"No al distrettone con Arezzo e Casentino, sì al ritorno del distretto sanitario della Valtiberina"

Lo afferma Maria Cecchetti, candidata della Lega alle regionali del 20 e 21 settembre in Toscana per la circoscrizione di Arezzo

Maria Cecchetti con Matteo Salvini

No al “distrettone” con Arezzo e Casentino, sì al ritorno del distretto sanitario della Valtiberina. Lo afferma Maria Cecchetti, candidata della Lega alle regionali del 20 e 21 settembre in Toscana per la circoscrizione di Arezzo. “Sono una persona che ha trascorso la sua vita professionale negli ambienti della sanità” – prosegue la Cecchetti - “e quindi conosco bene la situazione, le sue dinamiche e le sue criticità”. Per quali motivi Maria Cecchetti sostiene la necessità del ritorno al distretto territoriale? Il primo – dice – “è costituito dal diritto che ha ogni cittadino di essere adeguatamente seguito e assistito in tutto il suo percorso di cura. L’ospedale di vallata deve prendere in carico il paziente in maniera totale, con presenza 24 ore su 24 del cardiologo, dell’anestesista e degli specialisti. E tutto ha un senso se all’interno del plesso viene a essere ripristinata la rianimazione. In secondo luogo, è necessario creare una rete fra ospedale e territorio per la dimissione del paziente. Ciò significa ancora una volta presa in carico, cure e riabilitazione adeguate. Terzo motivo: per ciò che riguarda il territorio, occorre intensificare la prevenzione e le cure primarie. Obiettivi per i quali mi batterò sempre con il massimo dell’impegno, anche perché la popolazione della Valtiberina non si limita alla parte di fondovalle. C’è una fascia montana con alcuni Comuni che soffrono il disagio tipico di chi vive nelle zone cosiddette marginali, per cui non ha senso costringere queste persone a lunghi spostamenti. Inoltre, per snellire le liste di attesa, sarebbe opportuno espletare le visite specialistiche all’interno della Casa della Salute”. Un ultimo aspetto, non certo per importanza: “Il potenziamento dell’ospedale e del territorio non deve consistere nella mera erogazione di fondi – conclude la Cecchetti – ma nell’impiego di essi per la giusta dotazione di personale medico e sanitario”.

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