Brocchi (Curiamo Arezzo): "Il prossimo sindaco pensi ai dipendenti di Comune e sanità ispirandosi a Ducci"

"Serpeggia forte il malcontento e la demotivazione nel personale verso il quale non c’è la necessaria attenzione da parte della politica"

Quanto è importante il ruolo del sindaco nella gestione del personale del Comune e non di meno della sanità pubblica? Si tratta solo su Arezzo città di quasi tremila persone. Per chiarirlo si deve far riferimento alla nostra storia.  “Ho avuto la fortuna di seguire tutti i sindaci di Arezzo dal 1975 ad oggi – scrive Ivo Brocchi, giornalista candidato della lista Curiamo Arezzo -  e fino al 1990 il primo cittadino è stato Aldo Ducci. Un uomo dall’aspetto borghese, sempre elegante, professore e direttore didattico. Era uomo di raffinata cultura e di solide basi politiche. Poche chiacchiere e molti fatti. Il contrario di oggi, insomma.” 
Era stato giovanissimo partigiano ed aveva fatto parte del comitato di liberazione nazionale. "Antifascista, socialista, Aldo Ducci ha sempre preferito stare dalla parte dei lavoratori e non a parole. Consultava costantemente i sindacati che poi, anche per colpa loro, hanno perso molta rappresentanza. Da manuale la sua gestione della vicenda Sacfem quando l’azienda trasferendosi dal centro alla periferia “ricattava” la città sui lavoratori per poter se non le fosse stata lasciata libertà di costruire senza limiti dove invece oggi è il Parco Pertini”. Dopo di lui, secondo Brocchi, questo impegno della figura del sindaco è andato via via scemando. 
“Oggi, anche in presenza della grave crisi che è piombata sulla nostra economia a causa della pandemia – sottolinea Brocchi -  vi dico che il prossimo sindaco lo vorrei con queste tre grandi idee in testa: il lavoro, la sanità e la scuola. Il resto viene da sé. Sistemate queste tre cose ….concerti di lirica a volontà.”  

Iniziamo dal Comune

"C’è stata in questi anni una assurda logica di cambi di guardia ai vertici del personale - dice Brocchi, parlando della motivazione dei dipendenti comunali e di quelle che secondo lui sono state le difficoltà che hanno incontrato negli ultimi anni -. Cambiati 3 segretari generali, cambiati tre comandanti della polizia municipale, cambiati dirigenti di aree fondamentali come l’urbanistica e l’edilizia. Ogni movimento comporta rallentamento e a volte uno stravolgimento della macchina comunale e tempi lunghi per il riassetto. Molti dipendenti del comune di Arezzo hanno la percezione di non essere valutati per ciò che fanno, ma dal pregiudizio. Il guaio è che questo sentimento negativo spesso arriva da chi li guida. Nessuno cerca di capire se c’è un problema di organizzazione, di aggiornamento professionale e formazione, di strumentazione e, in certe aree ormai da anni e anni senza nuovi accessi anche in presenza di molti pensionamenti, di carenza di personale. I dipendenti comunali sono il vero volto della macchina organizzativa, e se hai le leve del comando, come in ogni azienda che si rispetti, li devi valorizzare, evidenziandone e premiandone le qualità professionali e l’impegno, e ovviamente punendo coloro che scansano il lavoro come la peste. Ma il sindaco deve andare in mezzo a loro, dialogare e anche imparare e ascoltare i consigli di chi ha più esperienza anche per individuare le soluzioni più adeguate".

 
Passiamo alla sanità

Lo scontento, i medici, infermieri, tecnici e amministrativi lo hanno fatto conoscere in tutte le salse ai vertici aziendali, a quelli regionali e ai Comuni. Ma anche ai partiti. E’ stato come parlare al vento. Nessuno prende in considerazione le ragioni vere di questo disamore provocato dalle scelte non ponderate e che oggi, se non corrette possono portare, nel caso del San Donato, ad un impoverimento dal quale sarebbe difficile tornare indietro. Nella catena di comando si sono rotti degli anelli di comunicazione. La distanza fra i vertici e la base operativa è tale che non c’è più comunicazione. E spesso i vertici sono distanti fisicamente e professionalmente, visto che Arezzo era anche nelle valutazioni tecniche molto più avanti di Siena e Grosseto, che oggi hanno, per ragioni solo politiche, la grande maggioranza delle strutture di vertice aziendale. Tutto questo mortifica il personale.

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Io voglio – conclude Brocchi - un sindaco che va un giorno si e l’altro pure a far sentire il suo peso dal Presidente della Regione, un giorno e l’altro pure all’assessorato alla sanità e un giorno si e l’altro pure alla caccia del direttore generale che dovrà inseguire tra Arezzo, Siena e Grosseto. E battere i pugni sul tavolo, quando necessario, con la forza di un esercito di centomila cittadini alle spalle e le “armi” che Ducci, forse perché la “guerra” l’aveva fatta, non lesinava ad utilizzare”. 

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