival ma anche lo spirito di coloro che vogliono lavorare ad un futuro migliore per Arezzo.  Il costo dell’evento è in relazione alla sua qualità. Non vogliamo entrare nel merito delle  cifre ma pensiamo che la cultura di qualità abbia comunque un costo e che ad essa Arezzo non possa rinunciare. Non solo per le sue tradizioni in campo musicale ma anche perché, se vuol rafforzare questa sua identità, deve  comunque investire risorse. A parere di Fratelli d'Italia puntando sull’integrazione di generi e quindi di pubblici diversi per poter mettere a disposizione della città (e di chi è disposto a fare turismo culturale) un’offerta diversificata ma legata, comunque, dal denominatore comune della qualità.

Su queste tesi, sul Festival, su qualsiasi proposta o progetto culturale si può e si deve discutere avendo un obiettivo chiaro: stiamo lavorando nell’interesse di Arezzo. Non è utile a nessuno, tantomeno alla città, che ogni argomento sia ricondotto agli interessi di parte e quindi privato dei possibili arricchimenti che possono nascere dal confronto. Lo stiamo vedendo nella cultura come in altre vicende amministrative e politiche. E’ vero che la campagna elettorale è imminente e che quindi i toni sono inevitabilmente destinati a salire. Evitiamo, però, che degenerino in uno sterile attacco al Sindaco Ghinelli. Il silenzio di anni e poi il clamore alla vista del voto, forse non sono utili a nessuno. Arezzo continua a vivere una situazione economica e sociale difficile. Sarebbe più utile concentrarci sui progetti di sviluppo (compresi quelli culturali) e misurarci su di essi. Sparare cifre come fuochi artificiali ha certamente un effetto. Ma breve, come è appunto un fuoco artificiale. Poi torna il buio. Proviamo a illuminare la politica aretina con idee, progetti e programmi: faremo gli interessi di tutti.

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