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Elezioni 2024

Voti di Ghinelli, Pd: "Arezzo è stanca di lui". Romizi: "33esimo consigliere di cui non sentiamo bisogno"

I commenti dal centro sinistra in consiglio comunale dopo i voti raccolti dal sindaco come candidato alle europee nella lista di Forza Italia Noi Moderati

Il Pd di Arezzo commenta il risultato ottenuto dal sindaco Ghinelli alle europee per le quali era candidato nella lista di Forza Italia Noi Moderati della circoscrizione Centro Italia. Con i suoi 701 voti nel capoluogo e 1576 in tutta la provincia sono arrivate prese di posizione che ne hanno messo in luce lo scarso risultato.

"Arezzo è stanca di Ghinelli: alle europee ha ottenuto solo il 3% del voto amministrativo 2020" ha detto il Pd di Arezzo.

"Poteva essere la tempesta perfetta. Affermazione della destra in Europa, consolidamento di Giorgia Meloni, miracolo di Forza Italia orfana di Berlusconi. Il sindaco Ghinelli era salito sulla nave di Forza Italia diretta a Strasburgo. Il naufragio personale è stato drammatico nonostante le migliori condizioni possibili per una navigazione simbolica ma tranquilla. 701 preferenze. Facciamo un raffronto improbabile: 18.651 voti al ballottaggio 2015 e 23.620 in quello del 2020. Il paragone è impossibile, la percentuale no. Il sindaco Ghinelli ha preso alle europee 2024 poco più del 3% di quanto aveva ottenuto alle amministrative 2020. Prendere meno era certo, prendere molto meno probabile. Prendere quasi niente no. Ghinelli ha forse deluso Tajani ma ha certamente quantificato il suo gradimento da parte degli aretini. Ogni analisi di questo flop è possibile ma nulla potrà togliere la certezza che Arezzo è stanca di Ghinelli. Con lui ci sono stati solo 701 aretini disposti a votarlo per le europee."

Anche Francesco Romizi di Arezzo 2020 ha dichiarato che è “il trentatreesimo consigliere di cui non sentiamo il bisogno”

“Abbiamo un nuovo consigliere comunale anche se lui fa finta di non saperlo. Occorre allora ricordarglielo, perché la performance di Ghinelli in termini di preferenze è buona per sedere tra noi. D’altronde ce ne sono alcuni eletti con 690, perfino in liste minori, e da 690 a 700 è davvero un niente. Giovedì, dunque, invitiamo il sindaco a lasciare il suo scranno e scendere nell’agone politico, nel cuore dell’aula. Quello è il massimo, inequivocabilmente, a cui gli aretini lo hanno oramai confinato. Se poi volesse fare un passo definitivo dimettendosi, salvandoci dall’interregno della sua vice, sarebbe la presa d’atto più corretta”.

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