Il rapimento di Moro, lo scienziato della politica. Il ricordo di Giuseppe Giorgi

La riflessione di Giuseppe Giorgi a distanza di 40 anni dal giorno del rapimento del presidente della Democrazia Cristiana. Riflettere sulla lezione morotea, a 40 anni da via Fani, non è esercizio retorico, è ricerca di pensiero lungo...

La riflessione di Giuseppe Giorgi a distanza di 40 anni dal giorno del rapimento del presidente della Democrazia Cristiana.

Riflettere sulla lezione morotea, a 40 anni da via Fani, non è esercizio retorico, è ricerca di pensiero lungo, confronto e azione, linea e strategia.

Prima di tutto la politica, la capacità di rappresentanza d’interessi popolari per il bene comune. Oggi e ieri, differenze e similitudini, anni di crisi, di frammentazioni e liquidità sociali.

Aldo Moro era uno studioso, uno scienziato della politica, era innanzitutto un professore universitario ordinario di Diritto penale, amante dell’Università, severo custode delle tesi di laurea dei suoi studenti. Moro era una personalità che praticava la passione della politica, esercitando il dubbio, proponendo coesione e unità, confronto e innovazione. Ho seguito Aldo Moro, in terra fanfaniana, aretina, negli anni giovani della mia formazione politica in quello straordinario laboratorio politico che fu il Movimento giovanile della Democrazia Cristiana in Via Cavour. Marcammo allo storico congresso provinciale dei giovani DC ai Bastioni di S. Spirito, una terza posizione di ascendenza morotea che nella risicata vittoria fanfaniana, emerse come segno di alternativa, contribuendo in modo decisivo alla composizione della sinistra DC aretina.

Aldo Moro ci era maestro, il suo incedere politico era elegante e felpato non disgiunto da coraggio e preveggenza. Fu il democristiano che seppe interpretare meglio i segni dei tempi e ripenso alla sua analisi sulla contestazione giovanile e alla riflessione ai gruppi parlamentari sui 2 vincitori ( DC e PCI ) che dette il via alla politica di solidarietà nazionale. Poc’anzi dicevo della preveggenza morotea: pochi sanno o ricordano che fu Aldo Moro a introdurre nella scuola italiana come materia l’educazione civica.

Quanto ce n’è bisogno anche oggi.

Moro, storia di passione politica e passione umana. L’intreccio tra il cristiano leale al suo Dio e al suo re, era il substrato di uno spirito di servizio alla comunità che assumeva nel Presidente Moro l’etica grande del servire in politica che lo portò a vivere con estrema dignità la sua passione umana. L’ATTIMO: il lungo corteo studentesco in via Ricasoli ha un fremito, giovani DC e giovani comunisti sono insieme a tanti studenti aretini, è il 16 marzo, Gigi, allora dirigente della FGCI, poi diventerà abile vicesindaco della nostra città, mi si avvicina, il volto ovale teso e mi avverte “ Giuseppe, hanno rapito Aldo Moro “.

In quei giorni di sangue fui tra i pochissimi democristiani per la trattativa per la liberazione del Presidente Moro. A distanza di 40 anni quella scelta politica e umanitaria mi attraversa ancora.

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Sere fa ad una riunione politica, al PD, in questi giorni difficili e complicati, un giovane consigliere comunale di Arezzo, cesellava la differenza tra popolarismo e populismo.

Ho subito ripensato alla lezione morotea, al coraggio d’interpretare le ragioni degli umili, all’esercizio del potere per il bene comune.

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