Ralli: "Incenerimento a San Zeno? No all'aumento. Città del Natale, la lascerei. C'è un grosso rischio con Ghinelli"

Intervista al candidato del centrosinistra: "Ce la giochiamo. Il sindaco avvantaggiato per l'esposizione mediatica del coronavirus, ma non dice che Arezzo rischia il commissariamento in caso di sua elezione e poi di condanna"

Luciano Ralli

Sessantatré anni, dottore di Medicina interna del San Donato. Nel 2015 uscì in "semifinale", battuto alle primarie del centrosinistra. Stavolta, dopo una certa gestazione interna, il nome di Luciano Ralli approda sulla scheda elettorale, come principale alternativa al sindaco Ghinelli. Sarebbe stato favorito 5 anni fa, stavolta deve rincorrere. E fare i conti con lo scissionista Marco Donati, di cui tre mesi fa disse - tra l'auspicio e la scaramanzia - "pescherà nel centrodestra". Esordio politico col Psi, poi l'approdo alla Margherita, confluita nel Pd. E' stato sia presidente del consiglio provinciale, che di quello comunale di Arezzo (durante il Fanfani bis). Nell'ultima legislatura ha avuto i galloni di capogruppo Pd a Palazzo Cavallo.

Ralli, rimpianti per la chance del 2015?

"Mi piace guardare sempre avanti. In politica quello che è oggi, non è domani. Di professione faccio il medico, la politica per me è passione. E sono orgoglioso di una cosa, in questa corsa elettorale: essere riuscito ad allargare il campo della coalizione. Abbiamo compattato il centrosinistra che si era disunito. Si va da una lista di sinistra come Arezzo 2020 a una più centrista come Curiamo Arezzo. C'è poi il Pd, la lista ArezzoCiSta, fatta di 20-30enni, e la lista Ralli che mi sostiene, con esperienze e orientamenti diversi, con più donne che uomini candidati". 

Che dice il sondaggio che ha commissionato? Immagino l'obiettivo sia arrivare al ballottaggio. E poi? Potrebbero esserci aperture?

"Ce la giochiamo, la nostra coalizione è l'unica alternativa a quella di centrodestra che, in questi mesi, ha goduto del vantaggio di una presenza mediatica importante grazie agli aggiornamenti coronavirus. Accordi? Vedremo il 21 settembre. Però sul piano politico voglio dire una cosa: c'è un po' di ipocrisia in questa campagna elettorale, Ghinelli parla di programmi ma non di una cosa fondamentale: che ci sono elementi della coalizione del centrodestra indagati, a iniziare dal sindaco. E che si sono ricandidati. Da un lato c'è il piano dell'opportunità di una ricandidatura con inchiesta in corso. Dall'altro gli elettori aretini devono sapere che se Ghinelli fosse eletto e poi condannato in primo grado ci sarebbe il rischio commissariamento del Comune. L'amministrazione sarebbe bloccata nel bel mezzo della legislatura. Mesi e mesi di stop, magari proprio quando ci sarebbe da costruire l'Arezzo del futuro, da spendere sul territorio i fondi europei del Recovery Fund che questo Governo ha ottenuto. Senza contare il danno di immagine non indifferente per la città di un sindaco indagato e poi condannato. Ecco, Ghinelli dovrebbe essere trasparente e informare gli aretini di questa possibilità mentre illustra il suo programma. Avevo sollecitato il sindaco a sgomberare il campo da ombre, in Consiglio comunale ha soltanto letto una lettera dell'avvocato, ma politicamente non ha chiarito niente. Della sua vicenda giudiziaria personale, non mi importa, e anzi mi auguro sappia dimostrare la propria estraneità ai fatti. Ma poteva chiudere questa vicenda in altro modo e in altri tempi, con chiarezza".

La pandemia ha imposto nell'agenda politica come prioritario il tema della sanità pubblica. Il ministro Gualtieri ha detto: meno centralizzazione, più servizi diffusi sul territorio. Si sta andando in controtendenza rispetto alla riforma delle Aslone toscane. Anche lei è critico sulle aree vaste?

"Beh, deve essere fatto un tagliando sulle Aree Vaste, ma anche il candidato governatore del centrosinistra Giani ha speso parole in questo senso. Io credo in un modello dalla salute fortemente ancorato al territorio, in sinergia con associazioni, volontariato. Abbiamo retto all'urto della pandemia, anche in questo modo, rispondendo con efficienza. Poi, lasciatemelo dire da medico del San Donato, c'è bisogno di investimenti forti nella sanità pubblica. L'ospedale di Arezzo è stato progettato nel '70 e costruito nel '90, ci lavoro ogni giorno, ho ben presenti le sue problematiche. Deve diventare tecnologicamente ancora più avanzato per alcune patologie. Bisogna rilanciarlo sulla scala di quello di Siena".

Aumento della capacità di incenerimento dell'impianto di San Zeno. E' arrivato il via libera della Regione e il progetto è stato presentato da Ghinelli e dal presidente di Aisa Impianti. La sua posizione?

"L'impianto deve andare verso il recupero, si deve accelerare verso la raccolta differenziata per andare incontro a una economia circolare. Siamo poco sopra al 40% di differenziata, sotto alla media Toscana. Nel 2035 dobbiamo raggiungere quota 70% e siamo molto lontani. In questa direzione va il potenziamento del compostaggio, va bene realizzare il biodigestore. Va bene anche se si realizzano impianti di recupero materia. Ma dico chiaramente di non essere d'accordo col potenziamento delle quote di incenerimento. Dieci anni fa la produzione di rifiuti era di 240mila tonnellate annue e ora di 190mila, quindi aumentare la capacità di smaltimento attaverso l'inceneritore, portarla da 45mila a 75mila tonnellate, non ha senso. 75mila è quasi il 40% di 190mila, ma va contro la direttiva europea: i rifiuti da incenerire devono stare sotto il 20%. Con questa capacità potrebbero arrivare, in caso di emergenza, quote di rifiuti da altre regioni. Non possiamo diventare la pattumiera degli altri".

Dal 2021 potrebbero arrivare sui territori i soldi del Recovery Fund. E magari anche del Mes (vincolati all'ambito sanitario). Che possibilità immagina per Arezzo?

"Tre sono gli usi possibili: sanità, sviluppo sostenibile e digitalizzazione. Punteremo sui nodi infrastrutturali, le infostrutture come le austrade digitali grazie alla banda larga. Il governo sta mettendo liquidità per il momento, grazie ai fondi europei potremo investire: ma dobbiamo intercettarli. Da sindaco istituirò un ufficio di progettazione europea, proprio per ottenere i finanziamenti e fare uscire la città dall'impantanamento in cui si trova. Va ricollegata alla Regione, al Governo, all'Europa. L'attuale amministrazione non ha trovato soldi aggiuntivi al bilancio, non facendo opere pubbliche se non accendendo mutui, ma serve avere rapporti con altri livelli per poter intercettare i fondi. D'altronde Ghinelli è appoggiato da forze euroscettiche e questi sono i risultati. C'è un progetto, in particolare, che mi sta a cuore: ridurre il rischio idrogeologico, perché questa città non può finire sott'acqua ogni volta che piove".

Cultura e turismo, quali progetti? Cosa farebbe con la Città del Natale?

"La lascerei, perché credo nella continuità amministrativa. Funziona, è un buon aggancio. Detto questo valorizzerei ad esempio il nostro meraviglioso sistema museale, per aumentare la permanenza di chi viene. Magari uno non viene ad Arezzo per fermarsi 3-4 ore, ma rimane un paio di giorni. Il centrosinistra nelle precedenti legislature ha valorizzato il centro storico della città, con i lavori al teatro, in piazza Sant'Agostino, alla Fortezza, per citarne alcuni. Questi grandi interventi permettono oggi di far aumentare i flussi turistici. Io punterei sul turismo sostenibile, naturalistico, delle eccellenze enogastronomiche: le nostre colline sono monumenti. Ci sono cammini religiosi, c'è la rete della ciclopista. Questa è la direzione. La cultura? Non può essere solo grandi eventi, ma deve essere diffusa. Vanno valorizzate esperienze, spazi".

Fronte microcriminalità e degrado, come intervenire?

"Nella società di oggi la questione della sicurezza percepita non va sottovalutata, né sottaciuta. La sensazione di insicurezza diffusa in alcune zona dimostra che la ricetta Ghinelli non ha funzionato: è rimasto tutto invariato. Ci sono comitati di cittadini che sottolineano continuamente problemi: la ricetta della destra è stata quella di politiche repressive, che ci devono essere beninteso, ma non risolvono da sole il problema alla radice. Prima va risolto il degrado sociale, le zone vanno vissute, occorre riportare lì le istituzioni, serve controllo, occorre aumentare le telecamere, rimettere il vigile di quartiere. Con la polizia municipale che non sia un doppione delle forze dell'ordine, ma abbia una conoscenza approfondita del luogo. Più soggetti istituzionali. In zone con problemi di degrado vanno coinvolte le associazioni sportive, i circoli, i centri culturali per prevenire".

E sul sociale?

"Ecco, dal punto di vista delle politiche sociali il Comune deve essere più amico della gente, capirne i bisogni. La mia proposta è quella di uno sportello unico con Inps, Asl, enti locali. In un solo luogo dare informazioni complessive, impostando così soluzioni ai problemi, senza crearne di nuovi, per via della burocrazia. I soggetti  fragili, altrimenti, non ce la fanno a orientarsi. Che siano giovani o anziani".

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