"Fuori i furbi", Popolari all'attacco sull'iniziativa: "Si mettono le taglie come nel Far West"

I Popolari per Arezzo esprimono contrarietà e incredulità di fronte alla campagna “Fuori i furbi” avviata dall’amministrazione. L’iniziativa, volta a rafforzare il controllo sull’edilizia residenziale pubblica, scarica sui cittadini una...

Popolari per Arezzo - Andrea Gallorini, presidente

I Popolari per Arezzo esprimono contrarietà e incredulità di fronte alla campagna “Fuori i furbi” avviata dall’amministrazione. L’iniziativa, volta a rafforzare il controllo sull’edilizia residenziale pubblica, scarica sui cittadini una responsabilità e un compito che dovrebbero fare capo agli stessi uffici comunali, chiedendo loro di segnalare ipotesi di abusi e casi dubbi relativi all’occupazione di una casa popolare. Ogni mail arrivata al Comune sarà infatti protocollata e diventerà oggetto di verifica, con il rischio di sottoporre a controlli anche persone e famiglie in regola. I Popolari per Arezzo ritengono giusta e necessaria un’attenta valutazione delle singole situazioni e un deciso intervento contro coloro che violano le regole, ma queste azioni dovrebbero essere svolte direttamente dal Comune attraverso un semplice coordinamento di banche-dati come quelle dell’elenco degli assegnatari, dell’ufficio anagrafe e dell’agenzia tributaria.

Il clima di “caccia al trasgressore”, invece, non fa altro che alimentare il sospetto reciproco e la diffidenza, minando quel clima di buon vicinato necessario per una serena convivenza. L’amministrazione, infine, motiva questa campagna nella ricerca di una “maggior partecipazione e uguali diritti per tutti”, ma questa finalità dovrebbe essere raggiunta attraverso strategie propositive e positive per favorire l’incontro e la partecipazione dei cittadini alla vita di Arezzo, evitando di mettere uno contro l’altro. La sterilità di tale impostazione attuata dall’amministrazione, tra l’altro, è già stata dimostrata in passato quando fu richiesto agli aretini di segnalare aree cittadine oggetto di degrado attraverso un’operazione che, anziché colpire e limitare spacci o bivacchi, si limitò a stigmatizzare qualche situazione di difficoltà sociale con scarsi effetti concreti e reali. «Critichiamo l’impostazione dell’iniziativa - puntualizzano i Popolari per Arezzo. - La casa popolare è un bene pubblico e, di conseguenza, devono essere previsti più controlli e deve essere attentamente valutato lo stato effettivo delle situazioni. Questa, tuttavia, è un'azione che il Comune deve svolgere in proprio e con i propri strumenti, ma che invece non sembra in grado di poter assicurare. Al contrario, i cittadini dovrebbero già essere tenuti per senso civico a segnalare trasgressioni, ma non dovrebbero essere stimolati a farlo con iniziative che richiamano le “taglie” del vecchio Far-West».
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