Legge Delrio, Tenti: "Di scena le elezioni dello pseudo consiglio provinciale"

Il commento di Fausto Tenti segretario di Rifondazione Comunista alle seconde elezioni per il rinnovo del consiglio provinciale di Arezzo che si sono tenute ieri tra i consiglieri comunali ed i sindaci aretini. Domenica 18 dicembre si sono svolte...

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Il commento di Fausto Tenti segretario di Rifondazione Comunista alle seconde elezioni per il rinnovo del consiglio provinciale di Arezzo che si sono tenute ieri tra i consiglieri comunali ed i sindaci aretini.

Domenica 18 dicembre si sono svolte – all'insaputa dei più - le seconde “elezioni” dello “pseudo” consiglio provinciale di Arezzo, così come previsto dalla legge Delrio n. 56/2014, meglio conosciuta come legge “Delirio”, vista la confusione istituzionale e non solo che quell'obbrobrio di normativa ha generato nel Paese. Questa legge - partorita (anche) da un Ministro appartenente ad un setta religiosa assai integralista (non c'entra nulla ma è sempre utile sapere con chi abbiamo a che fare) - avviava l’estinzione eutanasica dei consigli provinciali eletti a suffragio universale ed era per sua esplicita ammissione una legge transitoria. A proposito delle Province, infatti, il comma 51 dell’unico articolo che costituisce la legge, così recita: “In attesa della riforma del titolo V della seconda parte della Costituzione e delle relative norme di attuazione, le Province sono disciplinate dalla presente legge”. Prima di tutto è abbastanza curioso – per non dire assurdo e folle - che una legge disciplini e regolamenti qualcosa in attesa di altre norme, e comunque le attese ed i desiderata di Delrio e soprattutto dell’ex Presidente del Consiglio Renzi sono state sonoramente disattese dall’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre... C'è da domandarsi, quindi, come leggere coerentemente proprio con l’espressione della volontà popolare questa “pseudo” scadenza elettorale per eleggere gli “pseudo” consigli provinciali. La “speranzosa nel futuro” legge Delrio prevede, infatti, un'elezione di secondo livello riservata esclusivamente ai consiglieri comunali ed ai sindaci dei comuni della provincia, elezione oltretutto condita da un voto ponderato sulla base di un indice determinato in base alla consistenza demografica del comune di appartenenza. Detto in altri termini, il consigliere comunale di Talla conta molto meno del consigliere di Cortona e conseguentemente “contano” e “pesano” meno i cittadini di Talla rispetto a quelli di Cortona, a loro volta meno “pesanti” di quelli di Arezzo e così via...

Con questo nobile e aristocratico meccanismo, di sapore vagamente feudale e reazionario, in Provincia di Arezzo si è appena provveduto a “pseudo-eleggere” – in house providing - un consiglio di 12 componenti con buona pace sia della rappresentatività politica che territoriale!

Tornando alla nostra Costituzione, c'è da chiedersi quale sia l’ipotetica coerenza della legge Delrio, alla luce dell’esito referendario: se le Province sono rimaste di diritto uno dei capisaldi dell’architettura istituzionale della Repubblica Democratica, dove è andata a finire la sovranità popolare dell’art. 1 della Costituzione? Non sarebbe stato meglio non far svolgere questa farsa “pseudo-elettorale”, e altresì impedire che nelle prossime domeniche ne avvengano delle altre?

Noi continuiamo con forte convinzione a credere che la legge Delrio sia una pessima e disastrosa legge, che ha introdotto e diffuso guasti istituzionali e non solo, prodotto frustrazione nelle lavoratrici e nei lavoratori delle Province e che ha vieppiù ingenerato confusione senza minimamente incidere sui problemi che tutt’ora sentono i territori, dalla manutenzione delle strade a quella delle scuole, alle competenze in materia di ambiente e tutela pesaggistica. Una legge che tuttavia un esito percepibile ma nefasto lo ha avuto: aver ridotto ai minimi termini l’esercizio di verifica e controllo, fondamentale in democrazia, da parte dei cittadini tramite i loro eletti nei consigli comunali.

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A questo punto, occorre prodigarsi con tutti i mezzi per sottoporre al vaglio della Corte Costituzionale il provvedimento raffazzonato, anti democratico e demagogico rappresentato dalla legge n. 56/2014.

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