Casa delle culture, casa europea

La chiusura della Casa delle Culture non è solo un danno alle procedure di inclusione e coesione della nostra città ma anche un esempio di come si può gestire una risorsa economica come i fondi europei

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ArezzoNotizie

Riceviamo e pubblichiamo il commento di Giulia Mori, candidata con Arezzo 2020.

I finanziamenti europei saranno un nodo fondamentale nella gestione dell’economia dei prossimi anni. Per essere utilizzati hanno però bisogno di progetti specifici che negli ultimi cinque anni non sono stati presentati. Anzi, l’attuale Giunta Ghinelli ha addirittura chiuso l'ufficio di progettazione europea. Uno dei progetti realizzato con fondi pubblici dell'Unione Europea, della Regione e del Comune stesso era la Casa delle Culture, strumento di inclusione e coesione sociale che la Conferenza Donne Democratiche di Arezzo ha visto con sconcerto e rammarico chiudere due anni fa su iniziativa del nostro sindaco Ghinelli e dell’assessore Tanti. In cinque anni dalla sua apertura 35.000 sono stati i corsi di italiano per adulti, i doposcuola per gli alunni della scuola dell'obbligo, i corsi di cucina, cucito, teatrali e altri ancora. Lo sportello, aperto al pubblico tutti i giorni della settimana, per le pratiche riguardanti i permessi di soggiorno, gli ingressi in Italia, i documenti di cittadinanza, la ricerca di lavoro, le iscrizioni scolastiche, i servizi per i minori e altre consulenze per un totale di 40.000 accessi. Una sala polivalente, sede di mostre, seminari, attività e laboratori scolastici, incontri di lettura per 4000 accessi l'anno e una biblioteca con 15.000 volumi. La domanda che noi Donne Democratiche ci facciamo è la seguente: esiste un modo per spiegare alle persone che i diritti di alcuni non intaccano quelli di tutti gli altri? Che l’integrazione è il primo passo per quella tanto decantata sicurezza che la destra sbandiera ogni qualvolta è a corto di altri argomenti? E, soprattutto, chi disegnerà e gestirà nei prossimi cinque anni progetti analoghi che magari riguarderanno la salute pubblica se le uniche iniziative portate avanti dalla precedente giunta sono state rivolte ad una chiusura della nostra città a fondi e finanziamenti che nei prossimi cinque anni saranno vitali per la nostra vita e per l’economia?

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