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Disagio giovanile

"Autolesionismo e tentati suicidi, dati impressionanti per i minori aretini. Altro che cessi da pulire"

Stamani la conferenza stampa del Pd: "La provincia di Arezzo presenta uno tra i tassi più alti di abbandono scolastico e il Comune dovrebbe contrastare il disagio giovanile. Invece la vicesindaca Tanti si limita a fare battute di bassa lega"

Il 22% di abbandono scolastico, tra i più alti in Italia, è uno dei dati preoccupanti citati durante l'incontro di questa mattina. Fonte: provveditorato agli studi. E poi ci sarebbero stati circa 100 casi di tentato suicidio o casi di autolesionismo nei periodi del lockdown Covid. Stavolta la fonte citata è lo Smia Arezzo (Salute Mentale Infanzia e Adolescenza) della Asl Toscana Sud Est. A sciorinare i numeri che darebbero forma al disagio giovanile nell'Aretino sono i rappresentanti del Pd in conferenza stampa. Un appuntamento indetto per rispondere, ancora una volta, alle parole della vicesindaca di Arezzo Lucia Tanti. In particolare, hanno parlato Donella Mattesini e Valentina Vaccari, consigliere comunali, Gabriele Rossi della segreteria comunale Pd e Alessio Occhini vice presidente dei giovani democratici.

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A seguito dello scarceramento del 16enne aretino che faceva parte della baby gang che aveva terrorizzato gli adolescenti di Arezzo nei mesi scorsi, la vicesindaca aveva detto che il giovane sarebbe dovuto restare in carcere. Non era la prima volta che Tanti affrontava il tema baby gang. Dopo l'arresto del capo della banda "Famiglia Montana", alla fine dello scorso marzo, aveva suggerito, per lui, l'attività di pulizia dei bagni pubblici.

Ne era nato un confronto dialettico proprio con Donella Mattesini del Pd. Il partito era poi tornato sull'argomento, sollecitando l'amministrazione sul fronte delle politiche sociali e pure Futuro Aretino, su tutt'altro fronte politico, era intervenuto sulla questione, facendo parlare anche alcuni ragazzi.

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La conferenza stampa del Pd: da sinistra Gabriele Rossi, Valentina Vaccari, Alessio Occhini e  Donella Mattesini

L'attacco del Pd: "Smantellato lo spazio famiglia"

“Da due anni - ha detto stamani Valentina Vaccari - cerchiamo di contribuire con progetti e idee ma dinanzi a questo atteggiamento riscontriamo solo latitanza e mancanza di progettualità da parte dell'amministrazione comunale. Sono spariti spazi di inclusione e condivisione, analisi dei bisogni, partenariati e azioni concertate con gli attori istituzionali e sociali che operano da anni. Per non parlare dell'indifferenza nell'assistenza alla genitorialità”.

Donella Mattesini ha aggiunto: “il disagio giovanile non è un destino, è frutto della mancanza di risposte da parte di chi dovrebbe darle, a partire dall'amministrazione comunale. Essere genitori oggi non è facile, serve un’azione permanente di sostegno alla genitorialità a partire dai servizi che concilino i tempi di vita e di lavoro. Questo per evitare che i ragazzi restino spesso soli specie durante un'età delicata come l'adolescenza. Occuparsi dei minori e includerli in un ambiente contrassegnato da benessere familiare è una grande responsabilità che chiama in causa le competenze del Comune. Quest’ultimo deve diventare fulcro di una rete interistituzionale di lavoro condiviso. L'uso delle sostanze stupefacenti e di alcol ad Arezzo ha numeri preoccupanti, l'abbandono scolastico in provincia è del 22% e prevalentemente maschile, 100 sono stati i tentativi di suicidio e autolesionismo da parte di minori nei mesi caratterizzati dalle chiusure tra il 2020 e il 2021. Per tutti questi temi abbiamo posto interrogazioni in consiglio comunale a cui non è stata data risposta”. Mattesini ricorda poi l'impoverimento dello spazio famiglia. "Oggi c'è una sola operatrice, un tempo ci lavoravano 6 figure tra assistenti sociali, operatori Asl, psicologi".

Gabriele Rossi della segreteria comunale Pd e Alessio Occhini dei giovani democratici: “Vogliamo rispondere a certe esternazioni, sul carcere come percorso educativo, soprattutto del vicesindaco. Esse denotano scarsa sensibilità istituzionale. Innanzitutto, respingiamo l'accusa di buonismo: commettere un reato è un comportamento che va punito e la vittima non deve essere messa sullo stesso piano del bullo. Ma  non possiamo limitarci a una battuta superficiale, di bassa lega, come quella lanciata dopo l'arresto del capo della baby-gang sui 'cessi pubblici da pulire'. La troviamo offensiva nei confronti dei minori in difficoltà. Occorrono interventi educativi strutturali, offerte culturali di cui tutta la comunità si faccia carico, investimenti e forme di collaborazione più estesa. Se pensiamo di intervenire sul disagio giovanile prendendo ad esempio il caso del crimine commesso da un singolo ed escludendo i processi di socializzazione territoriale, siamo sulla strada sbagliata”.

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