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Martedì, 7 Febbraio 2023
Politica Anghiari

Presidenza della Provincia, sul fronte civico Polcri è pronto: domani il deposito delle firme

Una candidatura trasversale che dal civismo di centro destra passa per i moderati di Marco Donati e arriva al Pd aretino "perché i territori devono essere rappresentati tutti, senza distinzioni di colori politici" dice Polcri

Una dichiarazione che dice tutto nei contenuti e anticipa nei suoi significati la mossa di domani. Alessandro Polcri, sindaco di Anghiari scavalcata la notte depositerà le firme per la sua candidatura a presidente della Provincia di Arezzo. Un candidato che ha l'intenzione di rappresentare tutti i sindaci di ogni vallata e di ogni colore, forte del suo civismo e anche del fatto che tra le firme raccolte in maniera trasversale ci siano anche quelle che fanno riferimento all'area moderata di Marco Donati e quelle del Pd aretino. Un'azione impossibile da compiere con sindaci come Andrea Tavarnesi e Roberto Pertichini che non hanno accettato di candidarsi.

Una strategia che è nata nell'ombra e poi è salita alla ribalta con dichiarazioni nelle sedi istituzionali e nelle interviste pubbliche in un crescendo che culmina nelle dichiarazioni di questa sera, dove Polcri spiega il perché della sua candidatura alternativa a quella della presidente uscente Silvia Chiassai Martini. Il risultato mostrerà una frattura più o meno netta nel centro destra rispetto a quello che molti moderati di area chiamavano già il "partito dei sindaci."  Di contro Chiassai si fa forte della raccolta di più del doppio delle firme necessarie e di un annunciato ritrovamento di unità d'intenti nel centro destra.

La dichiarazione di Polcri

“Uno degli obbiettivi che dobbiamo perseguire nell’immediato futuro è quello di tornare a vedere nella Provincia la “Casa dei comuni”, di tutti i comuni, senza distinzione di appartenenza politica. Il ruolo del presidente, in questo contesto, dovrebbe quindi essere oggetto di turnazione, come avviene ad esempio nelle unioni dei comuni, rimanendo al fianco degli enti senza dividerli, interagendo con la Regione per portare avanti gli interessi dei vari territori, che ricordiamocelo, non hanno colore. Da qui la necessità del massimo coinvolgimento di tutti i consiglieri provinciali e di tutti i sindaci, dai comuni più grandi ai borghi più piccoli, nelle scelte relative alla definizione dei programmi e nella gestione dell’Ente.

L’idea della “Casa dei comuni” non può dunque limitarsi ad una semplice funzione di coordinamento ma deve evolversi come piattaforma di sistema, sfruttando tutte le possibilità offerte dalla Legge e coniugando la funzione di Ente Intermedio con i compiti che la Provincia è chiamata a svolgere come ente autonomo di rilievo costituzionale.

Tutto questo all’interno di scelte condivise con il sistema istituzionale locale, per rafforzare le funzioni fondamentali provinciali e restituire all’ente una vera rappresentanza territoriale, in grado di rispondere agli interessi delle comunità, in particolare di quelle che vivono nelle aree più interne e periferiche.

Se si vuol consolidare l’Ente provincia occorre lavorare in questa direzione perché altrimenti diventa difficile pensare di sviluppare un ragionamento di tipo strategico per il sistema locale.

Occorre avere consapevolezza della necessità di promuovere un progetto unitario della governance territoriale che assicuri la modernizzazione del sistema amministrativo locale e implementi lo sviluppo socioeconomico dei territori”.

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