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A San Giovanni discussione aperta su Podere Rota, due mozioni non approvate in consiglio

Erano state chieste anche le dimissioni del sindaco di Terranuova Sergio Chienni

"Durante il consiglio comunale che si è svolto ieri, il gruppo “liste civiche sangiovannesi” ha presentato due mozioni che, francamente, non potevamo davvero approvare." Si esprime così il raggruppamento Centro sinistra per San Giovanni Valdarno che spiega anche le motivazioni: "La prima mozione richiedeva il riconoscimento al comune di San Giovanni Valdarno di un indennizzo post mortem a seguito della chiusura della discarica di podere rota tramite la richiesta di adozione al consiglio regionale di una normativa chequell'ent non può approvare perché la materia è già regolamentata da leggi statali o della comunità europea, norme di rango superiore quindi. La seconda mozione richiedeva di discutere l’ampliamento della discarica all’interno della conferenza dei sindaci, istituzione che si occupa di fondi socio-sanitari del distretto socio sanitario, e chiedeva che venissero richieste, sempre all’interno di un organismo deputato a fare altro, le dimissioni del presidente, il sindaco di Terranuova Bracciolini, Sergio Chienni. Due cose che i nostri amici sapevano bene non sarebbero arrivate da nessuna parte ma che potevano fare spettacolo."

"Il nostro gruppo consiliare, che incorpora sensibilità di una lista civica e di una fortemente politica, non ha paura di mettere in difficoltà forze politiche vicine al centro sinistra, semplicemente non vuole andare dietro a chi ha intenzione di menare il can per l’aia e aprire altri tavoli contrattuali con la Regione o chi che sia, che rischiano di depotenziare la nostra azione incisiva e fortemente motivata a non consentire l’ampliamento della discarica. Questa politica delle nostre opposizioni, rinchiusa ossessivamente dentro poche idee e poche sicurezze calcificate, non riusciamo più a seguirla, la vediamo sempre più vicina a populismi locali impegnati più nella propaganda personale che nella soluzione dei problemi dei cittadini. In verità ci aspetteremmo posizioni più elevate dalle liste civiche che hanno in passato dimostrato anche capacità progettuali più edificanti."

"Ora vediamo quali sono le motivazioni normative che i nostri amici hanno volontariamente trascurato:

Nella prima mozione - "Non è stata accolta dal nostro gruppo, pur comprendendone le motivazioni, perché in materia di discarica per quanto riguarda la ripartizione del disagio, non è la Regione, ma l'Ato che deve disciplinarlo, rapportandosi alla normativa nazionale (D.Lgs 36/2003 Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti"; e D.lgs. 152/2006 T.U. SULL'AMBIENTE). Nel caso della discarica Casa Rota, infatti, già nel 2008 la vicenda è stata portata al vaglio del Tar Toscana, il quale si è espresso con la sentenza 1387/2009 che ha definitivamente sancito come il disagio della discarica non può essere riferito solo al Comune di Terranuova Bracciolini, su cui insiste l'impianto, ma anche nei comuni limitrofi, quali San Giovanni, Castelfranco-Pian di Scò, Figline V.no, Loro Ciuffenna, etc. Ricordiamo come, a seguito di tale pronunciamento, è stato modificato lo Statuto dell'Ato e sottoscritta una nuova convenzione il 9.11.2017, tra Ato e comuni di San Giovanni Valdarno e Terranuova Bracciolini, in base alla quale viene riconosciuto una parte del disagio ambientale anche al nostro comune che diventa così destinatario della ripartizione dell'indennità da disagio ambientale. Richiedere quindi alla Regione di normare sul c.d. indennizzo post mortem, riconoscendo un'indennità al Comune di San Giovanni, vuol dire sbagliare interlocutore: è l’Ato che deve disciplinare il disagio, la Regione non ha nessuna competenza a riguardo. Inoltre, la legislazione nazionale per il post mortem (cfr D.lgs 36/2003), prevede che gli accantonamenti debbano essere usati per trenta anni esclusivamente per la manutenzione della discarica. E che il prezzo corrispettivo per lo smaltimento in discarica deve coprire i costi di realizzazione e di esercizio dell'impianto, i costi sostenuti per la prestazione della garanzia finanziaria ed i costi stimati di chiusura, nonché i costi di gestione successivi alla chiusura... per un periodo di trenta anni. Essendo quindi la norma di riferimento di rango superiore, si chiedeva alla Regione di emanare un provvedimento fuori dalla sua competenza. La mozione quindi non avrebbe mai raggiunto l’obiettivo auspicato."

Nella seconda mozione - "I sindaci dei comuni limitrofi “…più di una volta si sono espressi pubblicamente sulla chiusura di Podere Rota al 2021..”. Non vediamo il senso di creare una forzature cercando una manifestazione impropria, “vincolante”, senza spiegare che valore avrebbe il termine vincolante, all’interno di un organismo deputato a fare altro, ad occuparsi di altro. La conferenza zonale dei sindaci infatti, come previsto dalla legge regionale n. 41 del 2005, ha competenze in materia socio-sanitaria. Forzatura che diventa irritante nella formulazione di richiesta delle dimissioni del presidente della conferenza dei sindaci, così, a freddo, senza aver prima iniziato una interlocuzione seria e serena con gli altri comuni."

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