Arezzo 2020: "Interporto di Indicatore: quale sarà il suo futuro?"

E' la domanca che si pongono Roberto Barone e Luciano Vaccaro

Quale sarà il futuro dell'Interporto di Indicatore? E' la domanca che si pongono Roberto Barone e Luciano Vaccaro, candidati al consiglio comunale di Arezzo i quali parlano di un'opera che "nasceva già male a partire dalla sua denominazione, non avendo le caratteristiche tecniche standard della bi-modalità ferro-gomma, ma, molto più modestamente, quella di uno scalo merci". Di seguito la nota dei due candidati

Aver assegnato ad essa le aspettative di volano di sviluppo della città ed in particolar modo della zona di Indicatore, fu solo un annuncio trionfalistico e nient’altro. Già allora il futuro e la funzione dell’opera erano molto incerti: con le merci trasportate su ferro in Italia in continuo declino mancava proprio il presupposto più importante per perseguire l’obiettivo della bi-modalità. Nessuna concreta garanzia e nessun vincolo forniva il protocollo d’intesa firmato nel 2003 tra l’allora Sindaco Lucherini e Ferrovie dello Stato, tanto è che quest’ultima nel frattempo dismetteva perfino gli scambi della ex stazione di Indicatore, altro che realizzare il raccordo di collegamento e garantire un flusso treni merci all’altezza de nome.
Ritardi e problemi della società che doveva realizzare l’opera e gestirla hanno poi fatto il resto.  
Risultato è che ad oggi, con l’insediamento del mercato ortofrutticolo, in variante della funzione originaria, un piazzale enorme abbandonato, un degrado generalizzato e, non per ultimo, un deposito di fanghi illecito che ha comportato l’intervento della Procura, l’opera risulta davvero come una cattedrale (il mercato ortofrutticolo) nel deserto.
Siamo preoccupati anche per la delibera di Consiglio Comunale con la quale fu approvata una variante che consente per l’area anche le destinazioni industriale e artigianale, perché c’è da domandarsi di che insediamento industriale si parla e quali criteri verrebbero adottati a salvaguardia dell’ambiente e della salute degli abitanti. Tentativo spicciolo intentato senza provvedere invece ad affrontare un tema così strategico come la pianificazione complessiva dell’area e delle infrastrutture limitrofe interessate. E dire che furono stanziati anche dei soldi pubblici, 1,5 milioni di euro dalla Regione con il Patto per lo sviluppo locale stipulato il 18/02/2004 tra Provincia di Arezzo e Regione Toscana, finalizzati alla realizzazione dell’opera e consegnati in più tranche a Provincia e Comune. Sarano mai stati restituiti alla Regione visto che l’opera non è stata realizzata? Troppi anni sono passati: vogliamo affrontare la questione in maniera coordinata ed organica, anziché procedere a tentoni senza una visione complessiva del futuro dell’area? E’ una questione che, se il centrosinistra vincerà le prossime elezioni, come c’è da augurarsi, noi porremo con la lista “Arezzo 2020 per cambiare a sinistra” per affrontarla risolutamente e definitivamente nel contesto più ampio di una vera e propria pianificazione territoriale complessiva dell’intera città, come Arezzo merita. 

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