"Campagna elettorale troppo litigiosa". L'ex assessore Comanducci: "Bagarre Ghinelli-Gamurrini? Ne sono dispiaciuto"

E' Marcello Comanducci ad intervenire sui recenti accadimenti che hanno chiamato in causa la giunta Ghinelli

Marcello Comanducci il 29 maggio scorso si è dimesso dalla carica di assessore della giunta Ghinelli. Una scelta dettata da impellenti e improrogabili necessità lavorative e che, come ricorda ancora oggi, “non trova fondamento in alcun dissapore politico”. Da allora è trascorso poco più di un mese. Un periodo breve ma che, analizzando gli accadimenti susseguitesi, appare lunghissimo. Prima l’avviso di chiusura delle indagini preliminari sulla vicenda Coingas-Multiservizi-Estra a carico, tra gli altri, del sindaco e dell’assessore Merelli. Poi la scelta di Gianfrancesco Gamurrini di uscire da Ora Ghinelli, lista civica che ha portato il primo cittadino e l’attuale giunta alla vittoria delle comunali nel 2015. Il tutto a distanza di un paio di mesi dal ritorno alle urne e in pieno avvio della campagna elettorale. Già perché a settembre Arezzo, salvo diverse direttive da parte del governo, tornerà al voto per scegliere chi amministrerà il territorio nei prossimi cinque anni. Tra i pretendenti, come già annunciato a suo tempo, c’è pure Alessandro Ghinelli che si presenta per il secondo mandato.

Una ricostruzione sommaria dell’accaduto che consente però di inquadrare il contesto in cui le forze politiche stanno preparando il proprio terreno di gioco. 

In platea tra gli spettatori c’è anche l’ex assessore Comanducci che, nell'arco del suo mandato ha ricevuto più di un apprezzamento sia dalla maggioranza che dall'opposizione. “Personalmente non sono mai stato un tipo litigioso - spiega - non è un atteggiamento che fa parte del mio carattere. Sono dispiaciuto di constatare che invece, l’avvio di questa campagna elettorale sia partita con dei toni, a mio avviso, eccessivi e che non pagano. Per spiegare il mio punto di vista racconto un evento di cui sono stato protagonista. 20 giorni dopo la mia elezione presi parte ad una riunione dove si parlava della fortezza. Ricordo che feci i complimenti per il recupero di questo spazio e per la gestione dei fondi ottenuti attraverso il Piuss dalla vecchia giunta. Ero sincero e, ancora oggi credo veramente che sia stato fatto un eccellente lavoro. Ricordo lo sguardo attonito dei presenti che mi guardavano come se avessi detto chissà cosa. Credo fermamente che riconoscere pregi anche in chi non la pensa politicamente nel nostro stesso modo non sia un segno di debolezza o un “errore” che potrebbe dirottare voti. Molti ancora ragionano così e, sempre secondo il mio punto di vista, sbagliano perché si basano su una visione della politica ormai obsoleta”. 

Arezzo però ha visto recentemente anche la bagarre tra il sindaco e il suo vice.

“Sono molto legato a Gianfrancesco Gamurrini (vicesindaco ndr). La mia storia politica è iniziata con un invito da parte sua a prendere parte ad un progetto che è poi lo stesso che abbiamo condiviso con Alessandro Ghinelli. Sono molto dispiaciuto dei problemi che ha avuto con il sindaco anche se, ne sono convinto, non tutti i matrimoni devono durare in eterno. Se entrambi credono ancora in quello stesso progetto di cinque anni fa, farebbero bene a superare questo momento e andare avanti, altrimenti ognuno può procedere per la propria strada. È una loro scelta. Quello che non trovo affatto opportuno è che vengano dati alla stampa stralci di conversazioni private estrapolate da chat o colloqui riservati. Non lo ritengo giusto perché si tratta di ambiti privati della vita di personaggi che, seppure pubblici, hanno diritto alla loro riservatezza. Se ogni volta che qualcuno dice o scrive qualcosa c’è un terzo soggetto che registra di nascosto o conserva gli screenshot delle chat, è evidente che siamo all’assurdo e alla fine nessuno dirà più quello che pensa per paura di essere messo in piazza. Quello che è uscito da questa vicenda è una visione falsata della giunta attuale. Siamo stati uno dei pochi gruppi che è andato davvero molto d’accordo durante i 5 anni passati. Abbiamo sempre preso tutte le decisioni all’unanimità e creduto l’uno nell’altro. Adesso siamo in una fase delicata dove ci sono tensioni ed è chiaro che possano essere dette parole che non si pensano. Ribadisco che noi abbiamo lavorato bene e senza litigare cosa che nel passato difficilmente è accaduta. Ci sono esempi di giunte che si sono scannate. Noi invece non lo abbiamo fatto e abbiamo portato a termine (ad eccezione del mio caso) il mandato con impegno e responsabilità. Anche Gianfrancesco ha lavorato molto bene e sodo cercando di apportare quei cambiamenti che sognavamo prima di entrare in politica”.

E sulla maxi inchiesta?

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“È chiaro che tutta la vicenda delle partecipate ha inasprito il clima politico. Quello che mi piace poco è che gli atti prodotti e raccolti dalla magistratura siano stati resi pubblici. E’ lo stesso principio che spiegavo prima. La vita privata di una persona non dovrebbe essere messa così in piazza. Per questo sono convinto che la procura abbia il dovere di approfondire situazioni che ritiene poco chiare ma, allo stesso tempo, gli atti che compongono questi accertamenti non dovrebbero mai uscire fin tanto che non si arriva a conclusione. A me non piace per niente questa parte qui. Resto però convito che tutto sarà chiarito dagli approfondimenti della magistratura”. 

L'intervista completa a Marcello Comanducci

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