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Elezioni Provincia: è Polcri vs Chiassai. Pd: "I nostri sindaci esclusi di proposito"

La presidente uscente domani formalizzerà la candidatura presentandosi alla stampa. Attesa per Polcri, dal centrosinistra l'affondo: "Chiassai preoccupata di possibili concorrenti?"

Alessandro Polcri e Silvia Chiassai. Al 99,9% saranno loro che il 18 dicembre si affronteranno nella sfida per presidenza della Provincia di Arezzo. Lui, sindaco di Anghiari politicamente cresciuto tra le fila di Forza Italia e successivamente virato verso lidi più civici, aveva sostenuto l’impellenza di un avvicendamento sottolineando come la sua "disponibilità celava un malessere diffuso dei territori che chiedevano una turnazione”. Lei, prima cittadina di Montevarchi e attuale presidente in carica dell’ente, è la donna su cui punta il centrodestra. O almeno una parte di esso. Sì perché sebbene FdI, Forza Italia e Lega non abbiano formalmente alcun dubbio, l’exploit di Polcri parla chiaro.

Volgendo lo sguardo verso il centrosinistra la scena appare quanto mai scarna: o Tavarnesi o Pertichini. Civitella in Valdichiana o Montemignaio. Nessun altro sindaco può concorrere alla presidenza della Provincia. Entrambi infatti, a differenza dei colleghi degli altri comuni, hanno più 18 mesi alla scadenza dei propri mandati, condizione sine qua non per candidarsi. Ma nessuno dei due, indice di ponderazione alla mano, avrebbe avuto possibilità alcuna di vittoria. Un’evidenza così tanto palese da trovare sponda nella candidatura di Polcri il quale ha affermato di aver “visto alcune persone del centrosinistra aretino interessate alla sua candidatura”. Plausibile e, a conti fatti, per nulla da scartare vista l’anima civica del suo governo e la sua contrarietà al Chiassai bis appoggiato invece dalle frange più integraliste del centrodestra.

Chiassai formalizza: domani conferenza stampa

La presidente uscente ha convocato per domenica 27 novembre alle 15,30 nella sede del Comune di Arezzo, la conferenza stampa per l'ufficializzazione della candidatura alla presidenza della Provincia di Arezzo per il centrodestra. Tra gli interventi in calendario anche quello del sindaco Alessandro Ghinelli.

Pd: “26 sindaci esclusi volutamente”

Dunque, il centrosinistra non avrà un suo candidato di bandiera in questa elezione di secondo livello dove, è giusto ricordarlo, alle urne sono chiamati tutti i sindaci e i consiglieri comunali dell’Aretino. Una condizione inevitabile? Mera tempistica? O piuttosto la conseguenza di un calcolo ben ponderato da parte degli avversari? Secondo il coordinamento provinciale del Pd è quest’ultimo aspetto ad avere inquinato i giochi. Ribadiamo. Dopo la riforma Delrio presidente della Provincia può diventare solo un sindaco con più di 18 mesi di governo davanti a sé. O così o niente.

“Nei quattro anni di legislatura dell'amministrazione provinciale la presidente Silvia Chiassai - scrivono dal Pd provinciale aretino in una nota - ha trasformato l'ente in un ente “personale” e non nella casa di tutti i Comuni. Questo fatto è dimostrato in maniera evidente dalla scelta effettuata da Chiassai di indicare la data per il rinnovo della carica di presidente della provincia il 18 dicembre. Scegliendo questo giorno ha volutamente escluso la possibilità per 26 sindaci e sindache del territorio in scadenza nel 2024 di ogni parte politica di potersi candidare. Se la data di convocazione delle elezioni fosse stata antecedente di qualche giorno - e la presidente ne aveva la possibilità - non sarebbe stato così. Un fatto inaudito che non ha precedenti. Forse Chiassai era preoccupata di possibili concorrenti in entrambi gli schieramenti? A causa di questa scelta il centro sinistra ha visto restringere a soli due rappresentanti - il sindaco indipendente di Civitella in Val di Chiana ed il sindaco di Montemignaio - le possibilità di candidatura a presidente della provincia. Entrambi nonostante la pressante richiesta di messa disposizione fatta dal partito democratico hanno, con nostro rammarico, declinato la loro disponibilità. Il coordinamento territoriale del partito democratico auspica una profonda modifica di una legge sbagliata come quella sulle province - seppur promossa da un nostro ex ministro - che consenta all'ente di tornare ad essere espressione diretta dei cittadini e che tolga la possibilità di ricorrere a simili espedienti che hanno l'unico obiettivo di limitare la partecipazione democratica ai processi istituzionali”.

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