Il Pd di Lucignano dopo il voto: "Sì ai coordinamenti di vallata. Dindalini resti"

Il Pd di Lucignano si schiera in difesa del segretario provinciale Massimiliano Dindalini. Ecco la posizione spiegata in una nota del direttivo. Il direttivo Pd di Lucignano, riunitosi all’indomani dei risultati elettorali dello scorso 19 giugno...

AR/LUCIGNANO PANORAMA

Il Pd di Lucignano si schiera in difesa del segretario provinciale Massimiliano Dindalini. Ecco la posizione spiegata in una nota del direttivo.

Il direttivo Pd di Lucignano, riunitosi all’indomani dei risultati elettorali dello scorso 19 giugno che hanno visto il nostro partito perdere posizioni di governo in molte realtà, anche nel territorio aretino, ritiene all’unanimità che sia inevitabile una riflessione, schietta e sincera, sui perché di tali sconfitte partendo dal fatto che dopo lo straordinario successo elettorale alle Europee 2014 alimentato da un sentimento generale di forti aspettative generato dai primi provvedimenti emanati del Governo Renzi (vedi gli 80 €), e dalla fiducia che la crisi economica fosse ormai alle spalle, purtroppo, causa proprio il perdurare degli effetti della crisi, l’alto tasso di disoccupazione e l’imponente debito pubblico, queste aspettative sono state in parte disattese. Le diseguaglianze continuano ad esserci e le ferite lasciate dalla crisi sono profonde soprattutto nelle fasce medio basse che, storicamente, rappresentano la nostra base elettorale. Il Pd ha pagato tutto questo in quanto forza di governo nazionale e locale anche in quelle realtà ben amministrate come Torino, a dimostrazione che in alcuni casi il voto è stato contro il Pd a prescindere dall’esperienza amministrativa e dal candidato Sindaco espresso. In alcuni casi hanno avuto il loro peso dinamiche più strettamente localistiche sulle quali sarà bene intervenire attraverso un confronto franco e deciso per comprendere appieno i motivi di divisione causati, forse, da eccessivi ed irresponsabili personalismi. Non ci hanno favorito le convergenze Parlamentari con il gruppo Verdini e le alleanze elettorali in alcune realtà del meridione, vedi Cosenza; hanno influito negativamente le divisioni interne che il nostro elettorato recepisce come posizionamento di potere e non come un vero e proficuo dibattito sui tanti temi da dibattere e affrontare. Alcuni di noi vengono da una storia politica che ci ha lasciato molte lezioni, dove forse la più importante è che non dovremmo mai dimenticare che l’interesse generale viene prima di interessi di parte o convinzioni personali. Ecco che una svolta, un cambiamento sono non più rinviabili. Il Pd deve essere il partito degli onesti e dei presentabili e fondamentale deve essere la formazione, preparazione politico-amministrativa di chi ci rappresenta ad ogni livello. L’esperienza, se positiva, deve essere considerata un valore aggiunto da mettere a disposizione. Dobbiamo tornare ad avere un rapporto più proficuo con i corpi intermedi. Nel rispetto dei ruoli e delle prerogative di ognuno. Per esempio, il confronto tra governo e sindacati sulle pensioni ci pare ben impostato. Il Pd, quale forza principale di Governo, deve con più convinzione lavorare su due temi:

Il primo è l’inclusione sociale, raccogliendo il segnale di protesta ma anche di richiesta che viene dalle periferie. Il tema dell’immigrazione va gestito non solo con umanità ma anche con estrema fermezza. I diritti dei rifugiati devono andare di pari passo con i doveri verso le comunità che li ospitano attraverso il loro utilizzo per attività a favore dei territori ospitanti.

Il secondo è il sostegno a chi si rimbocca le maniche per costruire il futuro. Si pensi al Jobs act, il cui obiettivo è l’inclusione dei giovani in rapporti di lavoro stabili o ai sostegni alle nuove imprese.

Per fare questo è importante che ci sia anche un ripensamento urgente sul modello organizzativo del Partito, anche alla luce dell’appuntamento con il Referendum sulle Riforme Costituzionali del prossimo autunno, proprio per questo riteniamo indispensabile la costruzione di una segreteria più autorevole e con maggiori poteri/responsabilità.

Così come riteniamo non in discussione il segretario provinciale nella persona di Massimiliano Dindalini in una fase altamente impegnativa in cui è necessaria la piena operatività.

Per concludere, quello che chiediamo è un rapporto stretto e vincolante tra la Federazione ed i Circoli territoriali attraverso regole che siano valide e vigenti in tutto il territorio Provinciale.

Crediamo utile costituire coordinamenti di Vallata come sostegno al lavoro della Federazione.

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In sostanza quello che chiediamo è un partito solido e strutturato, presente e protagonista attivo nei territori.

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