"Studenti nell'area Lebole e soldi dall'Europa per contratti di lavoro dignitosi", la corsa a sindaco di Facchinetti

Le idee e le proposte del candidato del Partito Comunista

L'amore per la politica è sbocciato quando era giovanissimo e  ha avuto un ritorno di fiamma quando è diventato padre. Negli anni  lo sguardo  e il cuore sono sempre rimasti rivolti a sinistra. Ed è da questa passione che è nata la candidatura di  Alessandro Facchinetti, in corsa per la fascia da sindaco per il Partito Comunista. Dipendente di un'azienda di telefonia, dal 1984 pendolare tra Arezzo e Firenze, Facchinetti spiega quali sono le linee programmatiche che seguirebbe se diventasse sindaco.
“Questa candidatura fa seguito ad un percorso che già cinque anni fa ha visto partecipare, con altro candidato a sindaco, alle elezioni comunali e poi, negli ultimi due anni siamo stati presenti sia alle politiche che alle europee. Sappiamo che non raccoglieremo grandi percentuali di consenso, ma abbiamo voluto dare continuità al nostro impegno e continuare ad essere un riferimento per ci ha sostenuto. La mia candidatura è stata decisa nella riunione provinciale: è stato scelto il mio nome, all'unanimità”.

Il manifeso elettorale del Partito comunista ha tanti punti fermi. Uno di questi è il no alle privatizzazioni dei servizi pubblici. Ma cosa ne pensa della gestione dei rifiuti e del raddoppio dell'impianto Aisa?

Siamo contrari e pensiamo non sia necessario ampliare l'inceneritore. Quello attuale è più che sufficiente per smaltire i rifiuti prodotti nel territorio. Il quasi raddoppio, quindi,,non ha nessun motivo di essere portato a termine se non quello di voler smaltire spazzatura proveniente da altre parti della Toscana: il rischio è quello di far diventare Arezzo la pattumiera della regione. Qual è l'alternativa? La raccolta differenziata porta a porta. In questo modo si producono rifiuti "di qualità" che possono essere rivenduti alle aziende di filiera. Il grosso introito economico che comporterebbe questa operazione, sarebbe assorbito da spese per ulteriore personale. Questo modo di gestire il servizio, è stato stimato che porterebbe ad un numero sei volte superiore di assunzioni rispetto a quelle che deriverebbero dal raddoppio del termovalorizzatore.

Un altro servizio imprescindibile è quello della sanità: come vede l'ospedale San Donato nel post-Covid e quali rapporti possono esserci con la sanità privata?

Il San Donato rientra in un ambito di sanità pubblica di cui non si può parlar male: dobbiamo solo ringraziare medici e infermieri per il lavoro fatto nel periodo Covid. Personale che adesso rischia di finire nel dimenticatoio. In linea generale però cii rammarichiamo per le contrazioni dei presidi sanitari in tutta la Toscana. Sono un risultato delle politiche sanitarie del Pd. Meno servizi nel territorio hanno portato a favorire la sanità privata. Quello della salute è un settore sul quale non si può pensare di risparmiare, per questo non può essere un'impresa privata ad occuparsene, perché per sua natura deve conseguire dei profitti e in questo caso lo farebbe sulla salute delle persone.
Siamo inoltre contrari alle grandi Asl, in netta controtendenza rispetto alle scelte regionali. 

Un tema molto sentito dagli aretini è quello della sicurezza, in particolare nelle aree più "calde" quali Campo di Marte e Saione....
Le nostre 'ricette' sono tante perché quella zona può essere recuperata in tanti modi: si parte dalle cose banali come un potenziamento dell'illuminazione, la creazione di no skate park a campo di marte, la riqualificazione del Pionta con la creazione di un parco archeologico, e rendere di fruibile il Cas del Pionta per eventi, iniziative, feste e incontri tipo politico. 
Per quanto riguarda Saione proponiamo una tassazione agevolata per commercianti e piccoli artigiani. Meno costi quindi rispetto ad altre pregiate e in rapporto al fatturato, e l'uso del suolo pubblico gratuito. La proposta naturalmente valida per tutti i quartieri a rischio. Inoltre a nostro avviso sono necessari uffici territoriali del comune, come le vecchie circoscrizioni, che erano punto di riferimento terriotiriale del comune con coordinamento con le forze dell'ordine. Che è cosa ben diversa rispetto ai raid ai quali abbiamo assistito. 

Quale sviluppo urbanistico prevede per la città?
Cementificazione ridotta a 0 e riqualificazione di quello che c'è. Punteremo al recupero degli immobili a partire dalle case popolari. In questi edifici sono necessarie operazioni che le rendano più sostenibili dal punto di vista ambientale: renderle quindi autonome dal punto di vista energetico.

Penso poi ai lavori di  manutenzione delle strade: è necessaria una programmazione degli interventi insieme alle aziende che hanno necessità di fare scavi sulle strade. Non è possibile vedere lavori continui sui medesimi tratti.

E poi le opere incompiute: penso alla Lebole. Noi ci vedremmo bene un polo scolastico che ospiti licei e scuole superiori, per il quale pensare una viabilità specifica.

Grazie al Recovery Fund, potrebbero arrivare molte risorse per gli enti locali. Come utilizzarle?
Per prima cosa dovrà essere creata una sorta di commissione che si occupi esclusivamente di partecipare a bandi e accedere ai fondi europei. Il comune di Arezzo perde sempre i finanziamenti e questo non deve accadere.

I soldi che arriveranno dovrebbero essere impegnati nel mondo del lavoro e nella ripubblicizzazione dei servizi essenziali,  come gas, luce e acqua.
Per quanto riguradra il mondo del lavoro, il Comune può agire sia in maniera diretta, sia tramite con le partecipate da un lato reinternalizzando i servizi, dall'altro evitando che chiunque lavori per la pubblica amministrazione abbia lavoratori con contratti precari. Allo stesso modo, i soldi in arrivo dall'Europa, dovrebbero essere usati per favorire con una fisclità agevolata i piccoli artigiani e aziende che assumono personale con contratti corretti. Senza lavoro non c'è dignità, ci vuole uno stipendio dignitoso per avere una vita dignitoso. 

E sul fornte sociale, quali sono le prerogative?
Per quanto riguarda le famiglie pensaimo ad asili nido e scuole materne da potenziare, favorire l'apertura delle mense interne alle scuole e con prodotti a chilometro zero, offrire buoni per l'acquisto di libri scolastici per gli studenti fino alle scuole superiori, corsi di recupero scolastici gratuiti per i ragazzi.
E poi attenzione nei confronti delle rsa: serve un controllo molto più capillare, ci deve essere la volontà di gestire tutto ciò che è gestibile direttamente dal Comune. La politica deve rispondere di tutto quello che fa. E questo vale anche nella gestione delle migrazioni, che non va demandata alle associazioni: deve rimanere un compito delle istituzioni. 

Arezzo in  questi anni ha visto incrementare il turismo. Condividete le politiche attuate fino ad oggi? Quali sono le vostre proposte?
E' innegabile che risultati sul turismo ci siano stati. Ma la nostra ottica è diversa: è stato valorizzato il centro storico che è la vetrina di Arezzo, ma vanno rivalorizzate anche altre zone della città. Come? Con iniziative legate all'agro-alimentare, delocalizzate in altre aree aretine. Ad esempio sarebbe bello un Mercatino di Natale a Saione o Tortaia dove si vendono prosciutto e pecorino prodotti ad Arezzo.

Poi va affrontato quello che è un aspetto critico del turismo: il mordi è fuggi. Dobbiamo ampliare l'offerta culturale anche per chi viene ad Arezzo: aumentare la presenza di opere nei musei, ricorrendo ai magazzini dei musei di tutta Italia. E puntare sulle aree archeologiche del Pionta e di Castelsecco. 

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