Quantitativo minimo vitale di acqua, Sel: "Il Governo dalla parte delle aziende"

Sinistra Ecologia e Libertà si esprime sul diritto al quantitativo minimo vitale di acqua fissato per legge. Con l’art.61 della legge n.221 del 2015, che garantisce “il quantitativo minimo vitale di acqua necessario al soddisfacimento dei bisogni...

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Sinistra Ecologia e Libertà si esprime sul diritto al quantitativo minimo vitale di acqua fissato per legge.

Con l’art.61 della legge n.221 del 2015, che garantisce “il quantitativo minimo vitale di acqua necessario al soddisfacimento dei bisogni fondamentali” dell’uomo, anche l’Italia si è adeguata alle indicazioni degli organismi internazionali a cui aderisce tra i quali l’ONU, la cui Assemblea Generale, già nel 2010, riconosceva come diritto fondamentale dell’uomo quello all’accesso all’acqua potabile sicura, pulita e disponibile per tutti e l’Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS – che nel 2012 raccomandava agli Stati che fosse assicurato a tutte le persone che vivono nelle aree urbane almeno 40 litri pro-capite al giorno di acqua potabile.

La norma è di grande civiltà perché afferma il primato del diritto alla vita, che non può esistere senza acqua potabile, sulle ragioni economiche: l’acqua potabile deve essere garantita a tutti nella misura di un minimo vitale, anche a coloro che versano in condizioni di morosità, i quali non potranno essere più privati totalmente della fornitura idrica, per non mettere a rischio la loro sopravvivenza.

Gli operatori economici del settore (compresa Nuove Acque, che anche di recente ha privato alcuni utenti aretini del quantitativo minimo vitale di acqua sospendendo loro la fornitura per ragioni di morosità) non sono però d’accordo su questo principio di civiltà e hanno proposto al Governo di distinguere tra morosi indigenti e non indigenti al fine di privare questi ultimi del quantitativo minimo vitale di acqua per contenere i costi di un diritto che per legge è ormai riconosciuto a tutti i cittadini, in quanto necessario alla vita dell’uomo.

Con regolamento del 14 Ottobre il Governo, enunciato il “fine di garantire l'accesso universale all'acqua” e il “rispetto dei principi dell'uguaglianza, della parità di trattamento, della non discriminazione”, lo ha poi contraddetto riconoscendo il quantitativo minimo vitale di acqua potabile solo alle persone che avranno i requisiti di indigenza fissati non da una norma dello Stato, ma da un’autorità burocratica terza (l’Autorità per il sistema idrico).

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Ma questa discriminazione tra morosi indigenti e non, può essere prevista solo per legge che, però, non la prevede né la demanda a un organo burocratico, perché tante possono essere le ragioni della morosità che potrebbero sfuggire alla burocrazia, disponendo chiaramente che a tutti i morosi sia garantito il diritto di usufruire di un quantitativo minimo di acqua sufficiente per vivere.

Perché il Governo, se veramente non vuole fare discriminazioni nel rispetto del principio di uguaglianza, anziché limitarsi a dar esecuzione alla legge, riconosce il quantitativo minimo vitale di acqua ai soli morosi indigenti, proprio come chiesto dalle aziende che gestiscono il servizio idrico? La risposta è scritta nel nuovo regolamento: restringere i diritti dei cittadini, anche se fondamentali per la loro vita, per assecondare gli interessi delle aziende del settore idrico che pur non hanno bilanci in rosso perché fanno lauti guadagni sull’acqua, che è un bene pubblico secondo l’esito del referendum del 2011.

Sinistra Italiana è contraria a questo regolamento e di ciò chiederà conto al Governo in Parlamento e opererà perché il diritto al quantitativo minimo vitale di acqua venga riconosciuto a tutti come diritto fondamentale della persona, secondo le previsioni della vigente legge, dell’ONU e dell’OMS.

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