"Nessuna promessa che non possa mantenere". Butali: "Con noi Arezzo tornerà a splendere"

Il candidato alla poltrona di sindaco della lista Prima Arezzo, Fabio Butali, affronta alcuni temi del programma elettorale

Fabio Butali candidato sindaco

Si è messo in gioco perché "stanco di non essere ascoltato oltre che di promesse non mantenute". La lista Prima Arezzo, di cui Fabio Butali è leader nonché candidato alla poltrona di sindaco, è nata su questa spinta. Agente della polizia municipale, volto noto della Giostra del Saracino nelle vesti di maestro di Campo, Butali nel 2015 è stato tra coloro che hanno sostenuto e dato seguito al progetto di Ora Ghinelli. "Sì, c'ho creduto tanto - spiega - poi però, mio malgrado, ho dovuto prendere le distanze perché sentivo di non ricevere la giusta considerazione. E non solo a livello personale ma soprattutto nei confronti dei cittadini con i quali mi ero speso su temi ritenuti prioritari". Dunque la storia di Prima Arezzo inizia proprio così. Oggi il progetto ha preso forma e corpo dando vita ad una lista di candidati e candidate che si sono messi a disposizione per rinnovare la città.

Partendo da cosa? "Piccole, semplici e attuabili riforme che contribuiscano a migliorare la vita di un luogo così bello e ricco come Arezzo - spiega Butali - ad inizio campagna elettorale mi sono detto, e l'ho ribadito anche in ogni incontro pubblico che ho tenuto, che non farò promesse alle quali non potrò dare seguito. Sono certo che basterebbero semplici misure per decollare e trasformare la nostra città al pari di realtà europee".

Parliamo di programma e partiamo dalla sicurezza argomento di particolare interesse.

"L'inclusione è il primo step da adottare per arginare fenomeni legati alla microcriminalità, spaccio e degrado urbano. Servono delle operazioni mirate a far comprendere, soprattutto ai cittadini non italiani che molto spesso si trovano nel territorio in maniera irregolare e dediti ad attività illegali, che il rispetto delle regole e della cultura del luogo di accoglienza siano principi essenziali sui quali basare ogni rapporto di crescita. Abbiamo molti esempi che testimoniano come chi lo desidera riesce ad integrarsi perfettamente. Quello della sicurezza è un tema che va saputo affrontare da più punti di vista dato che una bella fetta di microcriminalità chiama in causa cittadini italiani e che dunque non hanno difficoltà di integrazione. Da qui la necessità di potenziare le forze di polizia, sia statali che locali spesso numericamente inadeguate. Per quello che riguarda invece la polizia municipale auspico, e lavorerò affinché questo avvenga, per una migliore selezione e formazione del personale oltre che per una sua più efficace organizzazione".

Sicurezza sociale ma anche stradale e infrastrutturale. Come vede l'Arezzo di domani? Di quali opere necessità la città?

"Non c'è ancora oggi un piano della mobilità sostenibile. Questo lo dico sia come cittadino che come agente. È necessario mettersi seduti attorno ad un tavolo ed elaborare un piano della mobilità urbana che sia davvero efficace. Si può partire da piccole cose come ad esempio da una diminuzione dei veicoli nel centro storico e ad una ztl studiata per favorirne la pedonalizzazione. Parcheggi scambiatori, migliore rete di trasporto pubblico ed incentivi per veicoli elettrici. Tutti punti sui quali dobbiamo e vogliamo spingere. Con la nostra lista abbiamo sviluppato anche un progetto che, mediate l'utilizzo della rete ferroviaria che attraversa già la città, consenta di creare una metropolitana a cielo aperto. Sarebbe una risposta molto efficace per ridurre l'uso dell’auto nell'area urbana. Per quello che invece riguarda gli interventi infrastrutturali, ciò che manca davvero è il completamento della tangenziale attorno alla città. Ho sentito parlare più e più volte di grandi progetti, grandi infrastrutture, grandi interventi. Ad Arezzo servono soprattutto azioni concrete e fattibili". 

L'emergenza Covid ha messo a dura prova il comparto sanitario. Quale idea per il futuro?

"Dobbiamo tutelarla quanto più possibile dai poteri forti - intendo la Regione - affinché la nostra sanità non venga impoverita e depotenziata. Nei mesi dell'emergenza sanitaria abbiamo assistito ad uno svuotamento dell'ospedale San Donato che, legittimamente, si è concentrato su strategie volte al contenimento del virus oltre che alla presa in carico di pazienti. Un'operazione costata 38 milioni di euro alla Regione e che poteva essere gestita in maniera migliore. La prima idea che abbiamo in mente è quella di ripristinare dei presidi socio-sanitari in tutte le frazioni in modo che i cittadini possano ricevere risposte senza doversi rivolgere ad altre strutture. Una sanità per tutti, veloce ed efficace da creare col supporto delle associazioni attive nel territorio così da creare una rete che potrebbe anche alleggerire le strutture centrali da oneri e incombenze. Inoltre, è essenziale continuare a potenziare, impreziosire e sviluppare il nostro ospedale. In passato Arezzo era un centro dove arrivavano pazienti da tutta Italia. Anche adesso conta sulla presenza di grandi professionisti ed eccellenze ma serve un'ulteriore spinta di valorizzazione". 

Gestione dei rifiuti e inceneritore. Quale soluzione?

"Non sono contrario alla presenza dell'inceneritore in quanto tale. Sono piuttosto perplesso del fatto che non vi siano più controlli sulle quantità e specie di scarti che vi vengono conferiti. Ma anche in questo caso Arezzo sconta scelte regionali. Credo che sotto certi punti di vista la presenta di questo impianto possa essere anche di utilità pubblica. Però è essenziale che vengano rafforzati i controlli. Va da sé che attuando una raccolta differenziata migliore gli aretini non avrebbero più bisogno dell'inceneritore. Morirebbe perché non vi sarebbe più motivo per utilizzarlo. I cassonetti intelligenti non sono la risposta per incentivare a fare la differenziata. Abbiamo esempi vicino a casa nostra, Civitella in Valdichiana, Capolona e Capannori (Lucca), che sono realtà virtuose da seguire. Dovremmo incentrare l'operato in questa direzione". 

Nuove povertà un fenomeno in aumento. Come contrastarlo?

“Dobbiamo ripristinare delle forme di assistenza alle famiglie che si trovano ad affrontare quotidianamente problemi economici, sociali e di gestione dei figli. Sono certo che per combattere l’avanzata di questa condizione sia importante incentivare nuove forme di lavoro e inclusione. L’amministrazione insieme a scuola e categorie economiche deve fare di tutto per incentivare una corretta formazione a tutti quei giovani che desiderano intraprendere una professione nel manifatturiero. Insieme alle varie realtà artigiane tutto questo può facilmente essere messo in pratica e, in un futuro, può servire anche per creare una rete di supporto all’export”.

Trasparenza e partecipazione. Come incentivarle?

“La macchina comunale troppo spesso risulta una scatola chiusa inaccessibile ai cittadini, poco trasparente e politicizzata. Ne sono esempio i dirigenti. Dovrebbe essere il cittadino ad esprimere giudizi e dare indicazioni all’amministrazione sui servizi e uffici. Questo per migliorare l’offera e fornire risposte puntuali a chi ha bisogno”.

Cultura, sport e giovani. Cosa potrebbe offrire Arezzo.

“Molto spesso si parla solo di movida. È chiaro che non può essere soltanto questo ciò che offriamo ai nostri ragazzi e, soprattutto, non tutti si sentono soddisfatti ed appagati dalla proposta. Dobbiamo dare delle alternative valide. Cultura e sport sono due ambiti da incentivare perché, non solo arricchiscono il contesto cittadino, ma possono essere anche volani per un certo tipo di sviluppo economico e turistico. Saione, ad esempio, potrebbe trovare una giusta dimensione di riqualificazione partendo proprio da qui. Un quartiere dove musica, cultura e folklore si incontrano. Inoltre tra i progetti che abbiamo in mente c’è anche quello di restituire Palazzo Cavalo, così come molti altri di proprietà del Comune, agli aretini. Sono luoghi meravigliosi che potrebbero essere fruiti e visitati. Gli uffici pubblici dovrebbero essere spostati in luoghi maggiormente accessibili. Arezzo è come una bella donna che ha smesso di prendersi cura di sé e iniziato a lasciarsi andare. Noi abbiamo intenzione di tornare nuovamente a renderla lo splendore che è sempre stata”. 

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