Maurizi (Pd), "Turismo? Grandi proclami e servizi che non funzionano. A partire dai bagni pubblici”

Il turismo ed i servizi della città di Arezzo sotto la lente d'ingrandimento della consigliera comunale del Partito Democratico Claudia Maurizi che punta il dito sugli aspetti che secondo lei non funzionano a partire dalle condizioni in cui si...

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Il turismo ed i servizi della città di Arezzo sotto la lente d'ingrandimento della consigliera comunale del Partito Democratico Claudia Maurizi che punta il dito sugli aspetti che secondo lei non funzionano a partire dalle condizioni in cui si trovano i bagni pubblici, in parte chiusi, in parti in pessimo stato. Maurizi pone anche domande all'amministrazione circa l'idea di predisporre una tribuna ad hoc per i turisti stranieri, con la quale non si trova d'accordo.

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La dichiarazione di Maurizi:

La valorizzazione del turismo si misura anche, se non soprattutto, dalle piccole cose, quelle che danno il segno dell’accoglienza. Il visitatore non ha bisogno di proclami sul luminoso futuro turistico di Arezzo, ma di servizi. Ad esempio i bagni pubblici. Quelli del parcheggio Eden, importanti in considerazione della centralità della zona e del flusso di persone che lasciano l’auto in sosta, sono chiusi. Non funzionano e sembra, di fronte alle proteste, che il Comune abbia comunicato di non avere le risorse sufficienti per aggiustarli. Altri bagni pubblici in zone strategiche della città, come quelli al Praticino, appaiono in pessime condizioni. Se il turismo è una priorità, allora ci vuole coerenza a cominciare proprio dai servizi essenziali. E i bagni forse vengono prima di una tribuna speciale della Giostra del Saracino dedicata agli stranieri o, comunque, ai non aretini. A questo proposito, mi domando se in questa tribuna saranno offerti servizi speciali e in questo caso sarebbe interessante sapere quali. Ma se si tratta semplicemente di posti a sedere, la domanda è perché dividere gli aretini da quelli che non lo sono. Lo spettacolo non è soltanto la carriera ma anche la passione dei quartieristi, le loro emozioni, la loro rabbia e la loro gioia. Perché non offrire anche la possibilità di condividere tutto questo fianco a fianco? Perché creare un’area riservata che somiglia più ad una ghettizzazione che ad un privilegio? La destra non resiste alla tentazione di separare lo “straniero”. Anche quello che paga.

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