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Potere al Popolo: "Addio Casa delle Culture, è stato un fiore all'occhiello"

Nota di Potere al Popolo sulla Casa delle culture di Arezzo. Era già nell’aria da tempo e finalmente l’assessora Barbara Magi ne ha dato conferma: dopo nemmeno 10 anni di vita, la Casa delle Culture, uno dei fiori all’occhiello delle politiche...

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Nota di Potere al Popolo sulla Casa delle culture di Arezzo.

Era già nell'aria da tempo e finalmente l'assessora Barbara Magi ne ha dato conferma: dopo nemmeno 10 anni di vita, la Casa delle Culture, uno dei fiori all'occhiello delle politiche per l'integrazione culturale in Toscana, chiuderà i battenti lasciando che le varie diversità culturali presenti in città, anziché incontrarsi in questo magnifico spazio nel centro della città, si rinchiudano sempre più su loro stesse, invece di contaminarsi positivamente e quindi migliorarsi vicendevolmente. Uno dei pochi progetti partecipativi realizzati davvero, promosso nel 2007 dall'assessora alla Partecipazione e all'Integrazione Aurora Rossi (una mosca bianca comunista all'interno della Giunta Fanfani), che nel corso dei favolosi anni della partecipazione popolare era riuscita a dare impulso a occasioni di reale coinvolgimento di cittadini e cittadine in processi di progettazione partecipata che hanno fra l'altro regalato alla città: la riqualificazione di Piazza Sant'Agostino, trasformata da grigio parcheggio alla splendida forma in cui la vediamo oggi; l'Orchestra Multietnica O.M.A., che tutt'ora porta il nome di Arezzo nelle piazze estive e nei principali teatri in Italia, e appunto la Casa delle Culture. Questo spazio polifunzionale che, grazie al coinvolgimento reale di rappresentanti delle varie etnie e culture presenti in città, ha permesso di arricchire il PIUSS con un effettivo processo partecipativo, mentre il resto del Piano, contrariamente a quanto stabilito dal bando regionale, aveva visto scarsa partecipazione di cittadini e stakeholder, tanto che gli altri edifici ristrutturati con i finanziamenti PIUSS sono rimasti scatole vuote e sono stati ben presto destinati a funzioni diverse da quelle previste nel Piano stesso. La Casa delle Culture, invece, grazie alla progettazione partecipata conteneva già al suo avvio i germogli per una ricca fioritura multicolore. E' stata pian piano fatta appassire nel corso del successivo mandato della Giunta Fanfani, affidata alla svogliata cura di una dirigenza comunale povera di fantasia ma ben attenta ad evitare complicazioni. Infine è stata appaltata ad una grande organizzazione, certamente benemerita, ma probabilmente ingessata da un regolamento e da una disciplina "a prova di scasso", cioè capaci di ostacolare e scoraggiare qualsiasi tentativo di animare e questo magnifico spazio. La mazzata finale verrà data dalla Giunta Ghinelli, che si ritrova fra le mani questo enorme spazio "disabitato" (700 metri quadrati) effettivamente sottoutilizzato. Del resto, appena insediatasi, la Giunta di destra ha significativamente cambiato la denominazione dell'Assessorato da "integrazione" a "immigrazione", affidandolo ad una leghista. Di fatto la Casa delle Culture cambierà la propria ragione sociale, occupandosi della semplice "accoglienza" degli immigrati che, loro malgrado, devono affrontare la complicata burocrazia stabilita per la loro condizione di ospiti, per di più indesiderati. Gli spazi rimanenti saranno più proficuamente destinati ad un "diverso utilizzo", come affermato dall'assessora Magi. Non bisognerà poi meravigliarsi se i membri delle numerose e diverse comunità etniche presenti in città rimarranno sempre più chiusi in loro stessi, magari relegati in quartieri ghetto, presidiati H24 da solerti Forze dell'Ordine, rinforzate da agenti della Polizia Municipale dispendiosamente equipaggiati allo scopo dall'intrepido Comandante Cecchini, fatto arrivare da Padova per applicare al meglio le norme introdotte dall'ineffabile Ministro Minniti, che di accoglienza se ne intende, come dimostrano gli effetti dei recenti accordi Italia-Libia.
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