"Sindaco a fianco degli aretini". Farsetti e l'idea dei consigli di frazione. "Inceneritore? Lo spegneremo"

Intervista al candidato a sindaco Daniele Farsetti, sostenuto dalla lista Patto Civico. Il programma: dal quartiere smart alla Lebole, alla riqualificazione di Saione, fino alla digitalizzazione della pubblica amministrazione

E' stato il primo a ufficializzare la sua candidatura, supportato dalla lista “Patto Civico”. 
La sua vuole essere “un'alternativa frizzante” al governo della città, dove dice “destra e sinistra hanno offerto un modello sovrapponibile”. Daniele Farsetti dallo scorso febbraio ha aperto le danze elettorali e punta tutto su partecipazione e coinvolgimento dei cittadini.
“La parola d'ordine per noi è comunità – spiega -, mettersi al tavolo, ascoltare e confrontarsi. Decidere con al fianco i cittadini”. 

Ma come sono nate lista e candidatura?
“Dalla presa di coscienza che ad Arezzo destra e sinistra hanno deluso e hanno proposto un governo con politiche simili, eccezion fatta per i diritti civili, per i quali la sinistra ha avuto un approccio diverso, più aperto. Per quanto riguarda la gestione amministrativa però, è stato usato lo stesso modello di privatizzazione selvaggia dei servizi pubblici fondamentali: dalla sanità ai rifiuti, passando per la scuola”.

Proprio la sanità negli ultimi mesi è stata messa a dura prova dall'emergenza sanitaria. Come vede il periodo post Covid per il San Donato e come giudica il rapporto con la sanità privata?

Partiamo da un assunto: per me non era necessario che il San Donato fosse ospedale Covid. All'interno della Asl Toscana Sud Est si poteva scegliere un'altra città, ad esempio Siena, dove c'è anche una Università. Abbiamo rischiato una maggiore diffusione del virus nel nostro territorio e gli aretini con altre patologie hanno avuto dei disservizi. Allo stesso tempo la sanità privata ha guadagnato 12 milioni di euro. E' stata dunque una scelta politica. Noi siamo per la gestione pubblica di sanità, scuola e rifiuti. E' legittimo che esista la sanità privata, ma deve svolgere il suo ruolo in totale autonomia. Inoltre la governance dei servizi dovrebbe essere più circoscritta per essere efficiente. Quindi no alle grandi Asl e sì allo sviluppo di strutture come le case della salute.

Ha parlato della gestione pubblica dei rifiuti, cosa ne pensa del progetto di ampliamento dell'impianto di San Zeno?
Contrastiamo alla radice il progetto di Aisa e mi impegno a 'spegnere' l'inceneritore. Se verrò eletto, il primo atto di governo sarà un progetto che non preveda il raddoppio dell'inceneritore, ma punti sulla raccolta differenziata porta a porta con tariffazione puntuale.  Il nostro è un Comune  che io definisco “raccoglione”: sembra che faccia più differenziata, in realtà produce molti scarti che vanno bruciati (perché si pensa che questo dia un reddito immediato). Con la tariffazione puntuale, invece, chi è preciso avrà un premio e probabilmente non spenderà nulla, se non un piccolo costo fisso. E così si va verso la qualità della differenziazione. Gli scarti diminuiranno e quei pochi potranno essere venduti ad altri impianti: hanno un valore sul mercato. Spegnendo l'inceneritore aretino.

Tema che tocca nel profondo gli aretini è la questione sicurezza, soprattutto nelle zone calde della città: Saione e il Pionta. Come affrontare la situazione?

La soluzione non è certo la militarizzazione. Sono cresciuto a Saione, rimpiango il quartiere di quegli anni. Oggi è necessario riqualificarlo. In quei luoghi c'è una concentrazione di migranti perché ci sono aree che hanno avuto una dequalificazione urbanistica e gli affitti sono più bassi. Chi ha meno possibilità economiche, lì trova soluzioni abitative.  Ma i proprietari degli edifici della zona sono disponibili a riqualificare l'area. Vorrei creare uno spazio verde urbano, per tornare a vivere a pieno il quartiere. Incentivare l'apertura di esercizi con caratteristiche artigiani e artistiche attraverso l'esenzione dal pagamento delle tasse comunali per due anni e con un contributo per l'affitto. La presenza di una vetrina di un negozio con una luce accesa è già un presidio di sicurezza. 
Anche il Pionta ha bisogno di tornare a vivere. Servono sia un presidio della Polizia di Stato, con personale competente, sia impianti sportivi per riportare gli aretini a fruire in modo sano quell'area verde. E infine è necessario destinare nuovamente villa Chianini a struttura sanitaria.

Quella delle nuove povertà è un'emergenza sempre più pressante. Come affrontarla?
Non bastano soluzioni estemporanee per tamponare questa emergenza, come l'allestimento del dormitorio. Le nuove povertà sono trasversali e nascondono situazioni complesse. Il percorso necessario ad affrontarle coinvolge Asl, associazioni, Caritas, istituzioni. Serve un tavolo permanente che se ne occupi: i vari attori devono cooperare e dare risorse. Dobbiamo tornare a pensare e agire come una comunità coesa.

Patto civico punta molto sulla partecipazione. Ma come si può raggiungere questo obiettivo? 
Innanzitutto dobbiamo riavvicinare i cittadini alle istituzioni e farli agire come attori politici. Uno dei grandi errori del passato, a mio avviso, è stata la chiusura delle circoscrizioni: noi reintrodurremo i consigli di frazione e di quartiere e ogni tre mesi ci saranno consigli comunali aperti per lavorare in modo condiviso e coeso. I consigli delle frazioni infatti sono uno strumento tecnico elettivo in cui gli stessi i cittadini individuano le priorità della loro zona e il comune, con il bilancio partecipativo, divide e assegna le risorse da usare in base a quelle priorità.
Crediamo poi nel referendum comunale, i cittadini sui temi più importanti devono dire la loro. 

Piano strutturale e grandi opere incompiute: cosa farà se verrà eletto?
Non un centimetro di cemento in più. La più grossa opera da compiere è riqualificare Arezzo da un punto di vista ecosostenibile. In questo modo, tra l'altro, il comparto edile potrebbe essere un volano dell'economia.  Vogliamo presentare un grande progetto: è la nostra  scommessa per lo sviluppo. I primi edifici ad essere interessati saranno quelli pubblici, partendo dalle scuole comunali che dovranno essere adeguate ala normativa antisismica e sostenibili dal punto di vista energetico e termico. Poi abbiamo un progetto ambizioso per l'area Lebole: vorremmo trasformarlo in un quartiere smart, con bio edilizia, giardini veritcali, mobilità innovativa. Per collegarlo all'autostrada e al polo istituzionale cittadino pensiamo ad una metropolitana di superficie che arrivi a stazione e parcheggio Mecenate. Sarebbe un modo per facilitale anche la mobilità est ovest in città.

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Grazie al Recovery Fund, potrebbero arrivare molte risorse per gli enti locali. Come utilizzarle?
Una prima rivoluzione sarà digitalizzare la pubblica amministrazione aretina. Sapete cosa sta accadendo con il bonus del 110  per cento? Per consultare la cartografia i tecnici devono attendere tempi lunghi che stanno causano rallentamenti che penalizzano tutto il territorio.
Per quanto riguarda la sanità, non vogliamo un nuovo ospedale, ma sostenere i settori in maggior sofferenza e investire per risolvere le criticità. 

Disagio giovanile, sport e spazi culturali: come agire?
Vorremmo ci fosse libertà e possibilità di fare sport in maniera autonoma. Vorremmo realizzare playground e percorsi di fitness nei parchi per permettere a chiunque di stare all'aria aperta e di fare anche movimento senza la necessità di essere iscritti ad associazioni. Più si rende facile l'attività sportiva, più si hanno cittadini in salute e che socializzano. 
Allo stesso tempo è necessario manutenere il patrimonio comunale degli impianti: ad Arezzo abbiamo uno stadio comunale che sta andando in pezzi. Il peso di strutture di questo tipo non può essere lasciato esclusivamente sulle spalle dei gestori, il Comune deve intervenire, prendersene cura. 
Per quanto riguarda gli spazi culturali, abbiamo pensato ad un progetto importante nell'area Cadorna, dove ci sono spazi inutilizzati che potrebbero essere destinati a laboratori artistici e culturali.  

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