Prc Arezzo: "Sanità a rischio collasso, pochi medici, pochi infermieri, pochi operatori"

Particolari preoccuazione destano anche le condizioni dell'emergenza urgenza che, a detta degli esponenti del Prc, registra una "bassa attrattività"

E' il Partito di rifondazione comunista Arezzo a sostenere le preoccupazioni delle organizzazioni sindacali in merito allo stato di salute del servizio sanitario.

"Ci troviamo già in una grave crisi di risorse professionali mediche che rischia di accentuarsi nei prossimi anni, come denunciato dai sindacati urge un'inversione di rotta e investire sul personale - sottolineano dal Prc Arezzo - C'è carenza di medici specialisti visto che nei prossimi anni mediamente si laureeranno circa 10.000 medici ogni anno, c'è carenza di vocazioni verso determinate branche specialistiche, testimoniate dal recente censimento ALS (Associazione Liberi Specializzandi), relativo ai contratti di formazione specialistica assegnati all’ottavo scaglione 2018, pubblicate lo scorso ottobre".

Particolari preoccuazione destano anche le condizioni dell'emergenza urgenza che, a detta degli esponenti del Prc, registra una "bassa attrattività: medicina d’urgenza riportava infatti, sempre a seguito del censimento ALS, una percentuale di assegnazione del 32,8% e anestesia e rianimazione del 40,2%. Risultavano invece da tempo saturati al 100% i posti in chirurgia plastica, dermatologia, oculistica, endocrinologia, pediatria, oftalmologia e cardiologia, discipline che aprono sbocchi di carriera anche sul territorio".

In aggiunta a questo, sempre stando agli esponenti del Prc, si registrerebbe un "peggioramento delle condizioni di lavoro, con aumento dei carichi individuali, associato al mancato rispetto della normativa europea sui riposi ed alimentato da un sentimento di sfiducia rispetto ad un possibile miglioramento della situazione, ha spinto numerosi medici a lasciare gli ospedali pubblici in favore del privato o a emigrare in altre regioni alla ricerca di soddisfazioni professionali ed economiche maggiori. Il fenomeno, inizialmente marginale e “fisiologico”, sta assumendo ora dimensioni importanti senza contare, tra l'altro, le fuoriuscite legate al pensionamento di personale medico e infermieristico che nei prossimi anni per il superamento dello scalone previdenziale introdotto dalla riforma “Fornero” e rischia di subire un’ulteriore brusca accelerazione. E’ evidente, quindi, che non basteranno i giovani medici a sostituire i pensionamenti, per colpa dell’errata programmazione degli specialisti perpetrata negli anni passati, ma soprattutto crollerà la qualità generale del sistema perché la velocità dei processi presenti e, soprattutto, futuri non concederà il tempo necessario per il trasferimento di competenze dai medici più anziani a quelli con meno esperienza sulle spalle. Si tratta, infatti, di esperienze, di conoscenze pratiche e di sofisticate capacità tecniche che richiedono tempo e un periodo di osmosi tra diverse generazioni professionali per essere trasferite correttamente".

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Sia i sindacati che le associazioni professionali più volte hanno stato sollecitato l’attuale Governo, come quelli precedenti, a porre dei correttivi per far fronte a questa emergenza, stimolando un vivace dibattito e, nonostante la legge appena approvata dal parlamento, una decisa svolta nelle politiche assunzionali che superi l’anacronistico blocco introdotto con la legge finanziaria 2006 è largamente insufficiente per ridurre il deficit.

Rifondazione Comunista ha sempre sollevato le problematiche e le condizioni di lavoro nei reparti ospedalieri e nei servizi territoriali. Il blocco del turnover, introdotto con la legge n. 296 del 2006, ha determinato, ad oggi, una carenza nelle dotazioni organiche di circa 10 mila medici in tutto il territorio nazionale. I piani di lavoro, i turni di guardia e di reperibilità vengono coperti con crescenti difficoltà e una volta occupate le varie caselle “si incrociano le dita sperando che nessuno si ammali buttando all’aria il complicato puzzle che bisogna comporre ogni mese”.

E' dal 2007 che Regioni ed aziende risparmiano tagliando sul personale,  ferocemente sfruttato per raggiungere l’equilibrio di bilancio. Non si tratta solo di turnover ma anche di gravidanze o di assenze per malattie prolungate mai sostituite. Il risparmio per le aziende, relativamente al mancato turnover dei medici e dirigenti sanitari per il solo 2018 è valutabile, sempre per le statistiche nazionali, intorno al miliardo di euro, mentre gli straordinari non retribuiti rappresentano un regalo di 500 milioni che ogni anno viene dai medici e dirigenti sanitari elargito alle aziende.

È dunque indispensabile assumere personale medico e sanitario, in particolare nell'ASL Sud Est dove da anni le mancanze creano disservizi agli utenti con code e tempi di attesa troppo lunghi, sopratutto anche nelle degenze di pronto soccorso, ed è per questo che sosteniamo le criticità sollevate dalle organizzazioni sindacali.

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