"Aderiamo all'appello per il No di Rosy Bindi"

La nota di un gruppo di aretini che ha sposato la causa del No al referendum sul taglio dei parlamentari

"Aderiamo all’appello di Rosy Bindi per il No al referendum". Un appello condiviso da parte di un gruppo di aretini. 

“Al referendum costituzionale del 20-21 settembre voteremo convintamente No e vi invitiamo a fare altrettanto”, con queste parole inizia l’appello promosso da Rosy Bindi che vede tra i primi firmatari Pietro Grasso, Luigi Ciotti, Livia Turco, Nichi Vendola, Guido Bodrato, Rosa Russo Jervolino, Marisa Rodano, Cecilia Strada, solo per citarne alcuni. Tra gli aretini che hanno aderito: Riccardo Mario Azzara, Alma Bandiera, Patrizia Borghesi, Giuseppe Brogi, Gianpiero Calella, Bruna Cantaluppi, Luigi Capecchi, Francesca Cardelli, Giuseppe Caroti, Gabriella Cecchi, Daniela Cecchini, Lidia Cerasari, Gino Ciofini, Giuseppe Cirinei, Gabriele Coleschi, Roberto Del Gamba, Luca Gabrielli, Bruna Giovannini, Vilma Giulivi, Giacomo Guelfi, Augusto Guidi, Luciano Lani, Stefano Mendicino, Pier Giovanni Menicatti, Paolo Nepi, Guido Pasquetti, Ivo Pasquetti, Luciana Pastorelli, Alessandra Pedone, Marco Pianigiani, Giorgio Renzi, Francesco Romizi, Cristiano Rossi, Mario Daniele Rossi, Annamaria Sabatini, Luigi Scatizzi, Luisa Spisni, Giulia Stanghini, Fabrizio Trippi, Luciano Vaccaro, Dino Vanni, Andrea Vignini.

"Come elettori aretini lo abbiamo sottoscritto, consapevoli di dover difendere la Costituzione e la democrazia da attacchi raffazzonati e pericolosi" .L’appello prosegue affermando che “respingere la riduzione dei parlamentari significa dire No alle derive populiste e alle tentazioni decisioniste che si celano dietro una proposta semplicistica e solo apparentemente accattivante. La proposta di tagliare drasticamente il numero dei deputati e dei senatori elettivi non rafforza affatto la nostra democrazia; anzi, la indebolisce parecchio, anche perché lascia intatti tutti i problemi dell’attuale sistema parlamentare”. E ancora: “Un Parlamento rimpicciolito risulterà non soltanto più inefficiente, ma anche meno rappresentativo, soprattutto delle aree periferiche e meno popolate del paese. Ancora, con l’attuale sistema elettorale, le forze politiche minori avranno più difficoltà a far sentire la propria voce nelle aule parlamentari, mentre i collegi uninominali diventeranno assai più ampi, rendendo così più dispendiose le campagne elettorali e attenuando il legame tra l’eletto e il territorio che l’ha espresso. Si rafforzerà così il controllo oligarchico dei vertici dei partiti sulla scelta dei candidati e sull’individuazione degli eletti. Ridurre drasticamente il numero dei parlamentari senza introdurre una nuova legge elettorale più rispettosa delle minoranze politiche costituisce un vero e proprio salto nel buio. Indebolire il Parlamento significa anche ritornare indietro, ancora una volta, rispetto alla parità fra i generi nella rappresentanza politica e alla partecipazione paritaria delle donne alle decisioni politiche fondamentali. La situazione che stiamo vivendo negli ultimi mesi, così fortemente segnata dall’emergenza virale e dal conseguente massiccio ricorso ad atti normativi del Governo, richiede, per mantenere un equilibrio fra i poteri, un rafforzamento del ruolo parlamentare di indirizzo e di controllo; dunque un potenziamento dello stesso Parlamento. Ridurre il numero dei parlamentari finisce invece per indebolire la capacità di lavoro delle Camere, non solo nelle rispettive aule, ma anche nelle commissioni, dove oggi si svolge tanta parte dell’attività parlamentare. Per quanto riguarda infine l’argomento più demagogico proposto dai sostenitori del referendum, se il loro obiettivo fosse veramente quello di ridurre la spesa pubblica, ci sarebbero tante altre vie per conseguirlo, più efficaci e tali da non danneggiare la nostra democrazia. Tanto più che i costi del Parlamento rappresentano una minima parte dei costi della politica. A tutto voler concedere, se proprio si volessero tagliare i costi del Parlamento, basterebbe ridurre i privilegi".

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Il testo integrale dell’appello, che ad oggi è stato firmato da 1300 persone a livello nazionale, si può leggere e firmare nel sito www.noiperilno.it”. “Per difendere i principi della democrazia parlamentare, i valori della rappresentanza popolare e il libero confronto fra tutte le forze politiche, il 20-21 settembre voteremo No", chiude l'appello.

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