Interruzione volontaria gravidanza, "riorganizzare i consultori anche nella fase coronavirus"

Proposta di risoluzione approvata in Regione. Tra gli impegni richiesti: favorire l’accesso all’aborto farmacologico, rilanciare la rete dei consultori e intervenire sull’obiezione di coscienza

È stata approvata dal Consiglio regionale a maggioranza, nella seduta di ieri, la proposta di risoluzione che impegna la giunta regionale a garantire il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza anche nella fase dell'emergenza da Covid-19. L'atto - firmato dai consiglieri Paolo Sarti e Tommaso Fattori di Toscana a Sinistra, Monica Pecori e Serena Spinelli del gruppo Misto e Alessandra Nardini del Pd - è stato sottoscritto nel corso della votazione anche dai consiglieri Fiammetta Capirossi, Francesco Gazzetti, Monia Monni e Enrico Sostegni (Pd), Elisabetta Meucci (Italia Viva), Gabriele Bianchi (gruppo Misto), Giacomo Giannarelli, Andrea Quartini e Irene Galletti (M5s). 
Nello specifico, la proposta di risoluzione impegna il governo regionale a riorganizzare e riqualificare quanto prima la rete dei consultori e a implementare pratiche e modelli innovativi realizzando strutture intermedie in tutte le zone sociosanitarie della regione, nonché a garantire il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza farmacologica nei poliambulatori e nei consultori. L'atto invita inoltre la Giunta ad assicurare almeno il 50 per cento del personale medico e sanitario non obiettore nei presidi ospedalieri per garantire la piena applicazione della legge 194 e a verificare che le Asl assicurino questi parametri. I firmatari chiedono inoltre l’avvio di una fase di sperimentazione che preveda l'allungamento della tempistica limite dell'interruzione volontaria della gravidanza farmacologica fino alle nove settimane e a prevedere che ogni struttura pubblica e privata sia concesso l'accreditamento soltanto se applica pienamente quanto previsto dalla legge 194.

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