LeU Arezzo: "Nidi e scuole dell'infanzia, il Comune di Arezzo taglia"

"Una ristrutturazione aziendalistica: è questo il senso dell'ennesima ristrutturazione dei servizi per l'infanzia ad Arezzo. L’Amministrazione comunale fotografa la situazione e taglia, senza porsi domande sul significato dei numeri dei bambini...

asilo nido

"Una ristrutturazione aziendalistica: è questo il senso dell'ennesima ristrutturazione dei servizi per l'infanzia ad Arezzo. L’Amministrazione comunale fotografa la situazione e taglia, senza porsi domande sul significato dei numeri dei bambini che frequentano o meno le scuole dell'infanzia e i nidi e, soprattutto, non attiva alcun intervento per cambiare i dati di fatto".

Attacca così una nota di Liberi e Uguali Arezzo sui servizi per l'infanzia.

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Dai materiali predisposti dall'Amministrazione comunale scaturiscono alcuni dati.

1. rispetto ai potenziali utenti presenti nel nostro comune, molti bambini non frequentano né scuole dell'infanzia né nidi. 2. I posti a disposizione nelle strutture del sistema integrato (comunali, statali, private) sono superiori alle domande e alle frequenze. 3. Questo fenomeno è più marcato nelle scuole dell'infanzia e molto meno nei nidi. 4. Nei nidi la frequenza rispetto ai potenziali utenti è del 40% circa, inoltre domanda/offerta (ricettività/frequenza) quasi si equivalgono. 5. La copertura dei posti disponibili è superiore nelle strutture comunali e inferiore nelle altre. Da questo andamento, e da altri dati, ne derivano alcune considerazioni. 1. la crisi economica e il lavoro precario o malpagato fanno sì che nascano meno bambini e che molte famiglie che hanno un figlio non possano permettersi di pagare le rette. 2. L'offerta delle strutture comunali è ancora preferita rispetto alle altre. 3. Specialmente nei nidi anziché tagliare c'è bisogno di confermare la disponibilità di posti. 4. La vulgata secondo la quale gli immigrati "ci rubano il posto" si dimostra, dati alla mano, del tutto infondata, giacché se vi sono posti vuoti vuol dire che nessuno ruba a nessuno. A questo punto un’amministrazione coscienziosa dovrebbe attivare un insieme di azioni e non adeguarsi ad una situazione che penalizza bambini e famiglie. In primo luogo dovrebbe condurre con tutti gli altri comuni una battaglia per disporre di maggiori risorse, al fine di permettere al maggior numero di bambini di frequentare luoghi fondamentali per la loro crescita. Non è possibile declamare il valore della famiglia e poi non assicurarle i servizi essenziali, non bonus bebè occasionali, ma strutture permanenti per l'infanzia e soprattutto a costi sostenibili dalle famiglie. In secondo luogo dovrebbe implementare la risposta che essa, Amministrazione comunale, fornisce. Un sistema integrato si regge su più gambe: se quella comunale si tende a restringerla fino a renderla quasi minoritaria o ininfluente salta il concetto stesso di sistema integrato. L'attuale progetto di ristrutturazione di fatto è un ulteriore assottigliamento nella erogazione di servizi e del ruolo e della presenza comunale nel sistema integrato, che non si compensa certamente con altri interventi declamati nel progetto. Infine, un’amministrazione lungimirante non dovrebbe, in modo del tutto inappropriato, parlare di "tetto alla presenza di alunni stranieri". Questa affermazione riaccredita la bufala, smentita dai dati forniti della stessa Amministrazione, che vi siano troppi bambini stranieri che rubano il posto di quelli italiani. Per giunta significa non sapere o non riconoscere una verità: nell'età dell'infanzia tra i bambini le differenze sono cosa naturale, non problematica, non ostacolo all’integrazione; caso mai si tratta di lavorare affinché i processi di socializzazione avvengano al meglio, anche col coinvolgimento delle famiglie che nelle strutture dell’infanzia hanno fin qui trovato una valida forma di reciproca conoscenza e integrazione. Altra cosa è evitare, specie nelle scuole primarie (elementari), che si creino situazioni di ghetto. In questo caso serve l’azione di altre autorità scolastiche per distribuire in modo ragionato e diffuso su più scuole la presenza di ragazzi figli di migranti, in modo da favorire l’inclusione di questi e la convivenza tra coetanei e le loro famiglie.

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